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"L’ORO DI NAPOLI" da Giuseppe MarottaLa Stagione di Prosa 2009-2010 del teatro Toniolo di Mestre organizzata dal Comune di Venezia, Produzioni culturali e Spettacolo in collaborazione con il Circuito Teatrale Regionale Arteven prosegue con L’ORO DI NAPOLI in scena al teatro Toniolo di Mestre da mercoledì 17 a sabato 20 febbraio alle ore 21.00 e domenica 21 febbraio alle ore 16.30.Comunicato stampa pubblicato giovedì 11 febbraio 2010 Dalle note di regia di Armando Pugliese “Una dichiarazione d’amore per Napoli, città splendida e miserabile, amorosa e spietata, e per i suoi abitanti, disperati, poveri, ricchi di fantasia, magnifici, capaci di inventarsi la vita giorno per giorno. In questi racconti la Napoli di un tempo rivive senza pietismo o retorica, ma con commossa, asciutta, a volte divertita partecipazione.” “Film in sei episodi, tratti dall’omonimo libro di Giuseppe Marotta, Trent’anni, diconsi trenta, Gente nel vicolo e La gente di Napoli, I giocatori, Personaggi in busta chiusa, Don Ersilio Miccio vendeva saggezza. Difficile fare una graduatoria in un film di insolita omogeneità, tematica e stilistica, se non basandosi sui gusti personali. Di Marotta si accentua la vena umoristica più che quella malinconica, l’allegria più che la tristezza. L’Oro di Napoli è la pazienza, “la possibilità di rialzarsi dopo ogni caduta; una remota, ereditaria, intelligente, superiore pazienza.” E’ il suo tema conduttore. Non è un film neorealista. Di maniera nel suo bozzettismo? Troppo teatrale e calligrafico? Forse, ma riscattato dalla sagace direzione desichiana degli attori e dallo stesso teatralismo del popolo dei bassi napoletani.”Così sul film di De Sica del 1954. E’ da quel ‘teatralismo’ che si intende partire per un’edizione teatrale de L’Oro di Napoli, e da quella miriade di personaggi e di situazioni che, come nella ‘Mappata’ di Salvatore Di Giacomo dove i poveri vengono raccolti tutti in un lenzuolo, in questo caso se ne raccolgono le storie, dolenti o comiche, tragiche o paradossali, in un unico di quei palazzoni di cui pullula il centro storico di Napoli. E, come a strati, progressivamente ne scopriamo gli interni, e negli interni gli episodi, e negli episodi i personaggi che, a prescindere dagli stessi singoli episodi, interloquiscono tra loro nell’androne, tra le scale, nella strada, sui pianerottoli del palazzo-microcosmo, dando vita a quella coralità dolente e magica di una Napoli anche furbesca ed ingannatrice, ma non imbastardita da un degrado che sembra inarrestabile. Per cui questa edizione teatrale de L’Oro di Napoli di Giuseppe Marotta non sarà, come ormai troppo spesso accade in teatro, una pedissequa riproposta del film di De Sica ma una ricomposizione totalmente nuova dei suoi racconti, di cui alcuni sfruttati anche dal film ma altri completamente inediti da un punto di vista spettacolare e tratti direttamente dagli scritti di Giuseppe Marotta. Così dagli intenti teatrali del 2009. -------- BIOGRAFIE Luisa Ranieri Nata a Napoli nel 1973, dopo qualche apparizione pubblicitaria (celebre la sua ammiccante battuta "Anto’…fa caldo!"), esordisce nel film di e con Leonardo Pieraccioni Il principe e il pirata (2001) assieme a Massimo Ceccherini, successivamente lavora alla fiction religiosa Maria Goretti (2003). Nel 2004, è scelta da Michelangelo Antonioni come una delle protagoniste de Il filo pericoloso delle cose, episodio del film corale Eros che il regista firma con Soderbergh e Wong Kar-wai. Sempre nello stesso anno entra nel cast della miniserie a puntate La Omicidi (2004) e si impone nel film tv di Riccardo Milani Cefalonia (2005) con Jasmine Trinca e Flavio Pistilli, e sul cui set intreccia una relazione con l’attore Luca Zingaretti. Appare accanto ad Adriano Celentano nel programma Rockpolitik (2005) e interpreta Maria Callas nella fiction Callas e Onassis (2005). Dopo essere apparsa nel telefilm Boris (2007), viene diretta da Maurizio Zaccaro in O’ professore (2007) con Sergio Castellito e appare nel videoclip di Biagio Antonacci Sognami (2007), per tornare poi al cinema nella commedia napoletana SMS – Sotto mentite spoglie, firmata da Vincenzo Salemme. Nel 2008 fa parte del cast della fiction in sei puntate Amiche mie, versione italiana di Sex and the City per la regia di Luca Miniero e Paolo Genovese. Gianfelice Imparato Nato a Castellammare di Stabia (Napoli) nel 1956, abbandona l’università per iniziare la sua attività di attore nel 1976 entrando a far parte della compagnia di Mico Galdieri. Altre esperienze significative di questo primo periodo: La gatta cenerentola di R. De Simone nel 1978/79 e varie opere tra il 1980 e il 1982 sotto la direzione di E. De Filippo. Dal 1982 al 1986 è nella compagnia teatrale di Carlo Cecchi sotto la cui direzione interpreta ruoli primari e da protagonista in varie opere di Molière, Shakespeare, Cechov e altri. Dal 1987 al 1990 affianca ancora L. De Filippo in due spettacoli di Scarpetta e Eduardo. La collaborazione con Cecchi riprende negli anni 1991/92 con testi di T. Bernhard e Shakespeare. Nel 1994 il suo debutto come autore con una fortunata commedia, Casa di frontiera, di cui è anche interprete, per la regia di Gigi Proietti. Ancora sotto la direzione di Carlo Cecchi è tra i protagonisti del progetto Shakespeare al teatro Garibaldi per le estati 1996 e 1997 a Palermo. Nella stagione 1996/97 cura la regia di Una tragedia tutta da ridere, di cui è autore, per la coppia P. Barra ed E. Cannavale. Nelle stagioni 1997/98 e 1998/99 gli viene affidato il ruolo di protagonista in una delle più famose commedie di Eduardo, Ditegli sempre di sì, per la regia di L. De Filippo. Con La festa di S. Scimone, nel 1999, si dedica per la prima volta alla regia di un’opera non propria. Quest’opera raccoglie grande consenso nelle più importanti rassegne europee. Ancora due regie nel 1999: I ragazzi irresistibili di N. Simon per l’interpretazione di P. Barra ed Enzo Cannavale; Gemelli - Gemelli, commedia da lui scritta per la propria compagnia, di cui è anche interprete. Poi nell’autunno 2000 è interprete e regista di uno dei più recenti drammi di Pinter: Ceneri alle ceneri. La stagione 2000/01 lo vede impegnato con la compagnia del teatro stabile di Roma nell’opera I dieci comandamenti di Raffaele Viviani per la regia di Mario Martone. Quest’interpretazione gli varrà il “Premio UBU” 2001. Nel 2001/02 è Estragone in Aspettando Godot di S. Beckett per la regia di L. De Filippo. Casa di frontiera commedia ancora di grande attualità politica, viene riallestita, questa volta con la sua stessa regia, per la stagione 2003/2004. Le sue esperienze cinematografiche, anche se non numerose, sono tutte di alto profilo. Ha infatti interpretato importanti ruoli in opere di M. Bellocchio, E. Scola, M. Monicelli, N. Loy, N. Moretti, M. Costa, S. Reali, G. Giagni. Nel 2001 gira il film La repubblica di San Gennaro, tratto dalla sua commedia Casa di frontiera, nel ruolo del protagonista. Nel 2008 è "Don Ciro" nel film Gomorra, di Matteo Garrone, con cui partecipa al Festival di Cannes ed è tra i protagonisti di Fortapasc di Marco Risi sulla figura del giornalista Giancarlo Siani. Giuseppe Marotta (1902-1963) L’oro di Napoli è una raccolta di 36 racconti pubblicati originariamente sul “Corriere delle Sera” come elzeveri. «Mi ci vogliono anche cinque giorni per scrivere un elzeviro», si lamenta Giuseppe Marotta «Cancello, copio e ricopio e alla fine lascio il tavolo come un pugile lascia il ring, sfinito». Intellettuale napoletano, eclettico e creativo, Marotta a 23 anni si trasferisce Milano, e proprio dalla fredda città meneghina, disegna provocatoriamente il calore partenopeo. E le provocazioni per esser tali devono essere esagerate. I protagonisti e le loro storie appartengono pressoché tutti ai vicoli e ai «bassi» (un unico stanzone, a volte senza finestra, per un’intera famiglia) della Napoli della guerra e dopoguerra. Ed è gente braccata dalla miseria, capace però di inventarsi un mestiere (don Ciro Mancuso mette su delle piccole lotterie settimanali che abbina al lotto; don Ignazio Ziviello affitta un compare che di notte faccia ritardare il rientro a casa dei suoi inquilini così che, per farsi aprire da lui, portinaio, lascino una mancia; don Raffaele Caserta fabbrica ex voto per miracoli ancora da succedere; don Pasquale Esposito è specialista in pernacchi, onorato e prenotato come un famoso cantante d’ opera...). Nel 1954 esce il film omonimo, cosceneggiato da Marotta, Zavattini e Vittorio De Sica, che ne è anche il geniale regista. Tra gli interpreti: Totò (nella veste luccicante e coloratissima di «o’ pazzariello», col bastone dorato in mano che fa andare su e giù e con una scombiccherata banda al seguito, mentre grida le notizie o le réclame per le vie); Sophia Loren, già pizzaiola (di pizze a credito) nonché adultera; un memorabile De Sica nella parte del nobile fissato col gioco delle carte che si riduce a giocare di nascosto con un bambino, il figlio del portinaio, essendogli stato interdetto l’ uso di qualsivoglia cifra dalla famiglia. E’ quella che poi si dirà la «Napoli verace», ma qui, in Marotta, è soprattutto vera. C’è dignità in questi personaggi pur fantasiosi, illogici o genialmente pazzi, sospesi in una dimensione tra neorealismo e surrealismo. Con L’oro di Napoli lo scrittore acquista, per sua stessa ammissione, «credito tra i letterati». Ogni sua pagina è intrisa di una "memoria" che gli permette, a giudizio di Carlo Bo, «di mettersi sullo stesso piano dei suoi personaggi e diventare uno del coro, di quel coro infinito che egli sapeva distinguere fra il popolo più umile della sua città». BIGLIETTERIA presso il Teatro Toniolo con orario 11.00 – 12.30 e 17.00 – 19.30, chiuso il lunedì PREZZI DEI BIGLIETTI: unico intero € 25,00 - unico ridotto € 23,00 INFORMAZIONI: Biglietteria tel. 041971666 Produzioni culturali e Spettacolo tel. 0413969220-230
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