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LE GRANDI VIE DELLA CIVILTàIn mostra al Castello del Buonconsiglio di Trentodi Giacomo Botteri Le rassegne del Castello del Buonconsiglio a Trento non hanno, in genere, una pura valenza estetica , ma si allargano a significati di documentazione sociologica e storica. Caratteristiche, queste che risultano evidenti anche nella mostra ospitata dal I luglio al 13 novembre nei suggestivi ambienti dell’ala nord del Castello con il titolo “Le grandi vie delle Civiltà”.
La rassegna intende infatti documentare le relazioni e gli scambi fra il Mediterraneo e il CentroEuropa dalla preistoria all’epoca della romanità, con riferimenti espliciti alle dialettiche e problematiche attuali in tema di flussi migratori dai paesi africani all’ Europa. Fa da viatico, nella presentazione della mostra la citazione-monito di Platone tratta dalla Apologia di Socrate in cui si afferma che “l’uomo è per sua natura sociale“ e di conseguenza, è portato ad interagire con gli altri esseri umani, allargando sempre più i suoi orizzonti verso terre e continenti nuovi. A spingerlo verso un destino ignoto e colmo di imprevisti non è solo il suo desiderio, spesso inconscio, di conoscenza, la spinta a non vivere come bruti ma a “seguir virtude e conoscenza”, ma il più delle volte è la necessità di fuggire guerre, pestilenze, carestie, persecuzioni. A volte è lo spirito mercantile a spingerlo fuori dai confini nazionali dando così vita a fecondi scambi commerciali capaci di risollevare economie languenti e di creare grandi ricchezze . Ne è grandioso esempio Venezia, diventata splendida nei suoi palazzi e chiese, grazie agli intensi scambi con l’Oriente. La mostra trentina focalizza la sua attenzione sulle relazioni e scambi fra il Mediterraneo e il centro Europa dalla preistoria alla romanità documentandoli con una ricca e significativa mole di testimonianze provenienti da oltre 50 Musei nazionali ed esteri comprendenti manufatti, affreschi oreficerie statue, mosaici, maschere per tornei. Raffinati monili celtici sfidano le preziosità etrusche, a cui si affiancano solide corazze scolpite, maschere per proteggere i cavalieri nei tornei, spade di evidente ascendenza ottomana. La navicella a protome di cerva pare scolpita su imitazione delle barche in miniatura trovate in numerose piramidi egizie, mentre il cavallino con ruote era forse uno dei giocattoli che rallegravano un antico bambino come la bambola trovata alcuni decenni fa nella tomba di una fanciulla di nome Crepereia scoperta a Vallerano lungo la via Laurentina. Viene invece da Pomezia la statua di matrona dall’enigmatico sorriso etrusco scelta come immagine di copertina per il bel catalogo della mostra del Buonconsiglio. Splendidi gli affreschi da Pestum e i mosaici rappresentanti corse di bighe e lavori campestri. Non mancano i simboli di carattere religiosi come statue e oggetti,testimonianze della mistura di culti occidentali e orientali: si venerano Demetra e Iside, Subazio e Dioniso, Cibele, la persiana Antifissa, signora degli animali, Mitra, il dio salvatore; culti a ricordarci che non sono solo i beni materiali, o nuove tecnologie e sistemi produttivi i frutti di questi scambi ma soprattutto un fecondo connubio di idee culture che dopo l’iniziale divario fra le regioni a nord e a sud delle Alpi ha portato a una globalizzazione ante litteram, favorita e incoraggiata dall’Impero romano. Gli imperatori che fecero grande Roma avevano infatti visto nel melting pot generato dai flussi migratori non solo problemi e pericoli, ma una eccezionale opportunità per crescere e ravvivare la romanità stessa. Dalla Grecia e dalla Etruria i Romani ereditano “il consumo conviviale” di cibi e bevande chiamato “la bevuta insieme”, cerimonia finalizzata a instaurare o confermare alleanze e relazioni. Persino i barbari più meritevoli venivano integrati nell’esercito e a volte fatti senatori se se ne riconosceva il valore. Ecco il messaggio che questa bella rassegna lancia a chi vede negli attuali flussi migratori solo un pericolo da demonizzare e respingere.
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