“LA MANDRAGOLA” DI MACHIAVELLI

Una delle prove più convincenti della stagione del Toniolo

La compagnia dell’Arca Azzurra l’11 marzo ha portato in scena al Teatro Toniolo la Mandragola di Machiavelli.

Da quasi vent’anni ormai Ugo Chiti si era ripromesso di lavorare alla “Mandragola” di Machiavelli e, finalmente, ha potuto realizzare questo suo obiettivo: è infatti da un paio di stagioni che lo spettacolo viene portato nei teatri italiani dimostrando che la lunga attesa è stata di sicuro ben ripagata. L’intervento di Chiti sul testo originale, va detto subito, è tanto accurato quanto limitato, e di questa attenzione gli va reso il merito. Se si fa eccezione per alcuni brevi passaggi come il prologo e gli intermezzi tra i cinque atti, la “Mandragola” di Chiti segue fedelmente l’originale, contenendo le modifiche ai rari adattamenti linguistici necessari per facilitare la comprensione da parte del pubblico. È stato svolto principalmente un lavoro di sottrazione, con cui Chiti ha riportato al centro della scena le parole, l’intreccio e il ritmo della commedia come immaginati da Machiavelli.

Scritta intorno al 1520, la “Mandragola” è considerata la migliore e più celebre tra le commedie italiane del Rinascimento e senza dubbio la più riuscita all’interno della produzione di Machiavelli. Rimane un’opera affascinante, in cui si mescolano le influenze letterarie latine di Plauto e Terenzio, la sensibilità politica di Machiavelli e l’atmosfera dell’umanesimo fiorentino. La trama è piuttosto lineare: Callimaco, un giovane fiorentino tornato in città dopo molti anni, si invaghisce di Lucrezia, sposa di Nicia, e decide di sedurla; approfittando dell’ingenuità del marito, Callimaco riesce nel suo intento grazie a un inganno ordito insieme al proprio compare Ligurio, con la benevolenza di Timoteo, il frate confessore della famiglia di Lucrezia.

Gli equivoci e i sotterfugi, che danno all’intreccio un carattere chiaramente comico, nascondono un ulteriore livello di comicità, ben più ficcante e aspro, in cui Machiavelli si fa beffe delle convenzioni sociali e religiose, spesso mescolando con grande ironia il sacro col profano. Lo spettacolo presentato da Ugo Chiti e dall’Arca Azzurra ha il pregio di riuscire a restituire al pubblico questa complessità e raffinatezza, senza cercare soluzioni a effetto. La scelta dell’impianto scenico dà l’impressione di aver colto lo spirito del testo, organizzando uno spazio essenziale ed equilibrato, costruito intorno a geometrie quasi metafisiche. Viene creato così uno spazio dove la recitazione, efficace e al tempo stesso semplice, è libera di affidarsi completamente al testo originale. La “Mandragola” è infatti una commedia animata da un ritmo serrato, dove le azioni si concatenano una all’altra senza che gli attori lascino mai libera la scena. L’intrigo di Callimaco e Lucrezia coinvolge lo spettatore come se assistesse alla messa in moto di un meccanismo perfetto, in cui l’arte dell’inganno e della dissimulazione sono esercitate in tutte le loro forme possibili pur di raggiungere il fine prefissato, con una fusione inestricabile tra il piano comico della farsa amorosa e quello politico delle strategie d’azione.

Ideazione dello spazio, adattamento e regia: Ugo Chiti
Interpreti: Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Lorenzo Carmagnini, Giulia Rupi, Paolo Ciotti
_ Costumi: Giuliana Colzi
_ Luci: Marco Messeri
_ Musiche: Vanni Cassori e Jonathan Chiti
_ Produzione Arca Azzurra Teatro
_ Foto di Lorenzo Bojola