“LA FEBBRE” di Alessandro D’Alatri

Quando la temperatura dell’animo sale...

Mario Bettini (Fabio Volo), geometra di provincia, è un giovane ricco di idee, entusiasta della vita e pieno di voglia di viverla. Ha in cuore un sogno: aprire un locale con i propri amici. Per quel locale sarà disposto anche a vivere una porzione di vita provvisoria, accettando d’indossare panni diversi dai suoi.

Il nuovo film di Alessandro D’Alatri sembra essere un vero e proprio atto politico. Come dice D’Alatri stesso, è impossibile non fare un film politico in senso stretto. Il problema è che la politica – secondo lui – si è allontanata dalla realtà dei veri fatti quotidiani. Ogni regista nel momento stesso in cui decide di girare un film dovrebbe cancellare il proprio ruolo ed essere semplicemente un cittadino.

La storia ruota intorno ad una piccola dimensione delle cose. Un ragazzo, come tanti altri, decide di aprire un locale. Tutto l’entusiasmo di Mario, le sue idee, i suoi progetti saranno vissuti di colpo, dal mondo che lo circonda, come una malattia contagiosa da curare con urgenza. S’imbatterà così nella comica vita della burocrazia, fatta di bassi profili, trucchi, sotterfugi, mediocrità e umiliazioni. Solo l’amore, quello vero, e la poesia della vita saranno in grado di trasformare il sogno del suo locale in quello di un paese libero, dove si viene valutati per le proprie capacità, dove non penare per vedersi riconosciuti i propri diritti, dove seminare significa solo impegnarsi per ottenere un buon raccolto. Nell’interesse di tutti.

Secondo il regista, generalmente è l’attesa sul dopo a predominare nella nostra società. Ci comportiamo come se l’ora, l’adesso non esistano più. In questa pellicola il tentativo è proprio quello di capovolgere l’abituale concezione del tempo in modo da suscitare ispirazioni o semplici stimoli sul nostro vivere. Forse a prendere la febbre sono tutte quelle persone che si trovano stazionate su quella zona di confine tra l’accontentare i voleri degli altri e il realizzare i propri progetti e sogni.

La febbre centra abbastanza bene l’idea di prendere il coraggio di non piacere, di non assecondare i voleri degli altri. Avere il coraggio di essere se stessi e non temere di sbagliare. Riprendere il coraggio di dire e fare certe cose. La felicità personale, e non quella degli altri, deve essere il primo punto di riferimento. Una logica più del divenire rispetto ad una statica che prevede il rigoroso rispetto dei codici.

D’Alatri ha definito il suo ultimo lavoro come “una divertente dichiarazione d’amore e rabbia per l’Italia. D’amore perché è impossibile non amarla. Di rabbia perché è un’amore continuamente contrastato”. Nel momento in cui, però, la pellicola cerca di affrontare o semplicemente sfiorare aspetti e tematiche di ampio respiro legate alla società e ai problemi dell’Italietta cade irrevocabilmente in una dimensione di “sociologismi” che si traduce in una continua tendenza a un illegittimo e inutile impiego di argomenti sociologici nell’interpretazione di problematiche e ambiti legati, sinceramente, più ad una sfera psicologica. Fabio Volo se la cava ma non eccelle. Buone tutte le interpretazioni di contorno

Titolo originale: La febbre
Nazione: Italia
Anno: 2005
Genere: Commedia
Durata: 108′
Regia: Alessandro D’alatri

Sito ufficiale: www.01distribution.it/lafebbre
Cast: Fabio Volo, Valeria Solarino, Vittorio Franceschi, Massimo Bagliani
Produzione: Rai Cinema, Rodeo Drive
Distribuzione: 01 Distribution