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"La Grande-duchesse de Géolstein" di Jacques OffenbachTra satira e Can Can la Grande-Duchesse al Malibrandi Sebastiano Bollato La Grande-duchesse de Géolstein, andata in scena al Malibran, come ultima opera del cartellone 2004/2005, chiude felicemente la prima stagione nella rinata Fenice.
Musica brillante, una briosa vitalità librettistica e una velata satira - come d’obbligo nell’operetta, nata nella seconda metà dell’Ottocento - nei confronti del potere (in questo caso si è di fronte quasi ad un presagio dell’imminente crollo del II Impero a Sedan), rivelano quell’Offenbach poco frequentato e che la maggior parte dei Teatri inserisce nei cartelloni solo con il suo lavoro più famoso, ovvero I Contes d’Hoffmann. Pur rifacendosi a grandi modelli, quali Rossini e Donizetti, Offenbach sa infondere, nel suo lavoro, un carattere vivace e per nulla retorico nei confronti degli stilemi passati. Già allestito a Padova lo scorso anno dalla Fenice, ma proveniente dal Festival di Martina Franca Valle d’Itria, lo spettacolo firmato Pier Luigi Pizzi, coglie tutto il carattere giocoso di un’Opera brillante e a tratti veramente spassosa. Scena fissa: a causa del ristretto palco del Teatro Malibran, Pizzi ha saputo sfruttare la buca dell’orchestra con una passerella che andava ad attraversarla e che scendeva fino alla platea, usata come uscita alternativa. Scenografia scarna, belli i costumi che rappresentano le forze armate della Grande-duchesse. Quest’ultima, una sorta di ninfomane in abito bianco, non esita a promuovere secondo i gradi militari chiunque la stuzzichi sessualmente. Finale chiaro e un po’ prevedibile: l’ironica vamp in abito bianco sarà costretta a rivedere le sue mire e ad accontentarsi, ma non ci è dato di sapere per quanto, dell’unico pretendente che la ricambi. Cast variegato ma all’altezza. Su tutti ottima prova dell’affascinante duchesse Elena Zilio, che interpreta con baldanzosa esuberanza un ruolo non privo di insidie. Massimiliano Tonsini, Fritz, se l’è cavata, dimostrando, come tutti, ad eccezione del coro, una buona padronanza del testo in francese. Da segnalare anche la prova del generale Boum, Olivier Grand, e del barone Puck, Thomas Morris. Cyril Diederic ha tenuto saldamente in mano la situazione coadiuvato da un’orchestra brillante e da un coro abbastanza preciso, ma che a volte ha lasciato trasparire più di un problema con la lingua francese. Uscite con applausi cadenzati dalla musica coronano un ottimo successo. La Granduchessa di Gérolstein - Opéra-Bouffe in tre atti libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy musica di Jacques Offenbach prima rappresentazione a Venezia; edizione critica a cura di Jean-Christophe Keck personaggi e interpreti: La Grande-Duchesse: Elena Zilio Wanda: Patrizia Cigna Fritz: Massimiliano Tonsini Il barone Puck: Thomas Morris Il principe Paul: Enrico Paro Il generale Boum: Olivier Grand Il barone Grog: Mario Cassi Nepomuc: Franck Cassard Olga: Elisabetta Martorana Iza: Sabrina Vianello Amélie: Ornella Silvestri Charlotte: Julie Mellor maestro concertatore e direttore: Cyril Diederich regia, scene e costumi: Pier Luigi Pizzi Orchestra e Coro del Teatro La Fenice direttore del Coro: Emanuela Di Pietro
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