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"L’ORIGINE DELLE SPECIE_DA CHARLES DARWIN" DI TEATRO SOTTERRANEOIn principio era.di Marianna Sassano L’ultimo panda sulla terra si estingue perché morire, lui, lo vuole.
È un panda sciolto dalla tristezza, ancora più triste in quel corpo di peluche gigante che a farci ridere proprio non ci riesce e ci riempie invece di tenerezza, che si stende sul lettino della scienza e aspetta l’iniezione letale. Si può scegliere il momento dell’estinzione? C’è spazio per il libero arbitrio nei percorsi della natura?
Può darsi. Dipende. Il ghepardo sbrana la gazzella, è ovvio; ma un topo può trasformasi in Mickey Mouse, perché si è “adattato all’ ambiente simbolico”. E allora i mille pensieri di Darwin sulla evoluzione della specie possono prendere percorsi imprevisti. L’ultima produzione di Teatro Sotterraneo, L’Origine delle Specie_Da Charles Darwin, vista al Teatro alle Maddalene di Padova per Tam Teatromusica, costituisce la parte finale del dittico sulla specie iniziato con Dies Irae. Un percorso a ritroso che dai cinque episodi attorno alla fine della specie torna indietro e va a vedere il principio. In principio era il Verbo, per alcuni. Per i Sotterraneo di Darwin (Sara Bonaventura, Iacopo Braca e Claudio Cirri in scena, Daniele Villa alla scrittura), a mangiare la mela è una scimmia, che appunto con mille passaggi di scimmia riesce a diventare uomo e a costruire un linguaggio. Un linguaggio che serve anche a ricordare, ci segnalano dal palcoscenico, che “umano” può anche significare “essere buono”. In principio era il Verbo o era la scimmia. Il principio per l’uomo era il logos, il linguaggio, il Verbo. Va bene, il Verbo. E allora, a cosa è servito il linguaggio, origine dell’essere umano in quanto tale? A creare le distanze tra la nebulosa del sapere e le sue definizioni. A dare un contorno alle cose. A incasellare i fatti e i pensieri in un luogo “altro”, lontano dal me. A provare a dominarli. “Se lo conosci, lo eviti”. E infatti, le rappresentazioni umane di Teatro Sotterraneo in questo Origine delle Specie sono lucide, asettiche. In scena ci sono gli “scienziati”. Ci sono gli “esecutori” del sapere. Ci sono i boia. Ci sono i consapevolmente informati e pertanto non intaccati, pronti a tutto. Anche a estinguersi, se solo se ne rendessero conto. Perché le città sono un giochetto al computer che, dallo schermo sullo sfondo, crescono a poco a poco in un amalgama in cui i luoghi della natura e dell’uomo si sovrappongono. Ma la natura ha il timer: e la città può scomparire da un momento all’alto. Basta un’onda. Basta un vulcano. Nonostante rifuggano gli -ismi, i messaggi, i Sotterraneo firmano con L’Origine delle Specie uno spettacolo quasi quasi ecologista. Uno spettacolo in cui al pubblico è lasciata sì una buona dose di straniamento e di problematicità interrogativa - stile distintivo della compagnia fiorentina - ma che questa volta, rispetto alle altre produzioni spiega e mostra, e quindi decide. Senza bandiere ideologiche - anzi: è esilarante ad esempio la carrellata di personaggi storici che si beffano di Darwin: come il Dalai Lama, che “tanto si reincarna” -; però L’Origine delle Specie è (peccato) uno spettacolo più facile di altri da assorbire, e quindi non dirompente come le precedenti produzioni della compagnia. Ci parlano dell’origine per parlare della fine. Per dirci che tutto, nei processi della natura, ha un termine; e che quel termine che non possiamo controllare va però tenuto presente nel nostro qui e ora. Perché “l’ecosistema terrestre sopravviverebbe alla scomparsa di homo sapiens. Charles Darwin non ha mai escluso questa ipotesi”. www.teatrosotterraneo.it www.tamteatromusica.it L’origine delle specie_da Charles Darwin Dittico sulla specie (parte 2) creazione collettiva Teatro Sotterraneo; in scena Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Claudio Cirri; scrittura e traduzione Daniele Villa luci Roberto Cafaggini; suono Francesco Canavese; costumi Lydia Sonderegger; animazione video Marco Smacchia, Alberto Berliocchi ; supervisione video Jacopo Mariani; realizzazione maschera Francesco Givone e Crea Fx. disegno e grafica cartolina Marco Smacchia produzione Teatro Metastasio Stabile della Toscana/Teatro Sotterraneo col sostegno di Centrale Fies/Fies Factory One e Regione Toscana
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