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La classica non muoreIl confortante esempio di Riminidi Claudia Cefalo E’ abbastanza comune che alla fine di un concerto, gli artisti vengano assaliti da fan urlanti, strattonanti, affamati di autografi e fotografie con i loro beniamini. Ma se i fan in questione avessero 13 anni, il concerto fosse per pianoforte e orchestra e il compositore Franz Liszt, allora lo scenario diventerebbe improvvisamente improbabile. E invece è quello che è successo lo scorso 21 aprile, alla fine del concerto di chiusura della stagione concertistica del Teatro Regio di Parma.
I giovani in questione sono alunni della Scuola Media “Maestre Pie” di Rimini e sono letteralmente pazzi di musica classica. Sapevano tutto del concerto al quale hanno assistito in un silenzio tale, che nessuno si era accorto della presenza in sala di 56 tredicenni. Conoscevano a memoria la biografia del pianista (Daniil Trifonov), del direttore (Andrea Battistoni), di Liszt! Il loro insegnante, Michele Chiaretti, convinto che “lo strimpellare stancamente uno strumento didattico su melodie a dir poco inflazionate, allontani i ragazzi dalla magia della musica”, e fomentatore entusiasta delle tre classi presenti a Parma, mi dice anche che i suoi alunni si sono pagati il biglietto del teatro, oltre a quello per il pullman. Convinto che fornendo un bagaglio di informazioni storiche nel modo giusto è possibile che i luoghi della musica colta (teatro o sala da concerto che siano) non vengano percepiti come elitari o fuori moda, Michele Chiaretti, 33 anni, diplomato in clarinetto al Conservatorio “Rossini” di Pesaro, segue la formazione musicale di ragazzi in età scolare dal 1996, e dal 2005 è docente di musica presso la Scuola Secondaria di I grado “Maestre Pie” di Rimini. Ciò che mi racconta ha dell’incredibile. Fin dal primo anno, ai ragazzi viene presentato il mondo dell’opera in musica e dei suoi protagonisti (i ragazzi presenti a Parma, ad esempio, hanno studiato e visto per intero Barbiere di Siviglia, Traviata e Bohème), l’orchestra e i suoi suoni (ogni strumento viene studiato dal punto di vista organologico e storico dal vivo in classe), i grandi autori (su Mozart e Beethoven si sono soffermati per quattro mesi), i grandi interpreti (Toscanini e Furtwängler, Netrebko e Villazón, Gvazava e Cura, Karajan, i Berliner). Arrivati in terza, i ragazzi hanno un quadro cronologico completo della storia della musica, e possono dedicarsi ad approfondimenti e a – udite! udite! – ascolti in classe. Alla fine di ogni capitolo, sono chiamati a realizzare un CD con i maggiori capolavori dell’epoca studiata, selezionando col professore una quindicina di brani, prima di occuparsi dell’aspetto grafico e della scelta di immagini pertinenti. In tal modo, alla fine del corso di studi, ogni ragazzo ha in casa una discografia essenziale autoprodotta in sette CD: Medioevo, Rinascimento, Barocco, Mozart, Beethoven, Romanticismo, Contemporanea. Come se non bastasse, in sede d’esame, infine, è previsto un ascolto (non necessariamente uno di quelli fatti nel corso dell’anno), al termine del quale il candidato è chiamato ad analizzare le caratteristiche del brano per individuarne la collocazione storica, e magari anche l’autore o il titolo, con tanto di – condivisibilissimo – stupore dei commissari esterni. Incredibile. La sorpresa diventa sgomento nel momento in cui apprendo che l’uscita didattica dell’ultimo anno (condivisa da tutte le famiglie) è dedicata interamente alla musica e che in pochi anni centinaia di studenti hanno partecipato a concerti diretti da Metha, Harding, Abbado, in luoghi come La Fenice, La Scala, l’Auditorium Parco della Musica, il Regio di Parma. Michele Chiaretti è orgoglioso dei suoi ragazzi che, giorno dopo giorno, si lasciano conquistare dal suo entusiasmo e condividono, sulla soglia dei 14 anni, una passione e una dedizione nei confronti della musica classica, del teatro d’opera e dei suoi protagonisti, che in me suscita profonda commozione. E speranza.
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