“LA TRAPPOLA” DI LUIGI PIRANDELLO

Il mondo come una grande trappola

La Trappola è una novella pirandelliana (la più cupa e disperata, secondo alcuni) che deve aver sedotto talmente Gabriele Lavia, per le sue molteplici implicazioni filosofiche e psicologiche, da indurlo a costruirci attorno (e “dentro”) uno spettacolo, seppur “piccolo”, molto complesso e intenso.
Sembra in effetti che qui Pirandello declini il classico contrasto tra finzione e realtà in una ancora più desolata visione della condizione umana.

Al centro c’è un uomo che vive in una casa perennemente  buia, al riparo dalla luce solare, perché il sole crea le illusioni, svela gli oggetti, le cose, tutto cio’ che poi ci induce a vivere e quindi a soffrire.
 Al sole  le cose prendono corpo, ma non possono altro  che essere forme  ingannevoli, poiché l’uomo, (al contrario del cavallo del mito di Schopenauer, beato nella sua ignoranza della morte), conosce il suo destino mortale e quindi, in definitiva,  la Vita stessa non puo’ che manifestarsi come una grande suprema trappola.

 
Ma  Fabrizio (questo è il nome del personaggio ) non è un ironico e sofferto “raisonneur” come per esempio il Laudisi di Così è se vi pare, perché  è ormai catturato e imprigionato dalla  trappola più insidiosa e estrema, quella del suo stesso pensiero  e così, la deleteria concezione  dell’esistenza come  un tempo di prigionia “aspettando la morte”, si rivelerà fatale e autodistruttiva.

 
Nella penombra della sua casa ingombra di libri e oggetti e un divano da cui  Fabrizio, steso, urla la disperazione (suggestiva la scenografia di Alessandro Camera),  penetra, a un certo  punto, la Vita,  prima sottoforma di un padre ridotto a larva umana   e poi nelle sembiamze di una donna (interpretata da Giovanna Guida, giustamente lontana da ogni realismo, come se invece di un personaggio vero fosse una proiezione del protagonista) che gli offre un aiuto apparentemente misericordioso e disinteressato ma che poi si rivelerà un mero sfruttamento, compromettendo definitivamente il suo rapporto con l’universo Donna, iniziato male già alla sua nascita, con una madre morta di parto, (e qui oltre agli stracitati filosofi tedeschi si affaccia  l’ombra di Sigmund Freud …).
 
Se Lavia attore risolve molto bene  il personaggio contaminando la terribilità del tema con  un voluto gigionismo non scevro da ironia soprattutto in quel suo rivolgersi al pubblico, Lavia regista è molto rigoroso e convincente, questa sua prova mi ha fatto pensare ad altre eccellenti suoi spettacoli “piccoli”, come le Memorie del sottosuolo o Il nipote di Rameau o il suo Bergman, che funzionano meglio di megaregie di  classici dove in genere si manifesta una sua tendenza ad appesantire  e a strafare.

LA TRAPPOLA di Luigi Pirandello
_ adattamento e regia Gabriele Lavia
_ protagonista G.Lavia, con Giovanna Guida e Riccardo Monitillo
_ Produzione Teatro di Roma
_ Roma, Teatro Argentina fino al 24 marzo, poi Rieti, Montalto di Castro, Latina,Parma, San Sepolcro, Lucca, Jesi, Recanati, Fano, Terni
Durata 70′