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"L’uomo di vetro" di Stefano IncertiMafiadi Paola Assom Una ricostruzione di raggelante realismo di quel “mondo alla rovescia” che è la mafia, dove tutti i valori sono capovolti, la paura e il sospetto sono parte integrante della vita e chi non si adegua è eliminato. Un film coraggioso, che fa riflettere e che in Italia è stato omertosamente poco diffuso. Riproposto nel cartellone primaverile 2010 della rassegna torinese “Portofranco” al cinema Baretti.
Sicilia, 1972. Leonardo Vitale, detto Leuzzo, è un ragazzo apparentemente normale, agiato e nullafacente come tanti. Presta controvoglia la sua bella Lancia Fulvia ai suoi violenti amici, che la usano per rapire a Palermo l’ingegner Luciano Cassina, figlio dell’imprenditore conte Arturo Cassina, che da anni ha in appalto a Palermo e provincia la manutenzione della rete stradale. Cassina fu poi rilasciato dopo il pagamento di un riscatto miliardario. Leuzzo in questo caso è innocente ma viene arrestato come complice dei rapitori; 43 giorni di carcere spezzano la sua psiche, già resa fragile dalle vicende della sua vita: a vent’anni, con una spettrale cerimonia di iniziazione, era entrato nel clan mafioso capitanato da suo zio Titta (Tony Sperandeo), e per guadagnarsi il rispetto del clan aveva commesso delitti efferati. Il rimorso lo attanaglia e cerca di liberarsi la coscienza rivelando alla giustizia tutti i misteri delle cupole e i delitti della mafia, con nomi e fatti precisi e circostanziati. Commissario è il vice-questore Bruno Contrada. Le deposizioni di Leuzzo sono lucidissime, eppure talvolta agisce come un invasato o un pazzo. Resta il dubbio se la follia non sia una atroce messa in scena per salvarsi la vita, magari persino impostagli dallo zio e della cupola, con lo scopo di rendere innocue le sue deposizioni; infatti i delinquenti da lui accusati vengono tutti ben presto liberati. Mentre è internato in manicomio criminale per dodici anni, sottoposto a frequenti, nefasti elettrochoc, la mafia gli uccide il cugino e lo zio. Il film si chiude con una didascalia: “Scarcerato nel giugno 1984, fu ucciso dopo pochi mesi, il 2 dicembre, mentre tornava dalla Messa domenicale. A differenza della Giustizia dello Stato, la mafia percepì l’importanza delle sue rivelazioni e lo punì inesorabilmente per aver violato la legge dell’omertà. E’ augurabile che, almeno dopo morto, Vitale trovi il credito che meritava e che merita. Giovanni Falcone, Maxiprocesso di Palermo, 1986”. Il giudice Falcone pronuncia queste parole a due anni di distanza dal “sacrificio” di Vitale. Fa una rabbia infinita pensare a ciò che è successo dopo. Nel 1992 la mafia ha ucciso anche lui, con Borsellino. Tra i mandanti di quella strage, proprio Bruno Contrada. E nell’aprile 2010 a Reggio Calabria la folla difende il boss Giovanni Tegano, arrestato dopo una decennale latitanza. Nulla è cambiato, se non in peggio. Il quarantacinquenne napoletano Stefano Incerti, laureato in giurisprudenza, fin dall’inizio della sua carriera di regista (aiuto per i film Io Peter Pan - 1989 - e Ladri di futuro - 1990) ha preso posizioni impegnative e scomode, con coraggio ma anche con grande abilità professionale. Titolo originale: L’uomo di vetro Nazione: Italia Anno: 2007 Genere: Drammatico Durata: 96’ Regia: Stefano Incerti Cast: David Coco, Tony Sperandeo, Anna Bonaiuto, Ninni Bruschetta, Francesco Scianna, Tony Palazzo Produzione: Rai Cinema, Red Film Distribuzione: 01 Distribution Data di uscita: 16 Giugno 2007 (cinema)
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