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LA "HAPPY FAMILY" SUL SET DI SALVATORESIncontro con i protagonisti del filmdi Ada Guglielmino Regista e interpreti della commedia che sta conquistando il pubblico italiano raccontano il film che non parla di una famiglia, come farebbe pensare il titolo, ma soprattutto di paure. La parola ai protagonisti.
Happy family ultima fatica di Gabriele Salvatores, nel primo week end si piazza subito in terza posizione al box office. La commedia è stata presentata a Torino dal regista Gabriele Salvatores e da tre dei protagonisti – Diego Abatantuono, Fabio De Luigi e Valeria Bilello - accompagnati dallo sceneggiatore Alessandro Genovesi che con la sua opera ha vinto il Premio Solinas nel 2008. Come è nata la storia di Happy Family? Alessandro Genovesi: io non avevo il soggetto in mente, avevo chiaro che avrebbero dovuto esserci delle figure che come maschere rappresentassero qualcosa. Il punto di partenza è stato scrivere le biografie dei personaggi e dopo averle completate mi sono reso conto che erano un ottimo inizio per una storia. A quel punto mi sono concentrato sui problemi che avevo aperto all’inizio della storia perchè i personaggi fossero finti ma anche verosimili. "Happy family" non è un film sulla famiglia ma un film sulle paure che accompagnano la nostra vita. Quali sono oggi le paure degli italiani? Gabriele Salvatores: credo che oggi le paure degli italiani siano concrete: paura del lavoro, paura di arrivare alla fine del mese, paura di ciò che non conosciamo. Siamo un popolo da sempre di migranti ma abbiamo paura di chi arriva. Abbiamo paura di ciò che non conosciamo, perchè la paura spesso nasce dall’ignoranza che deriva dal non sapere. In alcune scene del suo film - l’incidente, per esempio - c’è un uso particolare del colore. Perché? Gabriele Salvatores: in questo film non si racconta la realtà, ma una storia rappresentata da qualcuno. Volevo che i personaggi fossero veri e riconoscibili ma volevo anche ricordare allo spettatore che il film racconta una messa in scena e l’ho fatto come si fa a teatro: creando una scenografia, proprio per cercare in qualche modo di tagliare fuori la realtà. Perchè la scelta delle musiche è caduta su Simon & Garfunkel? Gabriele Salvatores: il protagonista scrive una storia con quello che c’è in casa, come si vede e si intuisce anche nella sequenza finale. Perchè il film parla anche del processo creativo. In quella casa c’è solo quell’unico disco ed è la conferma che ciò che lui scrive è "fatto in casa". Però ora non riesco francamente ad immaginarmi questo film senza la musica di Simon & Garfunkel. Uno sceneggiatore e un "papà" senza nome. Come raccontano i loro personaggi Fabio De Luigi e Diego Abatantuono? Fabio De Luigi: Ezio è un narratore che ha paura di vivere e infatti fa vivere gli altri, e anche nel fare questo non ha coraggio di vivere in fondo. Così lui si racconta con i suoi personaggi, parlando della paura di vivere, di lasciarsi andare, di uno diverso da te, di innamorarsi. E alla fine dimostra che vincendo le paure, si può anche essere felici. Diego Abatantuono: il personaggio scritto dallo sceneggiatore Alessandro Genovesi è talmente vitale e positivo... probabilmente grazie al bellissimo lavoro che fa: consegna barche nuove ai ricchi, che se le godono poco, mentre lui se le gode moltissimo. Questo lavoro gli dà una leggerezza psichica, che contrasta con la sua pesantezza fisica che a sua volta è in contrasto con la leggerezza fisica degli altri protagonisti. Com’è stato lavorare con Salvatores e qual era il clima sul set? Fabio De Luigi: io già avevo messo un piedino nella famiglia in “Come dio comanda”. Credo sia stato molto semplice: Gabriele ama molto gli attori e cerca di metterli a proprio agio per farli lavorare bene. Lui sceglie persone e attori, credo che abbia a cuore questa idea di "famiglia cinematografica". Gabriele Salvatores: Sul set cerco di creare una "happy family" e quindi credo che si siano divertiti tutti. Il nostro lavoro è meraviglioso, ma è anche faticoso e quindi deve essere fatto con allegria. Nel film c’è uno scambio di battute tra Diego Abatantuono e Fabrizio Bentivoglio che ricorda Marrakesh Express... (film di Salvatores del 1989 NdR) Diego Abatantuono: eh sì, lo ammetto, non ho resistito. D’altra parte Fabrizio Bentivoglio ha tempi così lunghi che stavamo facendo un discorso venti anni fa in Marrakesh e l’abbiamo finito in questo film oggi. Siamo un po’ come Stanlio e Ollio, ovvio che io sono Ollio... Dopo la proiezione a Los Angeles molti nomi di Hollywood hanno lodato Happy Family Gabriele Salvatores: A Los Angeles dopo la proiezione ho avuto i complimenti di Quentin Tarantino, Sylverster Stallone, Samuel L. Jackson, e soprattutto sono stato lusingato dal fatto che si parla già di un remake... Che cosa consiglierebbe Gabriele Salvatores ad un giovane che vuole intraprendere la carriera di regista o di sceneggiatore? Gabriele Salvatores: Oggi ci sono mezzi che ci permettono di abbassare i costi. Le scuole di cinema sono interessanti però è difficile entrarci. Io sono stato all’Università di cinema di Lucas e Spielberg e stando lì capisci perchè il loro cinema è buono. Come dice il mio amico Nanni Moretti nel suo film "Io sono un autarchico", io suggerisco di mettersi insieme, prendere una telecamera e provare ad essere autarchici, da soli, senza imitare cose già fatte e senza cercare di piacere a chi queste cose già le fa.
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