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"L’ultimo re di Scozia" di Kevin MacdonaldAtrocità e debolezze di un uomo carismatico e contraddittoriodi Vera Usai «L’ultimo re di Scozia: il personaggio più potente del mondo». Così si definiva Idi Amin, il dittatore che negli anni Settanta ha ottenuto la nomina di Presidente dell’Uganda. Interpretato magistralmente da Forest Whitaker, Amin, spiega il regista, «era un uomo animato da grandi intenzioni». Parlava di “un governo di azione” e uccideva qualunque oppositore.
Un presidente che mangiava con le mani, ridicolizzava i suoi ufficiali e partecipava a feste e banchetti con gioia e ironia, ad offuscare la sua folle depravazione e quel carattere feroce che lo hanno schiacciato. Ad affiancarlo, la sua “scimmia bianca”. Il medico scozzese Nicholas Garrigan (James McAvoy), giunto in Africa pieno di energia e voglia di divertirsi, presto suo fedele consigliere, poi nemico. Le tinte accese e vivaci dell’Africa colorano l’arrivo del giovane medico in una terra di danze e di sole. Poi un cambiamento improvviso e inspiegabile, che sconvolge e macchia l’Uganda di una tinta rosso sangue. Se il film riesce a far rivivere le atmosfere di quegli anni è merito della scelta di un’eccellente colonna sonora, coinvolgente e mai inappropriata, che fornisce il giusto ritmo agli attori e al montaggio, uniti insieme a creare una dolce e sempre più frenetica danza. Kevin Macdonald affida la pellicola agli interpreti: fantastici nel rivelare sui volti e con gli sguardi, tensioni e squilibri; mentre lui si concentra sulle riprese e gioca, per assonanze e contrapposizioni, ad intessere simbologie. Le inquadrature fugaci di una Scozia, nel suo grigiore di cieli bianchi e di un’Africa di albe rosse; le tonalità accese e quelle fisionomie cotte dall’estate in contrapposizione alle macchie scure delle divise delle truppe. I due volti di una stessa terra: quello della miseria, che prende forma nelle campagne e quello della ricchezza della città e degli ambienti presidenziali, teatri di violenze nascoste, di massacri e cannibalismi. Lo stile documentario, che caratterizza i precedenti lavori di Macdonald, è qui ancora ben visibile. Scruta gli attori, con rapidi zoom avanti e indietro e non stona nei movimenti incessanti, sotto una luce che sembra naturale e affatto cinematografica, con cui crea verosimiglianza ed esplora le ferite di un passato che ancora non diventa ricordo per quanti lo hanno vissuto. L’ultimo re di Scozia è un film singolare, che tiene la suspance e fa agghiacciare. Avvolto in un dinamismo incessante di dissolvenze, riflessi nell’acqua e sul vetro, di insetti, farfalle notturne e uccelli che sorvolano tutto, come unica testimonianza di un alone velato di morte. Macdonald si rivela un regista deciso e astuto nella messa in scena di una violenza sempre immaginata che sembra non dover arrivare mai… fino alla fine, quando irrompe con forza e graffia, mostrando tutto: la ferocia di un uomo, davanti alla quale non si può evitare di chiudere gli occhi. Come fa lo stesso Amin, che si gira e va via, non senza una lacrima: da bambino ferito che deve dire addio al suo più caro compagno di giochi. Titolo originale: The last King of Scotland Nazione: Gran Bretagna Anno: 2006 Genere: Drammatico Durata: 121’ Regia: Kevin Macdonald Cast: Forest Whitaker, Gillian Anderson, James McAvoy, David Oyelowo, Kerry Washington Produzione: DNA Films, Fox Searchlight Pictures, FilmFour, Cowboy Films Ltd., Cowboy Films, Slate Films, Tatfilm Distribuzione: 20th Century Fox Data di uscita: 16 Febbraio 2007 (cinema)
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