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Venezia 65. - Concorso "L’autre" di Patrick Mario Bernard, Pierre TrividicAnatomia di un’ossessionedi Andrea Vesentini L’ossessione di una donna per la nuova amante dell’ex-fidanzato scatena una follia di paranoie e ossessioni quotidiane. Un film coraggioso nello spingersi ai limiti massimi senza però cadere mai nell’assurdo. Straordinaria Dominique Blanc in un ruolo non facile.
La separazione fra Alex e Anne-Marie sembra indolore: la loro relazione finisce ma la loro amicizia continua ininterrotta grazie a frequenti incontri in un centro commerciale, apparentemente senza alcun rancore. L’affetto di Anne-Marie, però, si trasforma in ossessione allo scoprire che Alex si vede con un’altra donna, professoressa universitaria di storia antica. Quando i due decidono in breve tempo di andare a vivere assieme, Anne-Marie scivola in una lenta discesa verso la follia, dominata da attacchi di paranoia e soprattutto da un interesse maniacale nei confronti della rivale, "altra" che potrebbe mettere a repentaglio la sua stessa identità di donna. Racconto noto, quello che i due registi francesi hanno scelto di proporre a questa Mostra del Cinema: eros che si trasforma in mania, il triangolo più volte narrato dal grande schermo dove al terzo vertice non resta che un vuoto misterioso, estremo squilibrio che mette a repentaglio la lineare geometria altrimenti perfetta che porta due punti all’unione. Grande, se non quasi assicurato, era il rischio di cadere nel già visto, nella scontatezza di un tema che ormai sembra aver esaurito ogni possibilità di sviluppo. Ma il cinema, si sa, è esso stesso un triangolo amoroso dove è lo spettatore a trovarsi al terzo punto, a disturbare l’intimità di chi si incontra in scena: impossibile, quindi, toccare il fondo di una storia pur tanto sfruttata. Bernard e Trividic riescono in pieno nel dipingere il ritratto di una donna al limite della follia - senza che questa esploda mai pienamente, anzi, facendo implodere la sua osessione in un universo popolato da fantasmi, nevrosi, incubi che si materializzano a scapito di una razionalità sempre più distante e deformata. La regia sa spingersi - come del resto fa la pazzia della protagonista - fino al limite estremo oltre il quale ogni tentativo di credibilità sarebbe fallito: i movimenti di macchina osano e le inquadrature non hanno paura di scegliere punti di vista raramente visitati, fino a portare lo spettatore dentro la mente di Anne-Marie in un necrotico microcosmo di angosce e paure. La fotografia raggela la luce, i luoghi si fanno surreali, perennemente sospesi in un’atmosfera lunare, inverosimile, proiezione della stessa follia visionaria di Anne-Marie. Ma oltre a questo, ogni credibilità, ogni battutta, ogni momento avrebbe potuto sfociare nel ridicolo senza la presenza di Dominque Blanc, straordinaria attrice che si impossessa del ruolo fino ad esprimersi con ogni occhiata, ogni tratto del volto - per molti è già la prima candidata alla Coppa Volpi come miglior interprete femminile: i meriti del film sono per metà attribuibili alla sua notevole prova. Opera di grande impatto estetico, a volte anche snervante, giocata al limite dell’assurdo senza però fare l’errore di oltrepassare la sottile linea che avrebbe condotto la storia verso la banalità o la comicità involontaria: si digerisce anche la martellata in testa con cui si apre la pellicola, già diventata un piccolo tormentone fra le strade del Lido. I due registi, autori anche della sceneggiatura, sanno arrivare nel fondo dell’anima di Anne-Marie tanto da far credere che sia proprio una donna a girare il film - adattamento del libro L’occupation di Annie Ernaux. Sorprende la loro capacità di trasformare la schizofrenia in suono, immagine, tra allarmi che rintracciano inesistenti presenze estranee quasi ad obbedire alla follia della mente e riflessi nello specchio che si ribellano alla realtà per prendere vita propria. La casa stessa si trasforma in un angolo della mente, un rifugio che si rivela trappola e dal quale bisogna fuggire per ritrovare uno spiraglio di luce (non a caso il cervello si rivelerà alla fine una fonte di morte, perché anche la follia può generare tumori - se non altro metaforicamente): per scoprire se questa luce esiste, però, è necessario percorrere il tunnel fino in fondo. Titolo originale: L’autre Nazione: Francia Anno: 2008 Genere: Drammatico Durata: 97’ Regia: Patrick Mario Bernard, Pierre Trividic Cast: Dominique Blanc, Cyril Guei, Peter Bonke, Christèle Tual, Anne Benoit, Charlotte Clamens, Christian Chausseux, Anne Verdier, Paula Keiller Produzione: Ex Nihilo Distribuzione: Films Distribution Data di uscita: Venezia 2008
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