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"L’Ultima Legione" di Doug LeflerColin Firth nel ruolo che non ti aspettidi Alessandro Rosanò Un adattamento cinematografico che si aspettava da un po’. Dal romanzo di Valerio Massimo Manfredi, un cast stellare dà vita ad una storia epica, sospesa tra storia, finzione e mito. La caduta dell’Impero Romano d’Occidente è il presupposto per narrare le avventure di un gruppo eterogeneo, costituito da un comandante romano, un giovane imperatore, un druido, un’amazzone e alcuni arditi soldati.
476 d.c. La pars Occidentis sta ormai per crollare. Imperatore è un ragazzo, Romolo Augusto (Thomas Sangster), che non ha il carisma né l’età per far fronte ad un compito tanto gravoso. Così è fin troppo facile per Odoacre, re degli Eruli, invadere l’Italia e conquistare il potere. Romolo e il suo maestro Ambrosinus (Ben Kingsley) vengono imprigionati a Capri e toccherà a cinque coraggiosi, guidati dal comandante Aurelio (Colin Firth) e da una misteriosa donna guerriera (Aishwarya Rai), liberarli. Inseguiti dal sanguinario Wulfila, raggiungeranno la Britannia, per sostenere infine lo scontro decisivo. Il genere “peplum” (film di ambientazione greco-romana, così detti dal nome delle tuniche indossate dai personaggi) da qualche anno a questa parte ha ripreso quota. Dopo la realizzazione quasi esasperata di questo tipo di film negli anni ’70 (si pensi a capolavori quali Ben Hur o La Tunica, ma anche ad opere improbabili quali Maciste alpino o Zorro contro Maciste), e un lungo periodo di quiescenza, il genere è ritornato in voga nel 2000, grazie a Titus di Julie Taymor ma, soprattutto, grazie a Il Gladiatore di Ridley Scott. In effetti, L’Ultima Legione di Doug Lefler cerca di sfruttare l’onda lunga del film che ha reso noto al grande pubblico Russell Crowe, ma non arriva a risultati così alti. Il problema sta principalmente nella regia del volenteroso quasi esordiente Lefler (Dragonheart 2, alcuni episodi della serie tv Hercules) che pecca di eccesso di sicurezza in alcune parti del film, soprattutto nelle scene di battaglia, caotiche e confusionarie, se paragonate allo scontro iniziale de Il Gladiatore. Migliore il cast. Colin Firth veste nuovamente i panni di un personaggio letterario, dopo il perfido visconte di Valmont (Valmont di Milos Forman) e il compassato Mr. Darcy (miniserie tv Orgoglio e pregiudizio). Tuttavia è una sorpresa vederlo interpretare un comandante romano costretto a lottare per la sopravvivenza dell’imperatore, dei suoi amici e propria; un ruolo inaspettato, nel quale comunque non delude affatto quest’attore dalla flemma tipicamente british. Di Aishwarya Rai bisogna dire che dopo Matrimoni e Pregiudizi si è confermata come attrice e non quale modella prestata al cinema, ossia unisce ad un bella presenza anche delle buone qualità recitative. Per quanto riguarda Ben Kingsley, premesso che i tempi del Gandhi che gli fruttò l’Oscar quale miglior attore protagonista nel 1982 sono lontani. Va sottolineato come comunque sia in grado di dare profondità al suo personaggio, di far rivivere quell’aura di mistero che circonda Ambrosinus e che verrà risolta solo in Britannia. Manca la parte, presente nel libro, relativa alle vicende personali di Aurelio e alla caduta di Aquileia. Può essere quindi un buon motivo per leggere il romanzo di Valerio Massimo Manfredi e approfondire la conoscenza delle opere di questo autore (Lo Scudo di Talos, la trilogia di Alexandros). Un dubbio comunque rimane: perché all’inizio del film compare la scritta 460 d.C. Roma, quando in realtà Romolo Augusto venne deposto a Ravenna nel 476? Titolo originale: The last legion Nazione: U.S.A., Gran Bretagna, Francia Anno: 2007 Genere: Avventura, Guerra Durata: 98’ Regia: Doug Lefler Sito ufficiale: Cast: Ralf Moeller, Aishwarya Rai, Colin Firth, Ben Kingsley, Thomas Sangster, Peter Mullan, John Hannah, James Cosmo Produzione: Dino De Laurentiis Company, Ingenious Film Partners, Quinta Communications, Zephyr Films Ltd. Distribuzione: 01 Distribution Data di uscita: 14 Settembre 2007 (cinema)
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