VEDI ANCHE |
|||||||||||||||||||||||||
"LA NINA SANTA" di Lucrecia MartelAnche l’orecchio vuole la sua parte. E’ forse sul piano sonoro e sulle percezioni uditive che va cercata la chiave interpretativa della seconda opera della giovane talentuosa regista argentina.di Giovanni Santoro La Nina santa narra la storia di Amalia (Maria Alchè), una quindicenne cresciuta in una cultura cattolica, che - durante un congresso medico in un hotel nella città termale di La Cienaga- diventa oggetto del desiderio del dottor Jano (Carlos Bolloso), che è a sua volta oggetto delle attenzioni della proprietaria dell’albergo Melena (Mercedes Moran), bella donna divorziata e madre di Amalia. Lucrecia Martel con questa sua seconda opera, presentata all’ultimo Festival di Cannes, porta sul grande schermo la storia delle sotterranee pulsioni sessuali di tutti i protagonisti della storia: in un albergo dall’atmosfera decadente e grigia ogni tipo di emozione e passione, sia che si tratti dell’intensità delle preghiere religiose sia che si tratti di desideri sessuali, viene accentuata. Su questi due binari si snoda il film che crea ambiguità di personaggi e commistioni di temi: il sacro si confonde con il profano, il timore di Dio con il desiderio peccaminoso, la vocazione con l’iniziazione sessuale. Il risultato è un film dal fascino misterioso e allusivo, fatto di sensazioni, di mezze parole e di sguardi espressivi: un film non complicato nella storia, ma complesso nel mosaico di segni, simboli e suggestioni che mette in scena. Non a caso il finale non spiega nulla ma rimane aperto e spinge lo spettatore ad una visione attenta e ad uno scavo interpretativo. Lucrecia Martel usa con maestria il linguaggio cinematografico come forte elemento di espressività, soprattutto attraverso un raffinato uso del rapporto fra suono e immagini: fin dall’inizio (il sonoro precede le immagini sullo schermo) la regista ci invita a prestar attenzione agli aspetti sonori del film e alle percezioni uditive dei personaggi (per lo stesso motivo vediamo spesso dei dettagli sulle orecchie dei protagonisti); ogni piccolo suono può essere amplificato così come ogni rumore o dialogo diegetico (fuori campo o in secondo piano) si può ascoltare con la stessa intensità di un suono la cui fonte è presente sullo schermo in primo piano. Le orecchie della giovane Amelia, a differenza di quelle malate della mamma, colgono qualcosa di impalpabile nell’aria (il primo "contatto" tra la ragazza ed il dottore non a caso avviene davanti ad una "misteriosa" musica ascoltata in piazza) che le permettono di uscire da una situazione di turbamento, dovuto al confitto tra cultura cattolica e desideri sessuali (ma più in generale tra insoddisfazione della vita e voglia di cambiare qualcosa per provare sensazioni sconosciute). La nina santa, attraverso un’attenta costruzione espressiva dell’inquadratura, si rivela un film che fa ri-suonare in ciascuno inquietudini e quesiti morali, e permette di scavare dentro tutta la propria intimità. Titolo originale: La niña santa Nazione: Argentina Anno: 2004 Genere: Drammatico Durata: 106’ Regia: Lucrecia Martel Sito ufficiale: www.laninasanta.com Sito italiano: www.laninasanta.it Cast: Mercedes Moran, Carlos Belloso, Alejandro Urdapilletta, Maria Alche, Julieta Zylberberg, Mia Maestro, Monica Villa, Marta Lubos, Alejo Mango, Arturo Goetz Produzione: Lita Stantic Distribuzione: Teodora Film Data di uscita: Cannes 2004 10 Dicembre 2004 (cinema)
|
|||||||||||||||||||||||||
Applicazione SPIP | Web design HCE s.r.l. |
Registrazione al Tribunale di Venezia n.1491 del 24-09-2004 | Disclaimer | 2012 Creative Commons |








