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"LA CASA SUL CANALE" di Georges SimenonA prescindere dal Commissario Maigretdi Alessandro Rosanò Edmée ha sedici anni quando, persi i genitori, arriva alle Irrigations, le vaste proprietà dello zio materno nel Limburgo. Inizialmente disprezza tutto e tutti (dall’ambiente ai parenti, la zia e i cugini con cui vive), col passare del tempo si svilupperà un inevitabile meccanismo di attrazione, soprattutto per il cugino maggiore, Fred, destinato a concludersi con la morte.
Il nome di Georges Simenon fa venire subito in mente un altro nome, quello del Commissario Maigret, protagonista di settantacinque romanzi e ventotto racconti. In queste opere, lo scrittore belga si allontana dallo schema del giallo inglese (alla Sherlock Holmes), basato sulla ricerca della risposta alla domanda “chi è stato?”, approfondendo invece la tematica del “che cosa è successo per determinare tutto ciò?”. Maigret, e Simenon attraverso lui, mirano a comprendere il perché, nascosto dietro ad un omicidio e tutto ciò vale anche per La casa sul canale, con la differenza che non devono essere poste in essere delle indagini, è chiaro fin da subito che Edmée, con la sua fragilità, la sua eleganza ma anche la sua alterigia, scatenerà delle pulsioni sconosciute nei due cugini, incontrollabili e mortifere e pensando di essere in grado di controllare il gioco nel quale si è inserita, (lo scontro, mai apertamente dichiarato, ma evidente, tra i suoi cugini, Fred e Jef, per averla) in realtà se ne lascerà trasportare. Il perché, dunque, è il problema, l’asse attorno cui ruota il romanzo, un perché che va ravvisato nel netto contrasto tra il mondo da cui Edmée proviene, quello colto e raffinato della città, e quello in cui i cugini sono cresciuti, la campagna umida, fredda, sporca, ritenuta responsabile, con le sue durezze, delle brutture fisiche e morali di Fred e Jef. Con il suo arrivo, la ragazza determina la fine di un equilibrio. Un’immagine rimane, su tutte: quella di Jef che, senza provare alcun sentimento, uccide uno scoiattolo, lo scuoia e lo attacca al muro, immagine nella quale sembra quasi presagito il destino di Edmée. Stabilire quanto abbia scritto Simenon nella sua vita è cosa davvero ardua: si può dire all’incirca quattrocento romanzi, ai quali bisognerebbe in seguito aggiungere i libri di reportage. Quello che non può essere ammesso circa la sua opera è il considerarla nettamente divisa in due parti: da un lato i romanzi gialli, quelli con protagonista Maigret e non solo, e dall’altra i romanzi “profondi”, come Colpo di luna, Il fidanzamento del signor Hire o La casa sul canale. In entrambi i casi, sia che si parli di omicidi sia che l’attenzione di Simenon si concentri sulla descrizione delle Irrigations, lo scopo risulta sempre il medesimo: affrontare una crisi esistenziale, che si sostanzia nei temi classici di questo scrittore, quali la solitudine (Edmée non riesce a stabilire dei veri e propri rapporti con i suoi parenti), l’incomunicabilità (Edmée e sua zia, pur vivendo assieme, non riusciranno mai a stabilire un dialogo, visto che la prima parla francese, la seconda fiammingo), il tentativo, vano, di liberarsi (l’illusione del matrimonio con Fred). I personaggi di Simenon sono dunque degli sconfitti, costretti a mettere a nudo se stessi, a rivelare la loro comune fragilità dietro maschere apparentemente diverse. In tal senso, risulta emblematico il titolo di un suo libro di reportage: Alla ricerca dell’uomo nudo, ad indicare ancora una volta il fine che aveva posto per se e per la sua opera. Georges Simenon, La maison du canal,Adelphi, 2005, pp. 161, € 7.50.
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