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"L’ospite inatteso" di Tom McCarthyVorrei suonare i bonghi come se fossi in Africadi Alessandro Aniballi Walter Vale (Richard Jenkins) è un docente universitario, vedovo e solitario, profondamente annoiato dalla vita e dal suo mestiere. Spedito obtorto collo a New York per presentare un saggio che in realtà non ha scritto, l’uomo scopre in casa sua una coppia di giovani immigrati, Tarek e Zainab, che gli fa rinascere il fuoco esistenziale. Impara a suonare il djembe (un tamburo africano), si indigna per l’ingiustificato arresto di Tarek e flirta, persino, con la madre di lui, una bella signora palestinese.
Come recita orgogliosamente la locandina del film (“dallo stesso produttore di Sideways”, tal Michael London), L’ospite inatteso è figlio degenere del cinema di Alexander Payne (regista di Sideways, per l’appunto, ma soprattutto di A proposito di Schmidt), per come utilizza a cuor leggero il tema della “folgorazione sulla via di Damasco” da parte di un uomo solingo che conduce un’esistenza dozzinale. Qui in più dovrebbe far bella mostra di sé l’incontro inter-culturale, visto che il protagonista entra in contatto con un siriano, una ragazza africana e una donna palestinese. Ma il tutto non riesce a evadere dal terreno della banalità, a partire dal primo approccio con la ragazza (che viene colta, guarda un po’, mentre sta facendo un bagno), per finire a presuntamente sottili osservazioni di regia (dal giornalaio si va per comprare non più solo il Financial Times, ma anche un quotidiano arabo). Il peggio però arriva sul versante musicale: il docente Walter Vale rinuncia alle infruttuose lezioni di pianoforte per imparare a suonare il tamburo, connotando con ciò un semplicistico doppio binario, da un lato la “posata” musica classica (qui rappresentata dalle sonate di Beethoven, che era tutt’altro che misurato) e dall’altro il pulsante ritmo africano, pieno di vita e di verve. E, sia detto per inciso, non si capisce bene come faccia il nostro eroe a imparare a suonare il tamburo nel giro di un pomeriggio, se non con la risibile motivazione che ha “il ritmo nel sangue”... Certo, non vanno dimenticate le buone intenzioni da parte del regista Tom McCarthy, che qui riveste anche il ruolo di sceneggiatore e che con L’ospite inatteso vorrebbe denunciare la grottesca e sadica politica americana (anzi, bushiana) in tema d’immigrazione, ma – come accade sempre – il cosiddetto impegno politico-sociale non serve a nulla se non è sorretto da una precisa idea di scrittura e di messa in scena. Perciò L’ospite inatteso si colloca decisamente nell’ambito di quella produzione indipendente americana intrisa di ingenuità e di superficiali buoni sentimenti, che a volte non può non far rimpiangere la faccia tosta e furbetta dei blockbusters di Hollywood, capaci anche loro - e spesso in modo più sottile - di parlare di integrazione e di criticare la politica neo-con dell’ormai defunta era bushiana. Titolo originale: The Visitor Nazione: USA Anno: 2007 Genere: drammatico, commedia Durata: 103’ Regia: Tom McCarthy Cast: Richard Jenkins, Hiam Abbas, Haaz Sleiman, Danai Gurira Produzione: Groundswell Productions, Participant Productions Sito internet: http://www.thevisitorfilm.com Distribuzione internazionale: K5 International Distribuzione italiana: Bolero Film Data di uscita: 5 dicembre 2008
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