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"L’avaro" di MolièreOssessione: danarodi Alessandro Pesce In una stagione più che mai dedicata a Molière, tra le tante proposte in giro per l’Italia, quella dell’”Avaro”, riletto dalla Compagnia delle Albe, sembra una delle più stimolanti.
C’è una particolare attenzione nello studio dei personaggi, fuori dai consueti stereotipi, e c’è l’idea di affidare il ruolo del protagonista ad un’attrice, scelta assolutamente legittima, essendo Arpagone un archètipo, prima che personaggio maschile o femminile e d’altronde, in tempi recenti, tale soluzione è stata già sperimentata con successo con attrici nei ruoli di Amleto, Prospero, Lear, Cyrano e financo con i quattro rusteghi goldoniani. Ermanna Montanari incarna questo ruolo eterno munita di microfono (a differenza degli altri personaggi, forse perché rappresenta il Potere) ed è bravissima, modula la voce in geniali toni e sottotoni: arrabbiata, lèpida, sulfurea, ingenua di fronte alle lodi, ossessionata quasi malata d’amore per la sua cassetta dei denari. Ma diverse sono le anime di questo spettacolo che sa essere sorprendente e moderno pur mantenendo interamente il testo nella nota lucida traduzione di Cesare Garboli. Interessantissimo l’incipit laddove a sipario aperto e a luci ancora accese, si scorgono diversi pezzi di mobilio: un tavolo antico, una poltrona, (che sarà trono per il Potere del protagonista), delle sedie, uno specchio e un televisore che riflette la platea, mentre in scena gli attori si muovono nei loro ruoli, ma fungono anche da inservienti. Subito dopo i vari elementi della scenografia vengono portati via dagli stessi interpreti, per riapparire man mano durante la rappresentazione e ricomporre solo nel finale il quadro iniziale, identico, ad eccezione dello schermo. La vivace compagnia recita spesso concitatamente e in perpetuo movimento e anima alcune riuscitissime scene, sino a quando, verso la conclusione, entra, dalla platea, il personaggio di Anselmo, deus ex machina, interpretato dallo stesso regista Marco Martinelli, in abiti attuali e con un altro microfono, simbolo di un diverso potere (quello del regista?). Peraltro, a questo gioco felicemente metateatrale si affianca il discorso sul denaro: anche non si vede materialmente in questa commedia, se ne parla moltissimo e influenza il destino di tutti i personaggi. La vecchia cassetta è un Totem nascosto, malefico; nelle scene topiche (l’incontro di Cleante con il padre-usuraio, il monologo di Arpagone disperato per il furto della cassetta) Martinelli spegne le luci. E’ l’immagine più inquietante, come se mancasse il lume della ragione quando è in gioco il Dio denaro, lo sterco del diavolo. L’AVARO di Molière - traduzione Cesare Garboli ideazione Marco Martinelli, Ermanna Montanari - spazio: Edoardo Sanchi - costumi: Paola Giorgi - musiche originali: Davide Sacco - luci: Francesco Catacchio, Enrico Isola - regia: Marco Martinelli con Loredana Antonelli, Alessandro Argnani, Luigi Dadina, Laura Dondoli, Luca Fagioli, Roberto Magnani, Michela Marangoni, Marco Martinelli, Ermanna Montanari, Alice Protto, Massimiliano Rassu, Laura Redaelli Teatro delle Albe Ravenna Teatro in collaborazione con AMAT e ERT Roma, Teatro Valle fino al 5 dicembre durata 1 ora e 50 senza intervallo
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