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Quinzaine des réalisateurs "LE VOYAGE DU BALLON ROUGE" DI HOU HSIAO HSIENIl viaggio di HHH: da Taiwan a Parigidi Carla Mancini Dopo aver descritto con realismo la Cina della sua giovinezza e della sua maturità, il regista taiwanese Hou Hsiao Hsien arriva in Europa e realizza un film di uguale intensità e precisione.
Il progetto del film Le voyage du ballon rouge nasce dalla volontà del produttore François Margolin e del Museo d’Orsay di festeggiare i vent’anni di attività del grande spazio di esposizione offerto alla pittura impressionista e all’art déco. Gli sguardi dei più grandi cineasti stranieri (tra cui Tsai Ming Liang, Olivier Assayas, Jum Jarmusch, Raoul Ruiz) sono stati sollecitati per offrire una nuova visione di questo spazio, della città che lo contiene e delle sensazioni che evoca. Il punto di partenza del film è, per HHH, un quadro di Félix Vallotton intitolato Le ballon e conservato, per l’appunto, al Museo d’Orsay. In esso un bambino (o una bambina) rincorre un pallone rosso, investito da una luce che illumina l’angolo di prato riservato ai suoi giochi. In alto sulla sinistra due figure di donne, in piedi, lo controllano da lontano: la zona in cui sostano è rivestita dall’ombra della vicina foresta. Se un’istantanea dovesse riassumere l’essenza del film, l’opera di Vallotton ne sarebbe il perfetto modello: Simon è un bambino di sette anni e vive a Parigi con sua madre, Suzanne, marionettista alle prese con i preparativi del suo nuovo spettacolo. Immersa nel lavoro quotidiano, Suzanne lascia la cura di suo figlio nelle mani della babysitter cinese Song Fang, una giovane studente di cinema. Immerso nella luce dell’immaginazione il piccolo Simon segue ed è inseguito da un palloncino rosso, accompagnato in questo strano viaggio (quello del titolo) da Song. Artista, cineasta, la giovane ragazza cinese aderisce al mondo del bambino e al suo sguardo infantile e poetico su ciò che lo circonda. Trattandosi di un palloncino rosso, Hou Hsiao Hsien non poteva non far riferimento al piccolo di film di Albert Lamorisse Le ballon rouge che partecipò anch’egli, nel 1956, al festival di Cannes, e a cui dedica le prime scritte dei titoli di testa. Di questo classico un po’ dimenticato del cinema per l’infanzia, non si può non ricordare l’analisi del critico André Bazin che prese il film a modello per la tua teoria del Montaggio proibito. Secondo Bazin questo film non doveva nulla al montaggio. L’illusione di zoomorfismo attribuita al palloncino nasce dalla realtà, è concreta e non deve nulla ai “prolungamenti virtuali del montaggio”. Grazie ad un trucco (che HHH mostra nel suo film, ancor più alla ricerca del realismo), il palloncino segue il bambino lungo il suo tragitto per recarsi a scuola, non attraverso un effetto creato dalla giustapposizione di inquadrature, ma nella realtà stessa del momento delle riprese. Se Lamorisse fosse ricorso ai trucchi di montaggio e di trasparenza, il film sarebbe diventato un racconto per immagini, invece di essere l’attuale documentario immaginario. La conclusione dell’analisi baziniana era che “quando l’essenziale di un evento dipende dalla presenza simultanea di due o più fattori dell’azione, il montaggio è proibito”: tale tesi sarà poi l’origine dell’ammirazione per il cinema di Welles, di Flaherty, etc.. Tale ricerca di realismo è anche alla base dell’ultimo film di Hou Hsiao Hsien, nonché della sua intera cinematografia. Abituati ai paesaggi esotici delle opere precedenti del regista taiwanese, i cinefili più appassionati hanno avuto difficoltà a misurarsi con le inquadrature riempite dai quei bus e quelle stazioni di metro tanto conosciute della capitale francese. Alcuni di loro (vedi Olivier Seguret nel quotidiano Libération) hanno parlato di un film “alla maniera di” un cineasta francese qualsiasi; l’hanno definito “truffaldien et parigot” nella sua descrizione di una Parigi dei luoghi comuni. Ma il regista Hou Hsiao Hsien mostra la coerenza di un grande autore quando, nonostante il cambiamento radicale dell’universo rappresentato, mantiene costante il suo rapporto alla vita e al cinema. L’osservazione discreta di una realtà riscontrabile tale e quale nella vita dei bobò parigini (gli intellettuali, artisti, estraniati nel loro mondo di creazione e travolti in una quotidianità che non riescono a gestire) si mescola alla dimensione visionaria di un racconto fiabesco. Al fascino dell’esotismo si sostituisce la constatazione di un descrizione intelligente e fine di un cinesta straniero affacciato sul nostro mondo. Hou Hsiao Hsien guarda il piccolo nucleo familiare costituito da Suzanne e Simon, sia dall’interno, tramite il suo doppio Song (cineasta sbarcata a Parigi, come lui, alla ricerca di una propria visione della città); sia dall’esterno, dagli occhi immaginari di un palloncino rosso che sale sui tetti degli immobili e sulle punte dei monumenti per guardare il mondo da un nuovo punto di vista. Così come fa Vallotton nel suo quadro, mostrando il bambino e il suo gioco dall’alto, colpito dalla grazia e dalla banalità di un evento quotidiano. Regia: Hou Hsiao Hsien Cast: Song Fang, Juliette Binoche, Simon Iteanu Paese: Francia Durata: 1h53 Produzione: Margo Films-Les films du lendemain-3H Productions Limited-Arte France Cinéma Distribuzione: Films Distribution-Bac Films
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