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La Germania vince il Trieste Film FestivalA "Wolke 9" il premio per il miglior lungometraggiodi Alessandro Cuk Si è conclusa positivamente la 20. edizione del Trieste Film Festival, una manifestazione ricca di proposte interessanti che quest’anno festeggiava un compleanno particolare.
Nella sezione lungometraggi la giuria, composta dalla francese Prune Engler, dalla macedone Labina Mitevska e dall’ungherese Andras Muhi, ha premiato come miglior film il tedesco Wolke 9 di Andreas Dresen “per la visione senza compromessi del regista e per l’interpretazione straordinaria dei tre protagonisti”. E’ stato apprezzato questo film tedesco che mette in evidenza come l’amore e la sessualità possano colpire a qualsiasi età, anche gli ultrasettantenni, sfatando un tabù riguardante il rapporto tra sesso e terza età. Un triangolo particolare, quello raccontato nel film, che è anche una straordinaria prova di attori. Due menzioni speciali sono andate al film austriaco Marzo di Händl Klaus “per la narrazione forte e precisa, un grande esordio alla regia e la presenza autentica degli attori di fronte alla macchina da presa” e al bosniaco Neve di Aida Begic “per visione sensibile, femminile e sensuale della regista di un argomento difficile quale la guerra”. A “Neve” è stato anche assegnato il premio del pubblico. Nella sezione cortometraggi è risultato vincitore A Day’s Work di Edward Feldman “per la narrazione semplice e imparziale del modo in cui l’innocenza riesce a porre le domande fondamentali della nostra società”. La giuria ha scelto questa coproduzione tra Stati Uniti e Repubblica Ceca, per una storia che vede protagonista Anna che vive alla periferia di Praga. Anna ha un bambino e visto che non riesce a trovare una soluzione se lo deve portare al lavoro. La giornata sembra non promettere bene perché è ricca di problemi e contrattempi. Finalmente arriva al lavoro, al suo turno di doppiaggio, deve doppiare un film americano alla presenza del regista e del produttore che invece non sono molto contenti della sua di presenza. Ma la prima scena, che prevede un lungo pianto della protagonista, li convince. Anna si lascia andare ad un lungo pianto liberatorio che sembra più vero del vero. Nella sezione documentari ha vinto La Rivoluzione che non c’è stata una coproduzione estone-finlandese diretta da Aljona Polunina “perché mostra in maniera approfondita la realtà di oggi in Russia, una realtà che non è mostrata dai media. Un nuovo approccio nel descrivere la politica che condiziona la vita di tutti noi”. Nel documentario è in primo piano il conflitto permanente che esiste in Russia fra un’opposizione che rimane aggrappata agli ideali che un tempo ispiravano l’Unione Sovietica e quelli che governano la Russia con pugno fermo e neo-capitalista.
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