L’illusione della luce. Palazzo Grassi

Illuminazioni contemporanee

D-N SF 12 PG VI accoglie il visitatore all’entrata dell’esposizione “L’illusione della luce”. L’atrio di Palazzo Grassi è scomparso, inghiottito da uno spazio bianco che ipnotizza e risucchia il visitatore al suo interno. Doug Wheeler, uno dei pionieri del movimento “Light and Space”, ha creato un’installazione di cui mostra senza indugio i trucchi. Tuttavia, nonostante faretti e pannelli a vista, la leggera foschia all’interno della struttura sembra frutto di una magia.

Questa è l’illusione: un meccanismo di percezione distorta della realtà che applichiamo quotidianamente.

La luce, che dovrebbe svelare il mondo, ne assorbe invece al suo interno tutte le sfaccettature per poi riproiettarle verso l’esterno in una molteplicità di forme. “L’illusione della luce” indaga ogni tipo di illuminazione: dalle naturali tonalità dell’arcobaleno (Vidya Gastaldon) al metafisico dialogo tra candela e lampadina (Muntadas), dalla artificialità delle insegne luminose esposte all’esterno dei vecchi cinema (Parreno) alla potenza di una luce alimentata da un’idea (Flavin).

La mostra è concepita come un libero percorso tra differenti correnti del contemporaneo. Non stupisce, dunque, trovare Continuel Lumière Cylindre, affascinante installazione di Julio Le Parc, a pochi passi dal Salon Noir di Marcel Broodthaers. Il dialogo tra le opere genera affinità e contrasti, ad esempio la luce che da secoli rappresenta un amuleto contro il maligno si riflette in negativo nella crudeltà del chiarore atomico (Crossroads di Bruce Conner). La luce è inoltre una proiezione interiore, una ricerca negli abissi della psicosi secondo Ahtila, artista finlandese che attraverso la sua installazione narra la storia di Aki. Il visitatore è invitato a interagire con l’opera, diventando in alcuni casi curioso spettatore di eventi nell’oscurità (Brauntuch) o testimone di un ritrovamento. L’opera di Danh Vo parla infatti di “riportare alla luce” una memoria storica celata dietro le metaforiche tende appese alle pareti. Più recente il ricordo di Latifa Echakhch che tinge di aromi fioriti e carta carbone gli ultimi scontri in Nordafrica.

La riflessione sociale prosegue nell’opera di Claerbout, trasformandosi in inquietante allusione nella lampadina di Whitman. Il gruppo canadese General Idea stravolge il consueto legame tra biancore e vita per affrontare sulle tele storie di morte e malattia. La morte dell’artista in quanto essere umano è pianificata da Gilbert & George, fotografati come oggetti nelle Dead boards No.11.
L’ultima opera esposta in mostra è Les veilleurs della giovane Claire Tabouret. La tela ritrae un esercito di bambini mascherati e lividi in volto, posizionati come in una comune foto di classe. I piccoli osservano il pubblico, ma un’atmosfera minacciosa turba la composizione. Ciascuno dei personaggi regge tra le mani un bastone di luce, curioso elemento in bilico tra le picche rinascimentali dei quadri di Paolo Uccello e i neon di Robert Irwin. Probabilmente queste lance sono il faro che illumina il nostro percorso, espositivo e esistenziale.

“L’illusione della luce”
13/04/2014 – 31/12/2014
Palazzo Grassi, campo San Samuele, Venezia
a cura di Caroline Bourgeois
Orari:
Aperto tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 19 tranne martedì
Chiusura delle biglietterie alle ore 18
Biglietto:
Biglietto intero
15€ / Punta della Dogana o Palazzo Grassi
20€ / Punta della Dogana + Palazzo Grassi
Biglietto ridotto
10€ / Punta della Dogana o Palazzo Grassi
15€ / Punta della Dogana + Palazzo Grassi
Ogni mercoledì ingresso libero per i veneziani, su presentazione di carta d’identità, e per gli studenti di Ca’ Foscari, Accademia di Belle Arti e IUAV, su presentazione del tesserino studente.
Info:
www.palazzograssi.it/it/mostre/lillusione-della-luce