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"LE SIGNORINE DI WILKO" Da J.IwaszkiewiczIn vacanza nel proprio passatodi Alessandro Pesce Le signorine di Wilko, romanzo di J.Iwaszkiewicz, insigne poeta e narratore polacco del secolo scorso, è un testo di cui il regista lèttone Alvis Hermanis è appassionato cultore, tanto che già dieci anni fa ne ha realizzato uno spettacolo in patria e adesso lo ha scelto per la sua prima esperienza sulle scene italiane.
Al centro del racconto c’è Wiktor, un "uomo senza qualità", un triste burocrate che non ha realizzato i sogni di gioventù, un uomo ormai spento e senza affettività. Succede che, un po’ per caso, un po’ per inconscio desiderio di trovare un senso al suo presente, ripercorrendo quello che è stato e facendo ammenda dei suoi "peccati"di inettitudine, Wiktor decida di trascorrere le ferie presso il podere di una famiglia altolocata, Wilko, dove da studente passava le estati come istitutore delle sei figlie dei ricchi proprietari: le estati delle emozioni, dei sogni, della sensualità. Sono passati quindici anni, c’è stata la guerra di mezzo, il confronto con il passato si rivelerà crudele sia per lui sia per le signorine. Il tema è fondamentalmente questo: i ricordi, il tempo trascorso, i conti inesorabili che ti presenta l’esistenza; l’amore come qualcosa di irrimediabilmente legato esclusivamente alla giovinezza.Per tutti i personaggi è troppo tardi. E’ ovvio che si pensi a Proust, a Čhecov, ma anche a tematiche pinteriane ("il passato è una terra straniera, là tutto si svolge in maniera diversa"), su cui si innesta un’ironia di marca mitteleuropea, mentre la stessa situazione drammaturgica che pone un uomo solo tra sei donne che rappresentano, ognuna, una faccia dell’amore e dei sentimenti, implica situazioni e atmosfere intriganti. Nel ridurre per la scena il romanzo, Hermanis sposta l’azione dal primo al secondo dopoguerra. Come egli stesso afferma nelle note di regia, sceglie dal testo i brani a suo dire più "poetici", e li fa raccontare dagli attori spesso in terza persona come fece già Ronconi nel suo " Pasticciaccio". Hermanis ambienta il tutto in un interno quasi iperrealista colmo di oggetti, un tavolo, sedie, armadi, molte bacheche di vetro vuote e covoni di grano sullo sfondo: oggetti che senza intellettualismi o simbolismi, servono a sceneggiare il racconto, con una serie interminabile di intelligenti e espressive invenzioni registiche, sottolineate da flebili musiche d’epoca che aiutano a ricreare un’atmosfera irripetibile e a tratti ipnotica. Confrontandosi con una lingua, la nostra, che non conosce, e con i nostri attori, Hermanis ne esce molto bene. L’ottimo gruppo, di cui fanno parte attori prestigiosi come Sergio Romano e Laura Marinoni, si è messo completamente a disposizione dell’ idea registica che li ha voluti maniacalmente sommessi e precisi, e chiamati anche a rappresentare la sensualità e la comunicazione attraverso un uso totale della fisicità, raggiungendo un risultato esemplare. LE SIGNORINE DI WILKO (2010) dal romanzo di Jaroslaw Iwaszkiewicz adattamento e regia: Alvis Hermanis - coreografia: Alla Sigalova - scene: Andris Freibergs - costumi: Gianluca Sbicca - luci: Paolo Pollo Rodighiero - assistente alla regia: Thea Dellavalle - assistente alle scene: Elena Zykova - assistente ai costumi: Gianluca Carrozza - interprete: Santija Bieza - traduzione adattamento: Carla Pollastrelli con: Sergio Romano, Laura Marinoni, Patrizia Punzo, Elena Arvigo, Irene Petris, Fabrizia Sacchi, Alice Torriani produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Programma Cultura dell’Unione Europea nell’ambito del Progetto Prospero, Teatro Stabile di Napoli, Nuova Scena Arena del Sole - Teatro Stabile di Bologna Durata: 2 ore circa Prato, dal 24 marzo, poi Pordenone, Brescia, Perugia, Chiasso,Catania, Portogallo, Francia e Germania
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