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L’oceano di MiyazakiUltime anticipazioni su "Gake no ue no Ponyo", in uscita in Giappone il 19 lugliodi Marco Bellano Quattro anni dopo Il castello errante di Howl, e tre anni dopo un celebrato Leone d’oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia, Hayao Miyazaki è nuovamente sul punto di raccontare una delle sua storie. Una storia ancora protetta da un velo di riserbo, ma che già si annuncia come uno dei più affascinanti esperimenti del regista giapponese.
La maniera in cui le notizie su Gake no ue no Ponyo (ossia "Ponyo sulla scogliera") sono trapelate è stata decisamente insolita. Si è iniziato più di un anno fa, e precisamente il 19 marzo 2007, quando l’emittente giapponese NHK ha trasmesso uno "speciale" di un’ora circa, in cui furono mostrate le riprese effettuate da un giovane regista che dall’aprile al luglio 2006 aveva potuto seguire il lavoro di Miyazaki sul nuovo film. Assieme all’annuncio del titolo del lungometraggio, giunse al pubblico un’inaspettata quantità di bozzetti, disegni preparatori e storyboard che già permetteva di farsi un’idea abbastanza chiara dello stile grafico prescelto. Uno stile ispirato a certe illustrazioni di racconti per l’infanzia, come quelle di Yuriko Omura per il racconto Kujiratori ("La caccia alla balena") di Rieko Nakagawa; racconto da cui Miyazaki aveva tratto un omonimo cortometraggio nel 2002. Dunque personaggi dalle linee chiare e privi di ombreggiature complesse, che si sarebbero mossi su sfondi dalle tinte pastello. Tutto l’insieme avrebbe fatto completamente a meno delle tecnologie digitali, che tanto hanno condizionato (e, in parte, appesantito) il linguaggio del cinema d’animazione contemporaneo. Si svelarono, in quello "speciale", anche i primi dettagli della trama: Miyazaki aveva concepito una storia originale, durante un soggiorno di due mesi in una località marittima presso Seto-nai-kai. La trama, illustrata con uno storyboard completamente dipinto ad acquerello dallo stesso regista, avrebbe narrato di Ponyo, una bambina-pesce rosso che stringe amicizia con un ragazzino di 5 anni dei giorni nostri, Sosuke; in conseguenza di quest’incontro, Ponyo avrebbe desiderato diventare umana. Un po’ come La Sirenetta di Hans Christian Andersen. Effettivamente, Miyazaki ha apertamente ammesso di aver tratto ispirazione dalla favola di Andersen, «trasportando tuttavia le vicende nel Giappone di oggi ed eliminando completamente lo sfondo cattolico». Altre indiscrezioni hanno dato tuttavia come fonte importante del film anche la leggenda nipponica di Urashima Taro, un pescatore che, salvata una tartaruga, passa trecento anni in un regno sottomarino per poi scoprire che sulla terraferma tutti i suoi cari sono morti. Un racconto dal tono apparentemente in contrasto con l’annunciato spirito infantile e gioioso del film. Poi, improvvisamente, le notizie cessarono. Il produttore Toshio Suzuki decise di cambiare strategia di promozione del film, impedendo ogni ulteriore diffusione di immagini. Di Ponyo iniziarono invece a circolare i primi suoni: prima un cd singolo (dicembre 2007), poi un Image Album (marzo 2008), importanti anteprime del lavoro sulla colonna sonora che sarà firmata -come usuale, per un film di Miyazaki- da Joe Hisaishi. Hisaishi che, tra l’altro, ha dichiarato di voler utilizzare per questa partitura uno stile presumibilmente minimalista, veicolato da brani anche di soli cinque secondi. Dalla scorsa primavera, tuttavia, la stampa e i media hanno potuto beneficiare di un nuovo, lento afflusso di immagini e di dettagli sulla trama. Solo che, stavolta, le nuove informazioni hanno disegnato un film significativamente diverso da quello descritto nel 2007. Si è avuto, innanzitutto, un sommario leggermente più dettagliato degli avvenimenti concepiti da Miyazaki. Ponyo, pesce rosso dai tratti vagamente umani, un giorno scappa dalla sua casa subacquea saltando su una medusa. Giunta alla superficie, finirà per incastrarsi in un barattolo vuoto, rischiando di morire. Verrà salvata da Sosuke, che la porterà con sé in un secchiello. Ponyo deciderà di rimanere per sempre con questo ragazzino; ma il padre di lei, Fujimoto (vagamente somigliante al personaggio di Howl, del precedente film del regista), la riporterà nelle profondità dell’oceano. Ponyo allora, con l’aiuto delle sue sorelle, farà indebito uso della "magia" di suo padre per tornare da Sosuke, scatenando una violentissima tempesta e causando uno tsunami. Si sono visti, poi, i primi fotogrammi. In particolare, il mondo occidentale ha potuto ottenere un primo trailer (diffuso da NHK) lo scorso 24 giugno, quando invece nei cinema giapponesi le prime anteprime hanno iniziato a circolare dal 19 aprile. Si sono apprezzati gli annunciati colori pastello e personaggi semplificati, ma solo nelle scene ambientate sulla terraferma: sotto la superficie del mare, invece, si è trovato un Miyazaki che compone quadri di complessità entusiasmante, mossi da un infinito brulicare di particelle e da torme di viventi, tra i quali ogni tanto si intravedono animali che dovrebbero essere oggi estinti. Quello dei "fossili viventi" (che Miyazaki comunque non è nuovo ad utilizzare, nelle sue opere) è solo il primo degli enigmi sorti a causa delle notizie primaverili. Altri risiedono nei personaggi, che per esempio vedono un umano (Fujimoto) fare da padre ad un pesce (Ponyo), il quale come se non bastasse ha per madre una gigantesca creatura dall’aspetto di donna, che appare solo la notte rilucendo di bagliore lunare. Il suo nome è "Gran Manmare". E a questo personaggio sono collegati alcuni degli inaspettati annunci che hanno radicalmente complicato l’affresco degli intenti di Gake no ue no Ponyo. Gran Manmare, infatti, sarebbe una figura direttamente legata alla Luna e all’influenza di tale corpo celeste sugli esseri umani. Un’immagine di una grande Luna che si specchia sul mare aprirà il film, suggerendo -come il regista stesso ha spiegato- che «a causa dell’incrinarsi dell’equilibrio del mondo, la Luna si è avvicinata alla Terra». Questo crea un rischio per il mondo; inoltre, lo scompenso gravitazionale fa sì che il livello del mare si alzi e che le città vengano sommerse. Ma quella stessa Luna è anche un simbolo femminile, ed un potente catalizzatore dei moti dell’animo umano. Si dice che con la Luna piena aumenti il numero di suicidi, e che l’età dell’astro e le maree abbiano ripercussioni sulla vita e sulla morte dell’uomo. In effetti, pare proprio che Ponyo affronterà in maniera diretta il problema della morte, assieme a quello della vita. Sosuke, il protagonista, si troverà in una scena a parlare con un’anziana invalida ricoverata nell’ospizio chiamato "La casa del girasole": e il discorso verterà sulla possibilità di incontrare di nuovo qualche caro nell’aldilà. Una tematica che Miyazaki dice di aver tratto da recenti riflessioni, fatte quando, a gennaio, ha compiuto 67 anni: «Credo di poter contare i giorni che mi sono rimasti. Poi, forse, incontrerò di nuovo mia madre. Cosa le dirò, allora?». Tale tematica è legata, si vede, anche ad un’esplorazione del significato del rapporto tra genitore e figlio, che già nel 2007 era stato annunciato essere uno dei più importanti motivi del film. C’è tuttavia ancora dell’altro. Si è scoperto, infatti, che Gake no ue no Ponyo sarà un film legato a filo doppio con l’opera di Richard Wagner, ed in particolare con La Valchiria, che Miyazaki ha ascoltato più e più volte durante la produzione. A quanto pare, il vero nome della protagonista della storia non è Ponyo, ma Brünnhilde, come l’eroina wagneriana: ed esisterebbe anche un dichiarato parallelo tra Fujimoto e la figura di Wotan, padre degli dei impegnato a proteggere sua figlia e, contemporaneamente, a salvare il mondo dalla catastrofe. Infine, un riferimento figurativo è andato a completare il multiforme panorama che Miyazaki sembra voler proporre in questo suo decimo lungometraggio. Si tratta dell’ Ophelia di Millais, il celebre quadro conservato alla Tate Britain che mostra la folle innamorata di Amleto priva di vita, mentre affiora dal lago in cui si è suicidata. Un dipinto che Miyazaki, dopo averne letto la descrizione nel romanzo Kusamakura di Natsume Soseki, ha voluto ammirare di persona, e che ritiene essere in estrema sintonia con gli intenti della ricerca artistica sviluppata sino ad oggi dallo Studio Ghibli. Addirittura, ritiene che gli esiti finali di tale ricerca siano già presenti in quel quadro. È difficile, specialmente per un osservatore occidentale, decifrare questo contraddittorio coacervo di indizi, che da una parte sembrano guidare verso un film nostalgico ma sereno come fu Tonari no Totoro (1988), dall’altra paiono preannunciare una storia venata di angosce e cupi presagi. A suggellare il tutto, sta una dichiarazione d’intenti dello Studio Ghibli: «Un bambino e una bambina. Amore e responsabilità. Mare e vita. In un’epoca di nevrosi ed ansietà, questa è la storia di una madre e di un figlio, che Miyazaki dipinge senza esitazione». Chi ha già visto il film in anteprima, in Giappone, ha parlato di un’opera intensa, piacevole e visivamente inedita, che tuttavia non può essere compresa se guardata facendo affidamento alla logica razionale. Si vedrà: a settembre c’è la Mostra del Cinema di Venezia, e il produttore Suzuki ha già annunciato che Ponyo sarà proiettato "in un festival internazionale", senza specificare quale. Certamente, aprire la diffusione internazionale del film con un’anteprima italiana sarebbe una bella maniera per concretizzare quella "promessa" che Miyazaki fece nel 2005 al pubblico convenuto in Sala Grande al Lido, dopo aver ricevuto il Leone d’oro: «Quando tornerò in patria mi rimetterò subito al lavoro, con una matita ed un foglio da disegno». Il sito del film (in giapponese) Il trailer del film, tratto da una trasmissione televisiva giapponese Aggiornamenti sulle ultime notizie riguardanti il film e lo Studio Ghibli in generale (in inglese)
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