“LE 101 DONNE PIU’ MALVAGIE DELLA STORIA” di Stefania Bonura

Novità Newton Compton Editori

Da Cleopatra VII a Lucrezia Borgia, da Caterina de’ Medici ad Anna Bolena, Stefania Bonura ci racconta le eroine più perfide e spietate mai esistite al mondo

Già il titolo da solo fa venire voglia di comprarlo. Se poi ci aggiungiamo un azzeccato sottotitolo – Eroine nere, sciagurate, perdute e diaboliche – e un’intrigante immagine di copertina, il gioco è fatto. Non si può non restare affascinati dal nuovo libro di Stefania Bonura, autrice, traduttrice e fondatrice di una casa editrice (XL edizioni).

Sotto il nome di Le 101 donne più malvagie della storia, Stefania Bonura ha raccolto segreti e passioni di principesse, cortigiane, regine, protagoniste di fiabe e romanzi, con un’unica caratteristica in comune: l’indole spietata.

Da Eva Kant a Caterina De’ Medici, da Lucrezia Borgia a Circe, da Caterina II di Russia ad Annamaria Franzoni, nel libro della Bonura, edito da Newton Compton, ci sono proprie tutte: donne circondate da un alone di mistero e oscurità, sulle cui tracce è rimasta (a ragione o a torto, chissà) una scia di sangue e sofferenza.

Alcune le conosciamo tutti, ne abbiamo sentito parlare milioni di volte. Eppure qui le riscopriamo sotto altre vesti, insolite e misteriose. Altre, invece, sono meno note e proprio per questo suscitano curiosità e interesse.

Stefania Bonura le ha scovate attraverso un lungo e attento lavoro bibliografico e poi ce le ha raccontate, suddivise in tre categorie: Donne e potere, Donne e Crimine, Donne e fiction.
Per ognuna di esse c’è da appassionarsi, rimanendo intrappolati nelle loro incredibili storie, a metà tra la verità e la funzione, tra la malvagità e la necessità, tra la certezza della colpa e il fango gettato nei secoli sopra omicidi, corruzioni e violenti epiloghi.
Ce li racconta in un’intervista l’autrice Stefania Bonura.

Stefania la bibliografia di questo libro è corposa. Come si sono svolte le ricerche per realizzarlo?

Il lavoro è stato lungo e faticoso. Mi sono avvalsa di molte ricerche storiche e biografie, nonché di testi generali dedicati alla storia delle donne, soprattutto per quanto riguarda la prima sezione.
Talvolta sono risalita alle fonti per poter conoscere direttamente le voci che esprimevano nel bene e nel male, a torto o a ragione, i loro severi giudizi su queste donne. Ho dovuto poi consultare raccolte enciclopediche del crimine, articoli di cronaca, sentenze e perizie psichiatriche.
Il mio scopo non era raggiungere una verità, ma solo documentarmi il più possibile per riuscire a ricostruire la storia di queste donne, evitando le semplificazioni e lasciando alle loro vite tutte le sfumature di cui erano composte.

Quale di queste donne ti ha colpito di più?

In realtà le donne che hanno stimolato la mia curiosità sono tante. Ne cito velocemente qualcuna: Elisabetta Bathory, una potentissima e ricchissima contessa ungherese del Seicento che venne accusata di aver seviziato e ucciso centinaia di fanciulle. Su di lei venne costruita più tardi la figura della Contessa Dracula, tanto più che era imparentata con i conti di Transilvania.
Madama Cheng è un altro personaggio che ha stuzzicato la mia fantasia. Si tratta di un’efferata piratessa cinese che arrivò a comandare un equipaggio di 1200 vascelli e 150.000 uomini: la flotta di pirati più grande della storia!
Poi c’è Vera Renczi, l’assassina più romantica che il panorama delle criminali ha saputo offrirmi. Una nobildonna rumena dei primi del Novecento che non uccideva né per lucro né per vendetta né per dominio: uccideva per gelosia. Se soltanto sospettava che il suo uomo stesse guardando (o anche solo pensando) un’altra donna, non lo mandava semplicemente al diavolo, lo spediva direttamente all’altro mondo! Nelle segrete del suo castello furono ritrovate 35 bare di zinco curatissime con tanto di epitaffi: non c’era dubbio che li avesse amati tutti!

Che idea ti sei fatta durante i tuoi studi dell’influenza che queste figure ebbero nell’arte e nella letteratura?

Gli scambi tra realtà e fantasia, tra storia e narrazione letteraria, tra cronaca e fiction sono davvero tanti. Così numerosi da dover fare attenzione a distinguere tra ciò che è dato storico e ciò che è interpretazione letteraria.
Buona parte delle donne che rientrano nelle prime due sezioni del libro, cioè quelle realmente esistite, hanno ispirato tanta letteratura.
Dino Buzzati si occupò molto di Caterina Fort, che nel secondo dopoguerra massacrò una famiglia a Milano; Dickens si ispirò all’assassina Marie Manning per costruire uno dei personaggi del suo romanzo “Casa desolata”; i surrealisti furono scioccati, colpiti, ossessionati dalle sciagurate sorelle Papin, che accecarono e uccisero la loro padrona di casa e sua figlia; Daniel Defoe raccontò le avventure di due piratesse realmente esistite, le cui vite sembrano direttamente forgiate per le pagine di un romanzo; la stessa Madama Cheng ha ispirato il film di Ermanno Olmi “Cantando dietro i paraventi” e Caril Ann Fugate è stata rappresentata in ben tre film, di cui il più famoso resta “Natural Born Killers”.
Le malvagie che nascono direttamente dalla penna degli autori, da Euripide fino a Quentin Tarantino, sono comunque per lo più vendicatrici, discostandosi così molto dalla realtà, che le vede invece soprattutto percorrere il sentiero del crimine per motivazioni concrete (per appropriarsi cioè di beni materiali).
Inoltre ho trovato molto interessante visionare tutti i modi, innumerevoli, in cui la Giuditta fu rappresentata nell’arte: le più celebri restano Caravaggio, Artemisia Gentileschi e Klimt.

Progetti futuri?

La mia prossima sfida sarà sicuramente un romanzo!

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