VEDI ANCHE |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
"LEV"Il nuovo spettacolo dei Muta Imago a Roma Europa Festivaldi Vega Partesotti Muta Imago è un giovane gruppo romano, nato nel 2004 e formato da Riccardo Fazi, drammaturgo, Claudia Sorace, regista e Massimo Troncanetti, scenografo. Dal 2006 collabora con il gruppo l’attore Glen Blackhall.
Lev, terzo spettacolo prodotto dalla compagnia, è andato in scena nella capitale nell’ambito di Roma Europa.
Lev Zasetsky è un soldato russo che, durante la Seconda Guerra Mondiale, perse la memoria in seguito a una grave ferita alla testa. Paziente per molti anni del celebre neuropsichiatra Alexander Lurja, Lev passò il resto della sua vita a cercare di far riemergere dal passato le ombre dei ricordi per ricostruire la propria identità.
Da questa drammatica vicenda, il gruppo Muta Imago ha creato uno spettacolo visivamente potente, fondato su una solida drammaturgia che si avvale dei diari di Lev, degli scritti di Lurja, ma anche delle cronache della conquista sovietica dello spazio, dal lancio dello Sputnik fino all’impresa di Jurj Gagarin. Che cosa resta di un uomo privato della memoria, e in definitiva di sé stesso, incapace perfino di riconoscere il volto della propria madre? Tutto lo spettacolo si muove sul filo di questo angosciante interrogativo. Glen Blackhall, solo in scena, è Lev. Non udiamo mai la sua voce, eppure egli ci parla costantemente con lo sguardo, i movimenti convulsi con cui rivive il trauma dei bombardamenti, e la scrittura, attraverso la quale rievoca e fissa alcuni ricordi confusi, come la vista dalla finestra della propria stanza di bambino. La voce che sentiamo fuori scena è quella demiurgica dello psichiatra, che con le proprie domande sollecita il protagonista a scavare dentro di sé per ripescare tracce del proprio passato. Curatissima ed efficace la dimensione sonora, sorprendenti le soluzioni sceniche. La scenografia è composta da tre lampade, un proiettore e tre pannelli di plexiglass ricoperti di polvere, su cui Lev non cessa di scrivere e di disegnare tracciando con il dito immagini e parole. Funzionando di volta in volta da schermi, lavagne e finestre, i tre pannelli ondeggiano, salgono e scendono, in un serrato corpo a corpo con l’attore e con la sua ombra, che a tratti si trasforma quasi in una danza. Lo spettacolo si rivela anche un’acuta riflessione sul rapporto tra immagine e memoria: come quando su uno schermo appare la fotografia di una donna e noi condividiamo con Lev l’incertezza riguardo alla sua identità, finché la voce del terapeuta non la riporta nell’ordine delle relazioni umane: “è tua madre”. Oppure quando sulla polvere raccolta dal pavimento che Lev fa scivolare dalle proprie mani, appare per un attimo la figura evanescente di una ballerina, forse un antico amore, o forse incarnazione di una perduta armonia. Un momento bellissimo e struggente che esprime con grande efficacia come il passato trasformi i ricordi in immagini fuggevoli, fatte della stessa materia di cui sono fatti i sogni. Ideazione: Glen Blackhall, Riccardo Fazi, Claudia Sorace, Massimo Troncanetti
Regia: Claudia Sorace
Drammaturgia/Suono: Riccardo Fazi
Realizzazione scena: Massimo Troncanetti
Costumi: Fiamma Benvignati
Con: Glen Blackhall
Spettacolo segnalato al Premio tuttoteatro.com - Dante Cappelletti 2007
www.mutaimago.com
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Applicazione SPIP | Web design HCE s.r.l. |
Registrazione al Tribunale di Venezia n.1491 del 24-09-2004 | Disclaimer | 2012 Creative Commons |





