La Parsons Dance è sbarcata all’EuropAuditorium

Intervista ad Antonio Gnecchi: "Perché ho voluto David Parsons a Bologna"

Gli Stati Uniti sono sbarcati a Bologna e lo hanno fanno sulle punte. Il 12 febbraio è arrivato infatti al Teatro EuropAuditorium David Parsons, icona della Post Modern Dance americana, con la sua compagnia di danza amata e richiesta in tutto il globo.

La Parsons Dance, nelle persone di Elena D’Amario (italiana uscita dalla scuola di “Amici”), Eric Bourne, Sarah Braverman, Melissa Ullom, Steven Vaughn, Christina Ilisije, Jason Macdonald e Ian Spring, ha portato in scena nel pomeriggio di domenica 12 febbraio uno spettacolo dinamico e divertente, in cui ai passi di danza si sono affiancati giochi di luce curati dal light designer Howell Binkley.Per l’occasione, Non solo cinema ha intervistato Antonio Gnecchi, tra i titolari dell’agenzia Bags Entertainment, che ha portato la Parsons Dance a Bologna.

Parliamo dello spettacolo che abbiamo visto in scena questa settimana.

Si è trattato di una performance per tutti, fruibile allo stesso modo da un pubblico giovane, adulto e più anziano. Il ritmo veloce e in costante crescendo, unito alla fisicità delle coreografie, non lascia spazio alla noia. Sì è iniziato con “Round my world”, un balletto fenomenale, molto intenso, visionario e profondo, in cui il tema affrontato è quello della globalizzazione. Per terminare infine sui passi di “Nascimento”, un momento artistico di grande forza, che porta sempre il pubblico a uscire soddisfatto e positivo dalla sala. Un altro pezzo che vale la pena di nominare è “Caught”, che ha lanciato David Parsons a livello internazionale ed è tutto basato sugli effetti della luce.

A proposito di Parsons, questa non la prima volta che le vostre strade si incrociano…

Ci siamo conosciuti nel 1985 e abbiamo ormai un rapporto di stima e di amicizia che dura da oltre vent’anni. La scelta di volerlo a Bologna con la sua compagnia è stata quindi umana prima ancora che artistica. Detto ciò, David Parsons è senza dubbio uno dei coreografi più talentuosi del momento. Non solo. A differenza di molti colleghi, la sua abilità più grande è quella di non invecchiare mai. Nonostante gli anni passino e il mondo si trasformi, lui continua a proporre al pubblico, con estremo talento, coreografie e spettacoli sempre nuovi, moderni e interessanti.

In questi spettacoli gioca un ruolo fondamentale la luce, tanto che nello staff è presente persino un light designer di chiara fama.

La luce è tutto per quelle compagnie, come la Parsons Dance, che si spostano costantemente e quindi non possono portarsi appresso ingombranti scenografie. Il ruolo degli effetti luminosi diventa primario, a livello coreografico e scenico, soprattutto in pezzi “visivi” e ad effetto come “Caught”.

Nel cast, tra i ballerini troviamo anche l’italiana Elena D’Amario, proveniente dal programma televisivo “Amici”. Lei cosa ne pensa dei talent show sulla danza, che oggi sembrano sempre più andare di moda?

Il mondo cambia, è inevitabile, quindi ciò che vent’anni fa poteva sembrare trash, oggi è semplicemente indispensabile. Mi riferisco alla televisione, uno strumento potentissimo in grado di dare visibilità alla danza, come a molte altre arti. Personalmente trovo i programmi di questo genere positivi e utili, dal momento che viene data a chi arriva in finale la possibilità di fare un’esperienza professionale importante, in compagnie di livello internazionale. La notorietà che la televisione regala in sé non è quindi affatto negativa. La gente, però, dovrebbe ritrovare la voglia di uscire di casa per alternare ai programmi televisivi gli spettacoli dal vivo, siano questi di danza o di altro genere.

Lei collabora da anni con le più importanti realtà straniere nel mondo della danza. Com’è il livello italiano, se paragonato all’estero?

Purtroppo in Italia la danza è un po’ la Cenerentola di tutte le arti. Non esiste nessun tipo di serio sostegno pubblico, né leggi che possano realmente aiutare chi opera in questo settore. Nonostante ciò, mi sembra che la situazione negli ultimi anni sia andata migliorando. Inoltre, continuano a nascere molti talenti, sia a livello di danzatori di classico e di moderno, sia a livello di coreografi. La maggior parte di essi si formano all’estero e poi vengono chiamati da produzioni internazionali, dove riescono ad esprimere tutti se stessi. Se escludiamo l’America, che è un mondo a parte, i paesi europei da prendere ad esempio sono la Germania e l’Inghilterra, dove la danza è sostenuta in modo straordinario.

Il prossimo ospite previsto nel cartellone dell’EuropAuditorium è Enrico Brignano, che sarà all’Unipol Arena il 23 febbraio.

www.teatroeuropa.it; www.parsonsdance.org;

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Chiara Giacobelli è una scrittrice e giornalista nata nel 1983. Si è laureata a pieni voto in Scienze della Comunicazione e poi Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. E' iscritta all'Ordine dei Giornalisti dal 2006 e ha pubblicato dieci libri, tra cui il pluri-premiato saggio biografico "Furio Scarpelli. Il cinema viene dopo" realizzato insieme ad Alessio Accardo di Sky Cinema e al critico Federico Govoni. Nel 2016 è uscito il suo romanzo d'esordio "Un disastro chiamato amore" edito da Leggereditore del gruppo Fanucci. Come giornalista collabora anche con il gruppo QN-La Nazione-Il Giorno-Il Resto del Carlino, Cairo Editore (Bell'Italia e In Viaggio), Affari Italiani, oltre a tenere una rubrica culturale sull'Huffington Post. Il suo sito è www.chiaragiacobelli.com, oppure potete seguirla tramite Facebook, LinkedIn e Twitter.