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Giornate degli autori "L’amore e basta" di Stefano ConsiglioLa disperata voglia di normalitàdi Marta Martina Inizia da Alessandro e Marco, due studenti universitari di Catania e continua a Versailles con Nathalie, Valérie e la loro figlioletta Sasha. A Parigi vivono Catherine e Christine, due sessantenni che stanno insieme da vent’anni. Poi ci sono Lillo e Claudio che convivono a Sutri, un piccolo paese vicino a Roma. A Berlino da diversi anni vivono felicemente Thomas e Johan. Da sette anni stanno insieme Emiliana e Lorenza nella loro bella casetta nella Bassa Padana tra Parma e Mantova. Sono addirittura trenta gli anni del sodalizio amoroso e professionale di Gino e Massimo che incontriamo a Palermo. Un’altra coppia che vive e lavora insieme a Parigi da tanti anni è quella formata da Gaël e William. E infine le coniugi spagnole Maria e Marisol che vivono in campagna a Vic, vicino a Barcellona. Luca Zingaretti ci introduce al film recitando un testo di Aldo Nove, e Ursula Ferrara lega le varie storie con i suoi piccoli film d’animazione.
L’amore vince ogni cosa. Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce. L’amore è una cosa meravigliosa. Il primo amore non si scorda mai. Si potrebbe fare una recensione solo con queste ovvie realtà ma L’amore e basta (che dribbla così il male della definizione) vuole anche parlare di famiglia e di coppia. Cioè di come l’amore si radicalizza nella società, di come il sentimento amoroso (che non conosce limiti) viene recepito all’interno del tessuto sociale in cui gli amanti vivono. Percui l’amore sarà pure amore e basta ma poi ci sono le leggi, le convenzioni, le tradizioni, la religioni, oh mio dio, il pregiudizio e tutta una tempesta di vocaboli che ostacolano il compimento della vita amorosa farcendola con sonori calci nel sedere, porte in facce, emarginazioni e atti di bullismo belli e buoni. E se si parla di famiglia e di coppia viene fuori qualcosa di tremendamente sfuggente. Non si può definire, non si deve definire, non vuole essere definito. Si intrecciano così le rivendicazioni omosessuali alle definizioni della famiglia borghese (una roba da bollino CE, una specie di utopia Mulino Bianco). Le rivendicazioni di gruppi minoritari che pur di essere riconosciuti dall’egemonia si farebbero iniezioni di noia mortale, che pur di rientrare negli schemi di qualcosa di più grande (appunto, egemonico) si infiltrerebbero il gene bacchettone e anche passatista. Attraverso il racconto della vita di nove coppie gay, infatti, scopriamo che il sogno più grande è invecchiare insieme con lo scialletto sulla spalla nella casa in campagna guardando il tramonto mentre il cane sbadiglia (coppia di gay berlinesi che probabilmente deve ancora smaltire la botta delle feste), passare tutta la vita perdendosi negli occhi dell’altro, dare sfogo al proprio istinto materno o paterno. Naturalmente sempre guardando qualche chiaro di luna. Per cui L’amore e basta diventa un documentario ben preso dalla voglia di normalità, ben preso dalla foga di far capire ai fondamentalisti della Happy Family che nessuna minoranza (gay, lesbica, transgender) vorrà mai uccidere il quadretto mamma etero- papà etero- figlio, si spera psicologicamente sano. Viaggiano affianco, si accostano, non si eliminano a vicenda. E’ come aprire un’altra corsia dell’autostrada e dare a più persone la capacità di correre. Che poi è la chiave della modernità. Con L’amore e basta si comprendono l’interscambiabilità del ruolo e la forza rivoluzionaria delle donne, che hanno dalla loro parte una cosa che si chiama utero. E di come la voglia maledetta di normalità abbia anche invaso le modalità di ripresa: camera fissa, inquadrature strette su occhi e labbra, passo documentaristico da buona televisione. Insomma un documentario da guardare sul divano con il proprio fidanzato. Non volevamo questo? L’AMORE E BASTA ritratti Italia - 2009, 75’, 35mm, colore - Prima Mondiale regia di Stefano Consiglio fotografia Francesco Di Giacomo, Marco Onorato montaggio Silvia Di Domenico animazione Ursula Ferrara musica Rocco De Rosa suono Andrea De Marinis, Ignazio Vellucci costumi Maria Rita Barbera interpreti Luca Zingaretti produttore Angelo Barbagallo, Andrea Occhipinti
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