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"LA LOCANDIERA" di Carlo GoldoniMirandolina in chiaroscurodi Alessandro Pesce E’ in scena all’Eliseo di Roma la terza “Locandiera” di questa stagione , prodotta dagli stabili di Palermo e Catania, diretta da Pietro Carriglio e con un cast stellare, capitanato da Galatea Ranzi nel ruolo della protagonista.
La lettura di Carriglio non si accontenta di sottolineare la perfetta macchina scenica goldoniana o la sua straordinaria modernità ma attraverso l’elaborazione di un’attentissima analisi del testo, cerca affascinanti chiaroscuri e nuovi sensi nel sottotesto, rinunciando ai facili stereotipi. E così gli stranoti personaggi ci appaiono sotto una nuova luce. La Mirandolina della Ranzi non si ferma alla dicotomia donna seduttiva-vezzosa o proto femminista che, alternativamente o insieme, è proposta il più volte. Mirandolina è semplicemente una donna autorevole e sicura che si lancia nel gioco un po’ perfido nei confronti del forastico Cavaliere di Ripafratta, gioco che alla fine travolge lei stessa, salvo un ripensamento finale in nome della luce della ragione che le fa decidere per Fabrizio, probabilmente con un leggero rimpianto. Lo stesso Cavaliere è l’incarnazione del turbamento dell’uomo del Settecento di fronte a un nuovo modello femminile. In questo Luca Lazzareschi è perfetto, sospeso a mezzo metro da terra per la sua condizione di “cotto stracotto e biscottato”, mentre ripete il suo leitmotiv sulla necessità di tornare a Livorno, come un conservatore che ridicolmente insiste sulle posizioni vetuste pur di fuggire dal nuovo che avanza. La figura, solitamente molto macchiettistica, del Marchese spiantato ( Nello Mascia) in questa produzione ha punte di umanità e di tenerezza: quel suo continuo ripetere “ Io son chi sono” ci fa sospettare una crisi di identità di un nobile in un mondo dove il danaro comincia a contare più del lignaggio. Più nella tradizione, ma molto efficaci, il Conte di Sergio Basile, il Fabrizio di Luciano Roman e gli altri, una distribuzione davvero invidiabile. L’idea del passaggio tra vecchio e nuovo è fin troppo evidente anche dalla bella scenografia, (un fondale nebbioso in un interno con panche plurifunzionali,che con sapienti e raffinati giochi di luce suggerisce echi di pittura settecentesca) e dalle musiche, che partendo da suggestioni d’epoca diventano quasi minimaliste, con azzardi di ritmi esotici. Molto vibrante l’ultima parte dello spettacolo, quando il tumulto della vicenda si ferma lasciando posto alle decisioni e alle partenze. Tutto si fa più lento e la scena si risolve in un crepuscolo che ci restituisce i personaggi in una sorta di smarrimento malinconico. LA LOCANDIERA di Carlo Goldoni regia, scene e costumi Pietro Cartiglio - musiche Matteo D’Amico - luci Gigi Saccomandi con Galatea Ranzi, Luca Lazzareschi, Sergio Basile, Luciano Roman e con la partecipazione di Nello Mascia produzione Teatro Biondo Stabile di Palermo, Teatro Stabile di Catania Roma, Teatro Eliseo, fino a 28 marzo Durata: due ore e 30 minuti, compreso l’intervallo
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