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"La danza delle falene" di Poppy AdamsSegreti di famiglia che non andrebbero svelatidi Francesco Federici “Persa nella sua passione per le farfalle e le falene, Ginny non ha mai lasciato la casa di famiglia. Vivi è andata via quarant’anni prima in cerca d’avventura. Perché ora è tornata? Vivi e Ginny, due donne, il legame di una vita. Un grande segreto. Atmosfere alla Hitchcock in uno stupefacente romanzo sulla zona d’ombra delle famiglie”.
Se dovessimo credere ogni volta alle frasi ammiccanti situate sulla quarta di copertina esisterebbero almeno il doppio dei libri: le opere effettive e quelle immaginate da questi seducenti scrittori di copertine, poiché quasi mai corrispondono a realtà. Questo per fortuna non va ad inficiare la qualità del romanzo di Poppy Adams, comunque alta, anche se ne cambia completamente i connotati. Tanto per iniziare, non abbiamo nessuna atmosfera alla Hitchcock, ma semplicemente qualche sprazzo di mistero e una tensione che non riesce a reggere fino alla fine. Per essere sinceri bisogna dire che questo romanzo fa parte della categoria delle opere che sanno impostare il mistero, ma non riescono a portarlo a conclusione, una sorta di catarsi mancata. La trama è effettivamente quella che ci lasciano intuire le frasi pubblicitarie. Ginny, la protagonista, è l’ultima discendente di una stirpe di lepidotterologi che hanno scelto come luogo di elezione, per vivere e per studiare le falene, Bulburrow Court, una stravagante residenza vittoriana immersa nel dolce verde del Dorset. Dai primi anni passati immersi nei giochi dell’infanzia e nella percezione distorta del mondo che hanno i bambini si passa alla maturità, per Ginny vissuta nella casa di famiglia al contrario della sorella, completamente disinteressata allo studio delle falene, più affascinata dalla vita mondana, che finalmente troverà a Londra. La prima parte del romanzo, quella che esplora l’infanzia di Ginny e della sua sorellina Vivi, è la migliore. La Adams, qui al suo primo romanzo (e in qualche modo “del mestiere”, dato che è laureata in Scienze Naturali), racconta con la giusta tenerezza la vita e le differenze di queste due bambine per poi perdersi nell’ultima parte, quella che vorrebbe essere ricca di rivelazioni. Rivelazioni che effettivamente ci sono, anche se, come già accennato, non riescono ad essere in linea con l’inizio del racconto. La danza delle falene è un romanzo comunque interessante, dove la scienza, esibita con termini precisi e rappresentata dalla mentalità (apparentemente) pragmatica di Ginny, si fonde con la storia difficile di una famiglia dominata dal demone del successo e dell’infelicità. Crediamo che Poppy Adams, scrittrice che sfoggia un uso puntuale della lingua letteraria e scientifica, possa in futuro darci altri racconti piacevoli, magari ancora una volta permeati di quest’atmosfera, non tanto hitchcockiana, quanto rarefatta e atemporale, vero punto di forza dell’opera. Poppy Adams, La danza delle falene, Neri Pozza, Vicenza, 2008, trad.it. Massimo Ortelio, pp. 294, euro 17,00.
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