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"LO STUPORE DEL MONDO" di Cinzia TaniBeautiful all’epoca di Federico IIdi Alessandro Rosanò Matteo ama Flora, Flora ama Rashid, Rashid ama Flora ma è soprattutto devoto a Federico II di Svevia, dunque Flora sposa Matteo. Matteo ha un fratello gemello, Pietro, che tutti credono morto, il quale intrattiene una relazione con la migliore amica di Flora, Marianna. Flora allora, vedendo Marianna con un uomo uguale al marito, ritiene che Matteo la tradisca, non sapendo nulla di Pietro e per questo ritorna con Rashid. La trama dell’ultima opera di Cinzia Tani è questa, sullo sfondo resta l’opera dell’imperatore, il suo scontro con i Papi, il profondo amore per la cultura, il tutto degradato ad inutile orpello.
Federico II di Hohenstaufen, imperatore e re di Sicilia, è sicuramente uno dei personaggi più affascinanti di tutto il Medioevo, non a caso denominato Stupor mundi: uomo d’armi, vincitore dei comuni nel Nord Italia e del figlio ribelle, Enrico, re di Germania, ma anche uomo di pace, in grado di evitare una nuova crociata e arrivare ad un accordo con il sultano d’Egitto per permettere l’accesso a Gerusalemme dei cristiani, nonché uomo di profonda cultura, come testimonia il fervore della sua corte e della Scuola siciliana, primo centro della poesia volgare. Dunque, con tanto e tale materiale a disposizione, appare legittimo chiedersi come mai il risultato de Lo stupore del mondo lasci a desiderare. La storia è incentrata su quattro personaggi: da un lato, Matteo e Pietro, fratelli gemelli separati dal volto orribile del secondo, dovuto ad un incidente appena nato, dall’altro Flora e Rashid, amici fin da piccoli e poi amanti, separati invece dalle loro religioni – Flora è cristiana, Rashid, nonostante la conversione impostagli da Federico II, resta musulmano. Tutto il racconto è basato su di un senso di tragedia imminente, tale per cui l’esito finale risulta scontato fin dalle prime pagine, soprattutto per quanto attiene al rapporto Matteo – Pietro. L’impressione complessiva che si ricava dalla lettura del libro è che in realtà l’autrice – peraltro non una novizia, visto che ha alle spalle diversi romanzi e l’ultimo, Sole ed ombra, è entrato nella cinquina finalista del Campiello l’anno scorso – sia stata costretta a combattere una furiosa lotta contro il tempo, quasi che dovesse consegnare il tutto entro una certa scadenza e avesse accumulato molto ritardo. Il risultato è un romanzo in cui i personaggi sono non abbozzati – cosa forse perdonabile – ma addirittura tagliati con l’accetta, capaci di provare o sentimenti positivi o sentimenti negativi senza un minimo di introspezione psicologica. O bianco o nero, senza il grigio. Tuttavia, quello che più stupisce e che è tipicamente il problema della scrittura di un romanzo storico è da identificarsi nella tendenza dei personaggi a ragionare non come donne e uomini della loro epoca, ma come persone cresciute nella seconda metà del Novecento e nel Duemila e misteriosamente catapultati nel pieno del Medioevo. Su tutti, va ricordato il caso di Flora, la quale fin dall’età di nove anni si interroga sui suoi diritti di donna e sulla necessità di cambiare religione, ovvero di trovarne una adatta a lei fatta di cristianesimo, islamismo, ebraismo e così via. Una sorta di femminista degli anni Sessanta – Settanta in preda al sincretismo religioso. Sia chiaro: l’operazione best seller è pienamente riuscita, il libro ha tutti i crismi per imporsi sotto questo punto di vista. Per quanti possono nutrire delle aspettative, è presumibile che, giunti all’ultima pagina, la domanda sarà: ma perché scomodare proprio Federico II quando la storia avrebbe potuto essere ambientata tranquillamente ai giorni nostri? Cinzia Tani, Lo Stupore del Mondo, Mondadori, 2009, pp. 393, € 15,20.
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