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"LA FEBBRE" di Alessandro D’AlatriChe bella l’Italia!di Andrea Vesentini Un trentenne alle prese con un’Italia che sembra fare di tutto per complicare la vita ai suoi cittadini, non permettendo la realizzazione dei propri sogni.
Cremona. Mario Bettini non è più un ragazzo, ma non è nemmeno completamente entrato nell’età adulta: è uno di quei trentenni tanto criticati perché non hanno deciso cosa fare della propria vita. In realtà Mario è creativo ed intraprendente (progetta di aprire un locale con gli amici) ma la vita e le istituzioni sembrano remargli conto. Assunto al comune (dove aveva lavorato il padre, defunto) grazie ad un concorso di anni prima che nemmeno ricordava, inizia a vivere una vita che non sembra appartenergli, diviso fra un lavoro che non è orribile ma non è certo il suo sogno (con un principale ipocrita che sembra accanirsi contro di lui) e i lavori per il locale. Unico spiraglio di luce sembra essere la storia d’amore con una giovane studentessa universitaria… Una storia comune, una vita senza alcuna impennata melodrammatica o fatto straordinario, ma semplicemente normale: D’Alatri mette a segno un altro film, ancora intenzionato a parlare delle nuove generazioni senza furori accusatori o toni tragici ed escatologici (che Muccino invece sembra utilizzare regolarmente) ma andando a scavare le ragioni profonde, le cause di tanta sfiducia verso il futuro. Emerge il ritratto di persone piene di progetti, ma fondamentalmente disilluse e imprigionate da un mondo che non riesce che ad alzare barriere al loro desiderio di felicità. E la colpa ricade sicuramente sull’Italia e sulla sua becera burocrazia sempre più autoreferenziale, che più che aiutare il progresso e la realizzazione dei sogni sembra voler ostacolare ogni passo in avanti con muri di scartoffie e con l’ottusità della classe dirigente, viscida quanto intrinsecamente stupida e invidiosa (il principale “colpisce” Bettini per il suo successo con le donne). Ma l’Italia è in fondo anche la madre, legata ad una mentalità d’altri tempi dove avere un posto fisso da impiegato è il massimo che possa capitare per accontentarsi - ma mai per essere felici - secondo una logica che porta a lavorare tutta una vita per campare, rimandando a dopo la sospirata felicità senza mai ottenerla (come la malinconica figura di Faoni), un’Italia polverosa e vecchia quanto il cimitero coperto di erbacce dove viene trasferito Mario. Fabio Volo è ancora una volta perfetto nella parte (come tutto il cast), genuino e mai sopra le righe, nemmeno nelle scene-madri, e la regia di D’Alatri si arricchisce di inquadrature visivamente originali ed interessanti, senza però cadere in eccessi autoriali. Un film misurato in ogni sua parte (notevole la colonna sonora con canzoni dei Negramaro), e proprio per questo significativo, perché non scivola mai nel patetico e nell’esagerazione, dando un lucido ritratto di un paese senza presunzioni storiche o intenti statistici. Bravissimo Arnoldo Foà nel ruolo piccolo, ma non secondario, di Presidente della Repubblica. È necessario rimanere fino alla fine dei titoli di coda. Titolo originale: La febbre Nazione: Italia Anno: 2005 Genere: Commedia Durata: 108’ Regia: Alessandro D’alatri Sito ufficiale: www.01distribution.it/lafebbre Cast: Fabio Volo, Valeria Solarino, Vittorio Franceschi, Massimo Bagliani, Arnoldo Foà Produzione: Rai Cinema, Rodeo Drive Distribuzione: 01 Distribution Data di uscita: 01 Aprile 2005
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