LA PITTURA DI UN IMPERO ALLE SCUDERIE DEL QUIRINALE

A Roma dal 24 settembre

Polignoto, Parrasio, Zeusi, Apelle. Nomi di grandi maestri greci di livello cosi’ alto da essere paragonati ai grandi geni del Rinascimento italiano come Raffaello o Giotto, ma dei quali, purtroppo, si e’ preservato pochissimo nel corso dei secoli. Ora, per la prima volta, una mostra tenta di riportare in luce i fasti della pittura dell’antica Roma. Organizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica ‘Roma. La pittura di un impero’, alle Scuderie del Quirinale dal 24 settembre 2009 al 17 gennaio 2010, si propone di raccontare il ruolo centrale della pittura nella societa’ civile romana, superiore anche a quello della scultura, sottolineandone l’originalita’ nel tentativo di superare il concetto acquisito di una sua dipendenza passiva dall’arte greca.

”Il senso di questa mostra – ha spiegato il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci – e’ far capire il perche’ i modelli di questa pittura, che riflettono una gloria per noi incognita, si sono tramandati in tutto l’Impero. Nomi che forse superano quelli del grande Rinascimento italiano come Raffaello, Goya, Rembrandt e altri, e nonostante questo sono a noi sconosciuti”.
Cento opere che abbracciano un vasto periodo, dal 1° secolo a.c. al V° secolo d.c. tra cui grandi affreschi, ritratti su legno e su vetro, decorazioni e fregi provenienti dalle domus patrizie, dalle abitazioni e botteghe popolari dei piu’ importanti siti archeologici e dai musei di tutto il mondo.Un mondo di inaspettata vivacita’ cromatica, dove prorompe il rosso pompeiano, il verde, l’azzurro dei lapislazzuli, sfatando il luogo comune che identifica il ‘classico’ con la trasparenza dei marmi bianchi. ”Il mondo antico, greco e romano, era un mondo colorato – dice il curatore della mostra Eugenio La Rocca – mentre noi siamo abituati a statue bianche. Colorati erano i templi, gli edifici pubblici e le case, sia all’esterno che all’interno”.