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"LA VITA CHE VORREI" di Giuseppe PiccioniQuando il cinema parla di sé attraverso l’amore.di Giovanni Santoro Dopo aver diretto il cortometraggio Sandra: Ritratto confidenziale, Piccioni dimostra ancora una volta l’attrazione fatale per la sua musa ispiratrice: una straordinaria Sandra Ceccarelli.
E’ una storia d’amore ed insieme un omaggio alla Settima Arte, l’ultimo film di Giuseppe Piccioni. Il film racconta infatti la storia d’amore tra un attore, Stefano (Luigi Lo Cascio), e un’attrice Laura (Sandra Ceccarelli), protagonisti nei panni di Federico e Laura di un melodramma ottocentesco in costume, e protagonisti nella loro vita di una tragica passione. Piccioni riesce bene a coniugare la storia sentimentale ottocentesca (genere La Traviata) con la vita della coppia protagonista del film, mescolando il destino tragico dell’eroina nobile a quello dell’attrice che la interpreta; in questo senso la sceneggiatura risulta essere ben costruita in un gioco di azioni/reazioni tra i sentimenti reali (sempre ovviamente diegetici) e l’amore in costume. Una riflessione sulla natura dell’amore difficile da vivere nella vita di tutti i giorni (i personaggi del film anche prima di incontrarsi vivono storie tormentate) confrontato all’amore di altri tempi, passionale, doloroso, straziante sì, ma alla fine sincero e possibile. Personaggi quasi antitetici quelli di Laura e Stefano, che cercano, trovano, perdono, prima un equilibrio personale, poi un’armonia di coppia. Lei principiante, spontanea, insicura, sprovveduta, confusa. Lui famoso, freddo, arido,altezzoso, stanco, insoddisfatto. Entrambe anime infelici. Entrambi drammaticamente vicini per la solitudine e le contraddizioni in cui vivono in attesa di quella vita che vorrebbero diversa. Due vite dis-perse che acquistano un senso solo quando si incontrano per lavorare assieme al film. Piccioni, attraverso una regia intima e delicata, riesce bene a sondare i territori dell’intimità di queste due anime, dando maggior risalto al personaggio femminile. Non si crede di azzardare, sostenendo che il film è soprattutto un omaggio all’attrice italiana Sandra Ceccarelli, straordinariamente malinconica e coinvolgente in questo film, già protagonista con Lo Cascio del film di Piccioni Luce dei miei Occhi (Coppa Volpi ad entrambi a Venezia 2002), e alla quale il regista marchigiano aveva già dedicato il cortometraggio Sandra: Ritratto Confidenziale. E’ un film che vive e ruota attorno al personaggio di Laura, come dimostrano fin da subito i titoli di testa alternati ai primi piani di un provino dell’attrice ai limiti dell’autobiografico. Al centro del film vi è la sua crescita interiore, la sua maturazione in termini di consapevolezza, profondità, verità della vita (in seguito al lavoro sul personaggio di Eleonora); tutto questo provoca per osmosi dei cambiamenti nel carattere di Stefano che grazie a lei, grazie al film interpretato, perde il suo equilibrio, il suo autocontrollo e si lascia andare. Tra le pieghe (ma non troppo) di questa love story, Piccioni va oltre un discorso sull’arte che imita la vita e viceversa, per riflette sull’arte recitatoria e sul rapporto tra mentire e recitare, tra essere e apparire, tra vivere e interpretare, tra realtà e finzione. Un film nel film quindi, un intenso lavoro metalinguistico quello di Piccioni su due livelli, per rendere pubblica l’essenza profonda del cinema: la finzione. Il regista attraverso questo gioco di scatole cinematografiche, attraverso la costruzione di una rappresentazione "alla seconda", sembra volerci ricordare la natura del cinema come proiezione di ombre, di illusioni che, sebbene possano commuovere, inquietare, far sognare, non esistono se non sullo schermo. E Piccioni sceglie di sottolineare questo "effetto reale" del cinema che conduce lo spettatore ad avere l’illusione della realtà, attraverso un "effetto notte", facendo ricorso alla Finzione quando parla di sé stessa, facendo ricorso cioè al linguaggio cinematografico (altrimenti non saremmo qui a parlarne) nel momento stesso in cui riflette sulle sue caratteristiche e possibilità di rappresentazione. Dopo "L’amore ritorna" di Sergio Rubini, visto la scorsa stagione, un altro regista italiano intraprende quindi la strada di un cinema autoreferenziale, per raccontarci il proprio mondo. Quella di Piccioni è un opera ben costruita che parla del cinema, della sua natura, della sua poetica, dei suoi meccanismi, dei suoi protagonisti ed dei loro sentimenti. Ma anche un’intima storia d’amore universale. Titolo originale: La vita che vorrei Nazione: Italia Anno: 2004 Genere: Romantico Regia: Giuseppe Piccioni Cast: Luigi Lo Cascio, Sandra Ceccarelli Produzione: Lionello Cerri Distribuzione: 01 Distribution Data di uscita: 01 Ottobre 2004 (cinema)
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