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LA LOCANDIERA AL PICCOLO DI MILANOIl fascino di Mirandolinadi Andrea Massironi Mirandolina è probabilmente la più famosa figura femminile della drammaturgia italiana e tra i più celebri personaggi di tutta la storia del teatro. Nata dalla fantasia del suo autore, Carlo Goldoni, ma soprattutto figlia del suo tempo, la locandiera è la protagonista dell’opera omonima che da sempre incanta il suo pubblico.
La locandiera è una donna indipendente e volitiva, che bada ai suoi interessi e che opera in base a questi le sue scelte, secondo la tradizionale mentalità borghese del Settecento. È legata al suo cameriere Fabrizio, col quale ’fa all’amore’, ma si intrattiene in modo casto con tutti, senza rischiare di perdere l’onore ed il buon nome. La sensualità della donna ha fatto cadere ai piedi di questa il Marchese di Forlimpopoli, emblema della nobiltà economicamente decaduta, ed il Conte d’Albafiorita, borghese arricchito che si è potuto comprare il titolo. I due soggiornano alla locanda (e pagano il conto) e per corteggiare la padrona offrono l’uno la protezione, l’altro ricchi doni. Quando giunge alla locanda un Cavaliere che mostra il suo sdegno verso il genere femminile, Mirandolina si ingegna per farlo innamorare, ma le sue azioni rischieranno di metterla in pericolo. La ricchezza della commedia deriva dalla trama principale, dalla presenza di vicende secondarie e dalle numerose tematiche nascoste; tali elementi hanno da sempre permesso ad ogni regista, che si è cimentato con l’opera goldoniana, di prediligere alcuni aspetti particolari. Nel dirigere la versione de La locandiera in scena al Piccolo Teatro di Milano, Pietro Carriglio esalta l’aspetto sensuale della protagonista che si presenta schietta e sincera per fare invaghire il cavaliere. Mirandolina è vista infatti come una donna autonoma, non più giovanissima, ma ancora dotata di grande fascino e divertita dal gioco femminile della seduzione. Il tempo scorre inesorabile e la macchina narrativa si muove come gli ingranaggi di un orologio, secondo l’immagine usata da Carriglio, fino all’apparente lieto fine, il quale nasconde tuttavia una vena amara. Dopo un inizio in sordina, lo spettacolo decolla e lo spettatore ride spesso e volentieri. La messinscena viaggia magistralmente su due livelli di comicità, uno più fine ed uno più grossolano, come quando le commedianti che alloggiano alla locanda incantano gli avventori mettendo in mostra le loro ’grazie’. Gli attori sono quasi tutti convincenti, soprattutto Galatea Ranzi che dimostra notevoli doti interpretative. La scenografia, che ricorda i dipinti del Tiepolo e di altri pittori a lui contemporanei, è essenziale e permette veloci cambi scenici a vista che non rallentano la narrazione. L’opera risulta gradevole e divertente, una riprova, qualora ce ne fosse ancora bisogno, dell’immortalità del testo goldoniano. Un successo che conferma il Piccolo di Milano come il teatro più rappresentativo dei gusti del grande pubblico, con una notevole attenzione alla qualità degli spettacoli proposti. La locandiera di Carlo Goldoni al Piccolo Teatro Strehler dal 19 ottobre al 7 novembre 2010 regia, scene e costumi Pietro Carriglio musiche Matteo D’Amico, luci Gigi Saccomandi con (in ordine di entrata) Nello Mascia, Sergio Basile, Luciano Roman, Luca Lazzareschi, Galatea Ranzi, Massimo D’Anna, Samuel Kwaku Gyamfi, Jennifer Schittino, Domenico Bravo, Aurora Falcone, Eva Drammis produzione Teatro Biondo Stabile di Palermo, Teatro Stabile di Catania Durata: 2 ore e 30 minuti con intervallo
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