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"L’ultimo testamento della Sacra Bibbia" di James FreyL’amore che non ci appartienedi Giacomo Sebastiano Pistolato Il Messia è arrivato. Il Divino Messaggero è giunto tra noi per annunciare la fine del mondo. O forse no. Probabilmente il mondo finirà, punto. E’ il destino voluto dagli uomini. Un disegno superiore non c’è. Paradiso e inferno non esistono. L’Avvento del Messia è solo una storia, come tante; di quelle che infarciscono libri sacri a cui è stata data troppa importanza. La realtà che ci circonda è fatta di odio e autodistruzione. Lo spazio per la salvezza è confinato nelle menti di pochi, e ormai non c’è più tempo per diffondere il Verbo, l’Amore. La fine è vicina.
James Frey, l’autore più chiaccherato e discusso degli ultimi anni, torna in libreria con un romanzo programmaticamente provocatorio. L’ultimo testamento della Sacra Bibbia si potrebbe facilmente ergere a madre di tutte le provocazioni letterarie. Non saranno in pochi a giudicare quantomeno blasfema la storia di Ben Zion Avrohom, giovane ebreo nato nel segno della divinità e gravato dal peso dell’aspettativa di essere considerato nientemeno che il Profeta, alias Il Figlio, alias Il Signore Iddio. Ben Zion Avrohom, o Ben Jones, è un uomo come tanti sulla terra; certamente sfortunato: cacciato di casa a quattordici anni, si arrabatta per campare. Beve. Vagabonda. Va con prostitute. La sua è un’esistenza rassegnata e passiva. Finchè un incidente - al quale nessuno sarebbe potuto sopravvivere - lo trasfigura in una presenza tanto orribilmente sfregiata quanto seducente, in grado di rendere complete e serene le vite di chi gli sta accanto. Colmo solo d’amore, inizierà un ineluttabile percorso verso il destino di chi mette in discussione le credenze e il sistema delle masse. Artista della mistificazione, genio della docu-fiction narrativa, padrone indiscusso dello spazio liminale tra verità e finzione, James Frey insinua il dubbio e si scaglia senza mezzi termini contro le Religioni e le Chiese, contro le Sacre Scritture e i falsi idoli, contro quel potere del tutto terreno attribuito dagli uomini a entità superiori che invece di liberare l’umanità non ha fatto altro che soggiogarla per millenni. La forza dell’invettiva di Frey sta nella struttura documentaristica del romanzo, dove Ben Jones e le sue gesta vengono raccontate attraverso le parole e le esperienze di chi ha fatto parte della sua vita: la madre, la sorella, il fratello, ma anche uomini e donne qualunque che, da un giorno all’altro, hanno creduto nella presenza di un semplice uomo che non aveva le fattezze del filglio di Dio, Geova, Allah, ma era esclusivamente un ragazzo pronto a donare amore e nient’altro. Ed è questa la contraddizione che nutre le pagine di L’ultimo testamento della Sacra Bibbia: il profeta è arrivato, ma ha la "p" minuscola, non è il Figlio di Dio, non fa proseliti, non cerca seguaci, non rivela verità se non quelle che, con un po’ di distacco, appaiono oggettive. Il mondo finirà per l’egoismo e la cattiveria degli uomini. Non c’è nessuna salvezza come non esiste una vita dopo la morte. Tutto si gioca nel breve lasso di tempo in cui viviamo. Anche se, forse, una salvezza c’è, per quanto del tutto personale e temporale. Non sarà la mano divina a scegliere gli eletti, e gli ultimi non saranno i primi, ma per il bene di noi stessi, ed esclusivamente per quello, dovremmo incominciare ad Amare. Autore: James Frey,
Traduzione di Bruno Amato,
Pagg. 324,
€ 18.00,
Narrativa,
Collana: Narratori della Fenice.
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