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Torino 27. Italiana.doc "LA CASA DEL PADRE" di Sebastiano d’Ayala ValvaL’architettodi Paola Assom Un documentario sulla vita e il lavoro di un noto architetto, già allievo di Frank
Lloyd Wright, girato da uno dei suoi sei figli: potrebbero essere ingredienti per una pellicola retorica e noiosa. E invece no.
La casa del padre, dal titolo così impegnativo (reminescenze evangeliche o una parafrasi in omaggio al morettiano La stanza del figlio?), è un documentario interessante e vario, che racconta con affetto e discrezione la vita dell’architetto, italiano di nascita ma davvero cittadino del mondo, Francesco d’Ayala Valva. Il documentario inizia con le prime esperienze fatte dal giovane d’Ayala alla scuola di lavoro e di vita di Wright e della sua terza moglie a Taliesin in Arizona. “La buona architettura esiste quando ci sono dei limiti che devono essere superati” ricorda l’architetto e dalle immagini della celeberrima casa sulla cascata del suo maestro si passa a quelle della sua villa all’Olgiata, anch’essa opera avveniristica e di grande fascino. Seguono carrellate su alcune delle sue opere, sparse nel mondo in cinquant’anni di attività, mentre il professionista, oggi ottantunenne, spiega con un entusiasmo quasi adolescenziale che i grandi ostacoli generano le più grandi soluzioni. Il riferimento è all’episodio della sua recente gamba fratturata, che non gli ha impedito di continuare a lavorare, anzi lo ha maggiormente stimolato. Tutto il racconto si svolge su due piani, quello del professionista e quello dell’uomo, padre e marito; piani che sembrano incompatibili ma che inevitabilmente si incrociano. Il figlio è in effetti alla ricerca di una padre dalla vita complicata (sei figli, due da ciascuna delle tre mogli) e dall’approccio affettivo intenso ma scostante, troppo spesso preso dal suo lavoro, dalle difficoltà quotidiane e compreso nello sforzo di non tradire gli ideali della sua architettura e nel contempo di soddisfare i committenti. Non mancano tratti di sincera e spontanea autoironia, per esempio quando il patriarca chiede al figlio regista se la pellicola che si sta girando non lo faccia apparire peggio di quanto lui in realtà non sia. Ne risulta un effetto che alleggerisce la trama e dà allo spettatore un curioso e piacevole effetto di straniamento. Il regista Sebastiano d’Ayala Valva (Londra, 1978), figlio di Francesco e della sua seconda moglie inglese, ha realizzato questo film nell’ambito del Berlinale Talent Campus 2009. Regia: Sebastiano D’Ayala Valva Anno di produzione: 2009 Durata: 70’ Tipologia: documentario Genere: arte/biografico Paese: Italia Produzione: Settimarte, Fantastificio Formato di proiezione: 35mm, colore Regia: Sebastiano d’Ayala Valva Soggetto: Sebastiano d’Ayala Valva, Michael Smadja, Stefania Bonatelli Fotografia: Sebastiano d’Ayala Valva
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