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Alla riscoperta de "La Base de tuto"Adattamento drammaturgico da “Serenissima” e “La base de tuto” di Stefano Pagin da Giacinto Gallinadi Giuseppe Barbanti Il capolavoro di Gallina caduto nel dimenticatoio torna in scena in un allestimento diretto da Stefano Pagin.
Un recupero doveroso che, con il prologo tratto da una selezione di scene di un altro testo di Gallina, “Serenissima”, a “La base de tuto” strettamente legato, porterà lo spettacolo, vera e propria “chicca”, in tournee in Veneto e Friuli sino ad aprile I più recenti allestimenti di testi di Gallina in ambito professionale E’ tornato anche in Veneto sulla scena in una coproduzione che vede coinvolti il Teatro Stabile Carlo Goldoni e la Teatri Spa di Treviso un testo di Giacinto Gallina. Un recupero doveroso sia per il ruolo che ha avuto Gallina, autore e capocomico delle prime compagnie venete, nella storia del teatro italiano che per la disattenzione di cui ha sofferto negli ultimi decenni il suo repertorio da parte del teatro professionale, se si eccettua l’impegno su questo versante del Teatro Stabile La Contrada di Trieste, che a partire dal 2005, in collaborazione con il Dramma Italiano di Fiume, ha messo in scena “Zente refada” e “Mia fia”. Bisognava, infatti, risalire al lontano 1986 per trovare una precedente messa in scena galliniana: Venetoteatro produsse, infatti, allora per la regia di Luigi Squarzina “La famegia del santolo”, ritenuto da molti il più convincente fra i lavori di Gallina (Nicola Mangini vi ha visto un’anticipazione del “Tutto per bene” pirandelliano), anche se per l’epilogo della vicenda risulta essere parecchio datato. Le ragioni di una scelta La scelta dello Stabile e di Teatri Spa è caduta,ora su di un testo, “La base de tuto”, mai entrato in maniera stabile nei repertori delle compagnie venete negli anni successivi alla scomparsa di Gallina(1897), di cui,peraltro, venne realizzato alla fine degli anni Sessanta un allestimento negli studi della Rai, nel fortunato ciclo di commedie venete che poteva vantare fra i suoi interpreti Cesco Baseggio. A dire il vero l’operazione è più ambiziosa, nel solco della riscoperta di un altro autore della prima metà del ‘900, Eugenio Ferdinando Palmieri, pienamente riuscito nella passata stagione con l’allestimento di “Quando al paese mezzogiorno sona”. La regia è stata, infatti, affidata a Stefano Pagin, approdato nel 2007 con la riduzione de “La buona madre”, un testo goldoniano minore, nella terna degli Olimpici del teatro di ricerca e sperimentazione per la stagione 2006-2007. L’innesto di elementi nuovi e un approccio che renda la messa in scena di testi come questi, espressione del teatro di tradizione, più vicini alla sensibilità dell’odierno pubblico sono le chiavi di lettura che hanno guidato Pagin prima nell’adattamento in un unico spettacolo di due commedie, poi in una regia accurata non solo per l’attenzione ai particolari ma anche per la direzione di una squadra di interpreti veramente d’eccezione. Partendo dal dato di fatto che “La base de tuto” è il seguito di “Serenissima”(1891), una commedia tutta incentrata sulla feroce contrapposizione tra fautori dell’introduzione dei vaporetti nella navigazione lagunare e i gondolieri, che difendevano così le loro opportunità di lavoro,Pagin ha condensato in una serie di scene iniziali l’antefatto dell’intricata vicenda de “La base de tuto”, proposta, invece, per intero in una prospettiva di lento ma inesorabile deteriorarsi dei valori umani. La scelta porta anche ad una voluta contrapposizione di ambientazioni: poco meno di vent’anni separano le vicende narrate nelle due commedie, ma lo scenario è diversissimo. “Serenissima” è un lavoro contrastato, ma solare i cui personaggi sono esponenti di una comunità vitale che, pur tra cadute e compromessi, combatte per la propria sopravvivenza, non solo economica ma anche morale, nel solco di una tradizione millenaria: e vi si avverte di riflesso l’incanto unico degli esterni veneziani. “La base de tuto” porta in scena quella stessa umanità, non più baciata da un “refolo” di speranza ma confinata nel chiuso del salottino di una famiglia del popolo relativamente agiata in cui dominano grettezza e meschinità: gli sviluppi stessi della trama portano in scena una umanità che, paradossalmente, vede irrimediabilmente inquinate le sue relazioni dalla presenza del denaro, che si infiltra subdolo nei rapporti di coppia, con un matrimonio di copertura, quello fra Cecilia e Carlo, che, a sua volta, intrattiene una relazione extraconiugale con una donna dal passato burrascoso, Norma.Per giunta, vorrebbe appiopparla alla moglie come madrina della figlia. D’altra parte anche la figlia della svagata Cecilia, per risarcire il cui perduto onore in “Serenissima” il vecchio Piero Grossi aveva rifiutato una somma di denaro, ha in realtà come padre Alvise Vidal, arricchitosi a seguito di una provvidenziale eredità e figlio del Nobilomo Vidal, in “Serenissima” emblema di una aristocrazia in miseria. Eppure toccherà a lui, ancora un anziano, richiamare, con toni molto determinati, quasi violenti, il figlio all’ordine nel tormentato finale de “La base de tuto”. Lo spettacolo La regia di Pagin anima di luce e vita le scene iniziali che riprendono “Serenissima”: tra più file di lenzuola stese si consumano questi momenti sostenuti da scelte musicali di indubbia suggestione in cui, nel clima concitato che allude alla festa, entriamo in contatto con la precedente vita dei personaggi de “La base de tuto”. A questo mondo sopra le righe, in cui si pare a tratti quasi alludere ad un’atmosfera panica, si contrappone ben presto l’interno del salotto della “revendigola” Giuditta, ricostruito con due pareti finestrate ad angolo semoventi utilizzate, a più riprese, nel corso dello spettacolo, per ricreare i diversi ambienti. Qui sfilano, davanti all’onnipresente e sin troppo concreta Giuditta (Michela Martini), i protagonisti del complesso intreccio: l’ineffabile Cecilia (Stefania Felicioli) che parla con una deliziosa calata di Burano, l’isola della laguna in cui è cresciuta, l’ombroso e sfuggente Carlo (Massimo Somaglino), la sin troppo intraprendente Norma, la bella coppia di popolani formata da Lisa (Silvia Piovan), sorella di Cecilia, e Bapi (Demis Marin), l’odioso Alvise Vidal (Alessio Bobbo) e il Nobilomo Vidal, cui l’interpretazione di Giancarlo Previati dà schegge di vera autenticità, da ultimo nella battuta che sia pur scherzosa finisce con l’essere un po’ l’anti-assunto della commedia “…perchè volerse ben, xe la base de tuto”, in contrapposizione alla tesi della revendigola Giuditta “..i soldi xe la base, i soldi xe el capo essenzial !Altro che storie! I bessi, i bessi, e se pol sigarlo ai quattro venti senza paura che nisun se opona” Ecco, nel segno del più genuino teatro di parola, valorizzato sia dalla musicalità del dialetto veneziano che da una serie di interpretazioni veramente eccellenti, innervate dai ritmi imposti dal regista, si consuma una vicenda che ripropone al pubblico tematiche di sempre, ma evidentemente mai abbastanza , sconcertante attualità, come l’egoismo e la cupidigia. La base de tuto nel 2009 sarà in scena: il 16 gennaio a PIEVE DI SOLIGO (TV) Teatro Careni, ore 20.45
TEATRI SPA e TEATRO STABILE DEL VENETO “Carlo Goldoni”, con la distribuzione di ARTEVEN – CIRCUITO TEATRALE REGIONALE presentano il nuovo spettacolo del Progetto per il Teatro Veneto Lo spettacolo si avvale della collaborazione di:
Personaggi e interpreti: GIUDITTA MICHELA MARTINI
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