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"LA PELLE CHE ABITO" DI PEDRO ALMODOVAR"Cosa non può ottenere l’amore di un pazzo?"di Ilaria Falcone Robert Ledgard (Antonio Banderas) è un chirurgo imperturbabile, insensibile al dolore altrui da quando un terribile incidente gli ha portato via la moglie. Dopo il dramma, Robert ha dedicato la sua vita alla ricerca, per produrre un tipo di pelle - una seconda pelle - tanto sensibile quanto indistruttibile, da resistere al fuoco.
Nei dodici anni trascorsi anche a curare la figlia (traumatizzata dalla morte della madre), nella splendida residenza di El Cigarral, Robert ha portato a termine, con successo, il suo lavoro. Senza nessuno scrupolo, privo di turbamenti, anche etici (i suoi risultati sono frutto di mutazioni genetiche), Robert Ledgard trova una cavia su cui sperimentare la sua ricerca. Con la netta complicità di Marilia (Marisa Paredes), la governante che lo ha cresciuto, Ledgard porta a compimento un atroce esperimento. Nel corso della sua carriera Pedro Almodovar ha passeggiato attraverso diversi stili, lasciando sempre un’impronta fisica, personale. Ha mischiato le carte dei generi e ha ribaltato le regole del dramma e della commedia; ha giocato con il melodramma utilizzando leggerezza e sfrontatezza. Ha commosso, stupito e ha divertito (Labirinto di passioni, Donne sull’orlo di una crisi di nervi, Legami, Tutto su mia madre). È uscito dai binari della sperimentazione, deludendo (Carne tremula, Parla con lei, La mala educación). È tornato a emozionare (Volver) e, successivamente (Gli abbracci spezzati), ha mostrato una certa titubanza, come se volesse trattenersi. Con la sua impeccabile e accentata emotività, torna ora con quello che lui stesso ha definito “un horror da ridere”: La pelle che abito, presentato all’ultimo Festival di Cannes. Tratto da Tarantola, un romanzo del 2003, un noir di Thierry Jonquet, La pelle che abito (con diversi ritocchi da parte del regista) è una storia torbida e feroce. “Cosa non può ottenere l’amore di un pazzo?”. Robert è uno psicopatico, un mostro malato di amore (Antonio Banderas, con ricercata inespressività, ha cosparso di inquietudine le scene); Vera (una delicata, espressiva e bravissima Elena Anaya), la sua creatura, una vittima terrorizzata e inorridita, che è costretta ad accettare una natura che non le appartiene, che lotta con la sua essenza maschile. C’è tanto Almodovar, eccentrico, forse troppo, in questo film. La pelle che abito è una storia di vendetta, è un thriller tra psicologia, scienza e filosofia. Almodovar, da funambolo studioso di vite e giocatore d’azzardo di caratteri linguistici, ne La pelle che abito, ha miscelato l’horror con il grottesco; ma le dosi sono calibrate con una dirompenza non convenzionale, più sentimentale e paradossale che razionale. Il risultato sarà anche un’opera imperfetta; tuttavia, proprio per questo suo sbilanciamento narrativo La pelle che abito ha la capacità di smarrire, lasciare esterrefatti, divertire e/o sconvolgere. L’eccellenza di Almodovar sta nel saper confondere, nel sapere catturare le immagini e trasmetterle magneticamente. Ogni inquadratura è un dettaglio, gli sguardi sono riflessi, le identità si sovvertono, le maschere si strappano, i segreti si confondono, le verità faticano. Una nuova strada, quella qui percorsa, forse senza via d’uscita. Ma l’impronta, che Almodovar lascia, è molto profonda. Titolo originale: La Piel que Habito Nazione: Spagna Anno: 2011 Genere: Drammatico Durata: 120’ Regia: Pedro Almodóvar Sito ufficiale: www.sonyclassics.com/theskinilivein/ Sito italiano: www.lapellecheabito.it Cast: Antonio Banderas, Elena Anaya, Marisa Paredes, Bárbara Lennie, Blanca Suárez, Fernando Cayo, Jan Cornet, Eduard Fernández Produzione: El Deseo S.A. Distribuzione: Warner Bros. Data di uscita: Cannes 2011 23 Settembre 2011 (cinema)
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