“La Fabbrica di Cioccolato” di Tim Burton

Più favola che noir l’ultimo film di Burton

Che “Charlie e la Fabbrica del Cioccolato”, romanzo per ragazzi dello scrittore americano Roald Dahl, avesse tutte le caratteristiche per diventare fonte di ispirazione per un regista come Tim Burton era prevedibile. Una fabbrica inaccessibile con un proprietario eccentrico, che racchiude al suo interno cascate di cioccolato caldo, prati di menta, colline di panna montata, strani nanetti operai, scoiattoli-schiaccianoci e mille altre irresistibili invenzioni che fanno da sfondo ad una storia condita di ironica cattiveria.

Al libro infatti, più che al film trattovi nel 1971 da Mel Stuart, dichiara di ispirarsi Burton, ma fin dai titoli di testa appare chiaro che ci troviamo di fronte ad un’opera che si inserisce completamente nel percorso del regista, che trova l’occasione per riproporre alcuni dei suoi topoi.

La storia è quella di Charlie (Freddie Highmore, già visto in Neverland), che vive in una casa gotica e pericolante, dove tra una zuppa di cavolo e l’altra (unica pietanza a disposizione della sua povera famiglia) sogna un’unica cosa: poter entrare un giorno nell’immensa fabbrica di cioccolata che domina il paese, e da dove ogni notte parte uno stuolo di camion rossi che distribuiscono prelibatezze in ogni angolo del pianeta.
Da oltre vent’anni però la fabbrica ha i cancelli sbarrati, ed anche del suo proprietario, Willy Wonka, non si sa più niente. Fino al giorno in cui decide di indire un concorso per permettere a cinque bambini di visitare quel luogo di delizie: tra una piccola viziata, un tedesco famelico, una bambina arrivista ed un maniaco dei videogiochi anche Charlie si ritroverà tra i vincitori, ma l’avventura nella fabbrica di cioccolato si rivelerà tutt’altro che dolce.
La fabbrica infatti, dietro all’apparenza colorata e rassicurante, assomiglia ad un terribile congegno di punizione, che elimina mano a mano i bambini saputelli ed i loro genitori, lasciando al timido Charlie il premio a sorpresa: l’eredità dell’intero stabilimento.

Nella prima parte il film si attiene piuttosto fedelmente al libro di Dahl, da cui riprende anche i testi che accompagnano ogni eliminazione, cantati come in un musical dagli Umpa-Lumpa, gli operai in miniatura di Wonka, impersonati da un unico attore, Deep Roy moltiplicato per centosessantacinque volte con la computer graphic. Momenti esilaranti in cui si scatena la fantasia ed il gusto per il kitsch di Burton, arricchiti dalle musiche del solito Danny Elfman.

Nel finale invece il film di Burton si discosta sostanzialmente sia dal libro che dal film di Stuart: è la parte meno convincente, a causa del contagio buonista che dal piccolo Charlie si propaga allo stesso Wonka, che trova la soluzione ai suoi tic ed alle sue posizioni antisociali nella riscoperta del valore della famiglia. Inventati di sana pianta anche i flash back che ci riportano all’infanzia di Wonka, tiranneggiato e poi fuggito da un padre dentista (Christopher Lee) che gli impedisce il consumo di ogni tipo di dolciume, e con il quale si ricongiungerà nel finale.

In queste novità, che addolciscono molto il tono sarcastico dell’originale, troviamo però i contributi più personali del regista: il rapporto con un padre distante ma amato (Edward mani di forbice, Big Fish) e soprattutto il personaggio di Willy Wonka, interpretato dal suo attore preferito, un magistrale Johnny Depp. Lontanissimo dal suo omologo surreale e “picchiatello” portato sullo schermo da Gene Wilder, il Wonka secondo Deep è una creatura androgina ed alienata, tra genio e follia, che sotto le vesti eccessive ed il trucco dark nasconde una personalità segnata dalla solitudine: il tipico protagonista burtoniano insomma.

“La Fabbrica del Cioccolato” è sicuramente una favola che appassionerà soprattutto gli spettatori più grandi, e non deluderà neppure i fans del regista, che si potranno godere le citazioni cinematografiche e musicali (il monolite di “2001, Odissea nello spazio” sostituito da una barretta di cioccolato, gli Umpa-Lumpa che fanno il verso a Kiss e Beatles) ed alcune chicche come lo spettacolo di burattini che accoglie i bambini all’entrata della fabbrica. Un agglomerato inquietante di luci intermittenti e colori squillanti che verrà squagliata da un incendio probabilmente pianificato, sotto gli occhi compiaciuti del signor Wonka. A ricordarci che con Tim Burton l’incubo è sempre in agguato.

“La Fabbrica di Cioccolato”
Titolo Originale: Charlie and the Chocolate Factory
Nazione: Stati Uniti d’America
Anno: 2004
Genere: fiabesco
Durata: 115′
Data uscita in Italia: 23 settembre 2005
Regia: Tim Burton
Cast: Johnny Depp (Willy Wonka), Freddie Highmore (Charlie Bucket), Helena Bonham Carter (Sig.ra Bucket), James Fox (Sig. Salt), Christopher Lee (Padre Di Willy Wonka)
Soggetto: Roald Dahl
Sceneggiatura: John August, Pamel Pettler
Fotografia: Philippe Rousselot
Musiche: Danny Elfman
Distribuito da: Warner Bros. Italia
Prodotto da: Richard D. Zanuck, Michael Siegel e Brad Grey per Warner Bros., The Zanuck Company, Plan B Films, Warner Bros.