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Lo stato delle cose "LA CONQUISTA DELLA VITA" di Silvano AgostiRivoluzione mancatadi Livio Meo Il regista Silvano Agosti ricostruisce le tumultuose vicende accadute in Italia durante gli anni ’60 e ’70 attraverso il montaggio di filmati di repertorio e brevi interviste.
Il documentario di Silvano Agosti apre la sezione Lo stato delle cose del 26 Torino Film Festival e si presenta diviso in quattro sezioni, ognuna delle quali esplora un particolare aspetto della rivolta. La contestazione studentesca dei primi mesi del ’68 è la prima protagonista dell’indagine di Agosti, che mette in luce l’impetuosa evoluzione del movimento. Contemporaneamente all’acuirsi degli scontri con la polizia nella Capitale, la protesta degli studenti si avvicina a quella della classe operaia, anch’essa vittima di un sistema politico inaffidabile e clientelare. Proprio alle rivolte dell’autunno caldo del 1969 è dedicata la seconda parte del documentario, durante la quale i toni si fanno sempre più accesi e il sodalizio studenti-operai diventa un binomio di eccezionale potenza. La narrazione si avvale inoltre degli interventi dell’ex-segretario della CGIL Bruno Trentin, uno dei sindacalisti più attivi nella lotta politica italiana e capace di raccontare con lucidità le sensazioni di quel periodo. Le ultime componenti del film riguardano la protesta per il diritto all’abitazione, con le conseguenti occupazioni, e la nascita del movimento femminista. Il confronto visivo tra le misere abitazioni occupate dagli operai e quelle lussuose possedute dai padroni mette in luce un’insanabile contraddizione, oltraggiosa per la massa di lavoratori costretta a vivere in condizioni disumane. “Tremate tremate le streghe son tornate” è il coro martellante che caratterizza l’ultimo passaggio dell’opera; con questo grido di battaglia migliaia di donne, a partire dal ’74, scesero in piazza per raggiungere la parità dei sessi ed altri importanti diritti, come la libertà di abortire. Le riflessioni di Trentin e del regista denotano il parziale insuccesso delle rivolte avvenute nel decennio fra gli anni ’60 e ’70. Secondo l’autore, la sconfitta più dolorosa consiste nel mancato risvolto politico delle manifestazioni, non realizzatosi a causa dell’incapacità o dell’indifferenza della classe dirigente. La conquista della vita presenta uno sguardo attento e disinvolto sui moti insurrezionali italiani, sebbene trovi il suo limite nella freddezza della narrazione. Nonostante l’introduzione di interviste a protagonisti ed intellettuali, l’opera si rivela troppo distante dallo spettatore e poco incisiva nell’evidenziare la gravità di certe situazioni. La sterile grafica didascalica cataloga miseramente i vari avvenimenti inseriti nel documentario, fungendo più da indice che da supporto per una comprensione più approfondita e precludendo una qualsiasi forma d’unitarietà all’opera. La forza evocativa delle immagini è stretta nella morsa della disorganicità del montaggio, che vanifica così l’intensità e la vivacità dei singoli documenti attestanti la protesta. La conquista della vita Regia: Silvano Agosti Musiche: Nicola Piovani
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