“La capanna incantata” di Romano Battaglia

Un inno alla vita e alle bellezze del creato

“La mia capanna è come una piccola luce in mezzo al bosco […] il legno con il quale è stata costruita ha il profumo della natura, le due finestre sono occhi spalancati sul mare, la porta azzurra è la speranza che si apre al mondo”.

Tre vite legate alle pagine di un diario: il vecchio marinaio che l’ha scritto, una giovane donna cui è dedicato, un bambino ora adulto che l’ha ritrovato e ne indaga i segreti.
Un diario che racconta le emozioni di Sirio, saggio poeta che abita in una capanna vicino al mare assieme alle sue storie fantastiche e all’amore sconfinato per la natura e gli animali.

Sirio è il simbolo dell’infanzia dell’autore/ protagonista, che ritrova il diario tra le rovine della capanna abbandonata, è la presenza benevola che lo guida da bambino alla scoperta delle meraviglie del mondo.
E’ il “fantasma” che appare in sogno all’autore nell’opera precedente (NOTTE INFINITA) guidandolo in un mondo incantato come un novello Virgilio.
Ma chi è in realtà?
La voce del protagonista lascia spazio alle pagine del diario e man mano che si procede con la lettura si svelano le emozioni di quell’uomo misterioso che custodisce un dolce segreto.
Si delineano infatti i contorni di un amore fatto di sorrisi e sguardi, di serene chiacchierate da un lato all’altro della siepe tra un vecchio innamorato della vita e una ragazza troppo giovane per comprenderne a fondo il valore. Così il vecchio tenterà di spiegarle la bellezza delle stagioni, l’affetto di cui sono capaci gli animali, la gioia che si può accendere ogni giorno anche attraverso le piccole cose cui raramente prestiamo attenzione, ma che sono in realtà le più importanti.
“Devi soffermarti con umiltà anche dinanzi a una goccia di rugiada che brilla su un filo d’erba, perché potresti riuscire a vedervi dentro l’arcobaleno”.

Attraverso leggende indiane, avventure per mare, alberi innamorati e animali parlanti il vecchio arricchirà l’universo della giovane, tentando di rallegrarla durante la malattia che la costringe sempre più spesso a letto e che alla fine la porterà alla tomba.

Qui le pagine si interrompono lasciando un eloquente spazio vuoto.
Il dolore è sommesso e racchiuso, ma comunque palpabile.
Sirio soffre assieme a tutto il mondo che aveva creato per la sua Serena, ma la grande fede che nutre da sempre e il sentimento di comunione con la natura riusciranno a gettare una luce di speranza per i giorni a venire.
“Sorridi.La vita è come una siepe fiorita in una foresta di solitudine dove le foglie sono speranze, i fiori sogni, le spine i giorni tristi della vita. Sorridi. Perché le spine una alla volta cadranno e la siepe fiorirà ancora a primavera”.

L’opera, come la gran parte della produzione di Battaglia, è un inno alla vita, alla natura, a Dio.
Attraverso un linguaggio semplice e quasi fiabesco vengono affrontati temi profondi come la morte, l’amore, la speranza, la fede con un tocco leggero come la brezza del mare.
La narrazione, fluida e scorrevole, è impreziosita da brevi ma incisive citazioni tratte da grandi poeti come Shakespeare, Tagore, Pascoli e Leopardi, creando un’armoniosa mescolanza di prosa e versi altamente evocativa.
Un messaggio di speranza, d’amore, un distillato di pura poesia.

Rizzoli 1999, 192 pag, 7 euro