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"La donna serpente" di Carlo GozziUna fiaba tragicomica tra utopia e realtàdi Alessandra Marton Le vicende sono quelle tipiche di una fiaba: l’amore tormentato tra un principe e una bella e misteriosa principessa. L’ambientazione è da “Mille e una notte”: il misterioso Oriente e il deserto solitario. I personaggi sono quelli della commedia dell’arte veneziana: Pantalone, Brighella, Truffaldino. Il risultato è una fiaba tragicomica che stupisce e diverte il pubblico veneziano, ma con un velo di malinconia.
“La donna serpente”, di Carlo Gozzi, presentato al 38.Festival Internazionale del teatro, racconta con riusciti meccanismi di metateatro le vicende di Farruscad e Cherestanì, il primo figlio del re di Teflis, la seconda bellissima fata che ottiene dal suo re di diventare donna mortale per poter stare con il suo amato principe. La condizione posta dal re è però dura: lo sposo non dovrà maledirla mai per otto anni e un giorno, nonostante le atrocità che lei –in apparenza- compirà, se non vorrà tornare immortale e assumere le sembianze di un serpente per duecento anni. Farruscad, ignaro delle origini e della sorte di Cherestanì, non resiste e proprio l’ultimo giorno, dopo otto anni, la maledice. La fata è trasformata in un serpente, ma il suo amato, dopo aver superato tre terribili prove, la salva e scioglie l’incantesimo. Ad accompagnare il principe nelle sue avventure alla ricerca di Cherestanì è il ministro Pantalone, seguito da Brighella e Truffaldino, che con i toni della commedia dell’arte raccontano al pubblico i retroscena della vicenda. Ed è proprio dal contrasto tra un linguaggio aulico e ricercato di principi e fate e presenza in scena di vere e proprie maschere che nasce la comicità di una fiaba dai risvolti tragici. A tutto ciò si aggiunge la contrapposizione tra la realtà rappresentata dalla misera situazione della compagnia che prova la commedia e il sogno della fiaba, splendente e magica, ricca di luci e trovate spettacolari. Ciò a dimostrare come per Gozzi la rappresentazione sia un’illusione, come il teatro e la spettacolarizzazione sia l’unico modo per vivere forti passioni e prendere le distanze dalla dura realtà quotidiana. Il gioco di trasformazioni a vista della scena, di contrasti di luci e di costumi, di gesti e linguaggi, contribuisce ad esaltare questo significato di ricerca dell’utopia di un mondo meraviglioso, che i protagonisti della vicenda riescono a trovare nel misterioso Eldorado, simbolo Settecentesco della felicità. “La donna serpente” porta in scena una comicità amara, una vicenda umana nascosta sotto la meraviglia e la commedia, con una nota ironica affidata ad un gruppo di attori dalla fresca interpretazione e dall’espressivo uso del dialetto veneziano. Lo spettacolo riesce nel suo intento di far evadere gli spettatori, seppur in modo effimero, dalla comune realtà della storia e della quotidianità, nella finzione della rappresentazione e nella magia della fiaba. 28/29 luglio ore 20.30 Teatro Goldoni Teatro Fondamenta Nuove / I Fratellini/ Teatro Metastasio / Teatro Goldoni (Italia) La donna serpente (prima assoluta) fiaba teatrale tragicomica in due atti ovvero dall’ignoto deserto della Cina al vasto regno d’Eldorado, occulto al mondo tutto di Carlo Gozzi - adattamento drammaturgico e regia Giuseppe Emiliani - musiche originali Uri Caine - con Marcello Bartoli (Capocomico, Pantalone), Marta Paola Richeldi (Cherestanì), Erika Urban (Farruscad), Lino Spadaro (Togrul, Geonca), Giorgio Bertan (Brighella, rumorista), Alberto Fasoli (Truffaldino, Bedredino, Badur), Michela Mocchiutti (Canzade, Farzana, Rezia) - scene Graziano Gregori - costumi Carla Teti - maschere e oggetti Renzo Pardini e Roberta Traversa - luci Mauro Marri - produzione Vortice – Teatro Fondamenta Nuove / Compagnia I Fratellini, Teatro Metastasio Stabile della Toscana, Teatro Stabile del Veneto “Carlo Goldoni” - in collaborazione con La Biennale di Venezia e Comune di Venezia – Assessorato alla Produzione Culturale una creazione per La Biennale di Venezia
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