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"La borto" di Saverio La RuinaStoria di una sceltadi Enrico Silvano La borto è la storia di Vittoria, o meglio la storia che a Vittoria è stato imposto di vivere.
A 13 anni e mezzo costretta a sposarsi con un uomo di cui non ha neppure mai visto la faccia per intero, a 14 è già incinta, a 28 ha sette figli ed è in attesa di un altro. La storia di Vittoria è uguale a quella di tutte le altre donne che vivono assieme a lei in un piccolo paese in provincia di Cosenza. Vivono in un mondo spezzato in due, da una parte gli uomini che passano il tempo a giocare a carte “inanti u circulu Unione” che squadrano da capo a piedi le ragazze in età da marito; sono loro che prendono tutte le decisioni. Dall’altra le donne, obbligate a rimanere in casa a cucire cucinare e badare ai figli, devono essere sempre e comunque disposte ad assecondare tutte le voglie e le esigenze prima dei loro padri e poi dei loro mariti. Ma la comunicazione tra gli uomini e le donne è la minima indispensabile, agli ordini degli uni rispondono le amare parole dette a mezza bocca delle altre. All’interno di questa realtà nessuno agisce autonomamente, non esiste una coscienza individuale, ma solamente una coscienza collettiva: gli uomini concordano insieme gli atteggiamenti e le posizioni che ritengono necessarie per mantenere l’onore del proprio nome e le donne si influenzano una con l’altra, muovendosi come un corpo compatto, cercando continuamente nuovi modi per liberarsi dagli obblighi dai quali sono quotidianamente oppresse. Ma la storia di Vittoria non è fatta solo di sottomissione, silenzi e sacrifici, è anche una storia di riscatto che necessariamente passa per un confronto serrato con la propria coscienza personale; è infatti un lungo e inesausto confronto con la storia della propria esistenza (che nello spettacolo viene rappresentato con un surreale dialogo tra Vittoria e Gesù Cristo) che permette a Vittoria (il nome non è casuale) di trovare la determinazione necessaria per combattere paure e sensi di colpa e per prendere la prima decisione autonoma; è solo questa forza l’arma per evitare lo scacco della sottomissione, ben più forte di qualsiasi preghiera o superstizione. L’autore decide di ridurre la scena all’essenziale per far risaltare al massimo la forza della parola, ad accompagnare le confessioni di Vittoria solo un leggero accompagnamento musicale che aiuta ad evocare le atmosfere. La recitazione di Saverio La Ruina, l’unico attore sul palco (anche autore del testo) ha un tono dimesso, mai sopra le righe, l’utilizzo del microfono permette di cogliere anche le frasi sussurrate, dette con solo un filo di voce. La scelta di utilizzare il dialetto calabrese non deve spaventare: ci sentiamo di garantire innanzitutto che la lingua non compromette la comprensione dello spettacolo; aiuta in questo senso la modalità di recitazione che scandisce le parole al fondo della frase e che ricorre all’utilizzo di formule per ripetere i passaggi più importanti del discorso. Il dialetto anzi arricchisce l’opera permettendo sfumature di significato altrimenti impossibili da ottenere. Lo spettatore (sempre se ben predisposto!) affascinato dalla musicalità della lingua, riesce facilmente ad abbandonarsi alle parole e alle immagini che quelle parole evocano; la scelta di avvicinare il più possibile gli spettatori al palco, va a nostro parere nella stessa direzione. L’attenzione è tenuta alta anche dalla varietà di toni che vengono utilizzati, non mancano parti decisamente comiche alternate a quelle più drammatiche. Ne esce un’opera equilibrata ed affascinante, molto semplice nella sua costruzione, ma in grado di far riflettere con efficacia su di un tema quantomai delicato, mettendo in risalto, per contrasto, tutta la superficialità e l’inutile clamore con cui il tema viene affrontato nei dibattiti di oggi. LA BORTO di e con Saverio La Ruina musiche composte ed eseguite dal vivo da Gianfranco De Franco - disegno luci Dario De Luca produzione Scena Verticale durata: 75 minuti
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