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"LA CANTATRICE CALVA" ALL’ARSENALE DI MILANOL’assurdo della comunicazionedi Andrea Massironi Eugène Ionesco definiva la sua opera prima, La cantatrice calva, un’anticommedia. Quando venne rappresentata per la prima volta nel 1950 al Théâtre de Noctambules, il pubblico parigino accolse la messinscena con stupore scandalizzato. Tanto gli spettatori quanto i critici vedevano nell’autore romeno (anche se cresciuto in Francia) più un abile mistificatore che un artista d’avanguardia. Oggi i testi di Ionesco sono universalmente considerati un magnifico esempio di teatro dell’assurdo e pietre portanti del rinnovamento del linguaggio scenico avvenuto nel secondo dopoguerra.
In uno spazio bianco, come immacolato, due coppie di coniugi non più giovani parlano senza riuscire a comunicare veramente. Il drammaturgo porta sulla scena i dialoghi del quotidiano, con un continuo rincorrersi di richiami (il)logici. Dichiarava l’autore “Se si guarda agli uomini […] come se si fosse al posto d’un essere d’un altro mondo che guarda ciò che avviene qui, allora non si comprenderebbe nulla, le parole sarebbero vane”. La cantatrice calva va quindi letto prima di tutto come la ricerca di un nuovo senso della comunicazione. L’autore concepì per la prima volta il nucleo centrale della vicenda e i suoi personaggi mentre copiava le frasi di esempio contenute in un libro che stava studiando per imparare l’inglese: egli scoprì il fascino contenuto nella semplicità della comunicazione primaria, troppe volte data per scontato. Marina Spreafico, nel dirigere lo spettacolo in scena al Teatro Arsenale di Milano, aggiunge un secondo tema che si inserisce perfettamente all’interno dei dialoghi originali dell’autore: la stanchezza che si sviluppa nei rapporti coniugali dopo una vita trascorsa insieme. Le due coppie di protagonisti, gli Smith e i Martin, sono infatti ormai avanti con gli anni e la vacuità dei loro discorsi è indice anche di una convivenza che subisce il peso della routine quotidiana. Il meraviglioso dialogo tra il signore e la signora Martin, nel quale gli sposi non si riconoscono, assume così anche inquietanti toni metaforici, resi espliciti dall’esilarante pezzo cantato, brillante libertà registica. Le figure della giovane serva Mary e del comandante dei pompieri (preoccupato perché, in tempo di crisi globale, anche i fuochi scarseggiano) arricchiscono la varietà del testo, dando vita anche a quadri di pura ironia. La scenografia è suggestiva: i personaggi si muovono in uno spazio soffice, dominato dal bianco della neve, in un luogo che si eleva al di sopra del quotidiano. Le musiche suonate dal vivo al pianoforte rendono lo spettacolo ancora più godibile. Gli spettatori sono disposti lungo i tre lati del palco, quasi ad abbracciare la scena. Rappresentata per la quinta volta al Teatro Arsenale, La cantatrice calva manifesta ancora la sua capacità di sconvolgere e divertire il pubblico e si dimostra ottima per l’apertura della nuova stagione del teatro milanese. La cantatrice calva di Eugène Ionesco in scena al Teatro Arsenale di Milano dal 9 novembre al 2 dicembre 2010 Traduzione e regia di Marina Spreafico - Pianoforte Paola Passarello - spazio scenico Massimo Scheurer - oggetti Ambra Rinaldo - sonorizzazione musicale Walter Prati - luci Piera Rossi produzione Teatro Arsenale Interpreti Giovanni Calò, Marino Campanaro, Mario Ficarazzo, Paui Galli, Augusta Gori, Claudia Lawrence Pianoforte Paola Passarello spazio scenico Massimo Scheurer oggetti Ambra Rinaldo sonorizzazione musicale Walter Prati luci Piera Rossi - produzione Teatro Arsenale Durata 90 minuti circa
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