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"La mela e il serpente" di Giuseppe CucèIl primo album del cantautore catanesedi Elena Oselladore Giuseppe Cucè esce con un album ricco di suoni mediterranei e molto vicino alla tradizione della buona musica italiana che poco si sente ultimamente.
Il musicista catanese non è nuovo sulla scena italiana della musica d’autore. Ha partecipato infatti nel 2008 al progetto Oltre le nuvole, un tributo a Luigi Tenco. Questa esperienza rafforza in Giuseppe Cucè la volontà di proporre i suoi brani. Così nasce La mela e il serpente. Calde sonorità, ritmi travolgenti, testi accurati sono le carte vincenti di questo album. La contaminazione di generi, l’eclettismo e la tradizione cantautorale convivono magicamente ne La mela e il serpente, rendendo l’ascolto avvolgente e interessante sia dal punto di vista musicale che letterario. Profumi, colori e suoni del mondo emergono dalle storie raccontate da Giuseppe Cucè, che riesce sempre a regalare emozioni attraverso atmosfere sonore delicate o travolgenti, come in Cuore, Verso l’oriente e La Sposa. L’ultilizzo di strumenti prevalentemente acustici si rivela essere la scelta più adatta ai brani presenti nell’album, una scelta che li valorizza e li rende tutti piccole perle senza tempo. Abbiamo incontrato Giuseppe Cucè per parlare del suo album e della sua musica. NSC: Puoi raccontare ai lettori di NonSoloCinema qual è stato il tuo percorso musicale? G.C: Ho iniziato ad ascoltare i cantautori (Tenco, Modugno, Lauzzi , Paoli) da piccolo attraverso mio padre ,che all’epoca suonava la chitarra e cantava in una band.La musica ha sempre fatto parte della mia vita; successivamente ho frequentato diversi corsi di canto (Voicecraft) e lezioni di chitarra. Direi un percorso semplice e forse banale, ma è difficile spiegare che per diverso tempo la passione per la musica implodeva ed ero inconsapevole, un giorno è esplosa e da allora non riesco a smettere nonostante le difficoltà. NSC: Cosa ci puoi dire dei brani presenti nel tuo album La mela e il serpente? G.C: Sono tutti brani autobiografici, ho cercato di filtrare il mondo attorno a me attraverso le mie emozioni, le mie paure, attraverso il mio sentirmi a volte un disadattato nei confronti di tutto ciò che non mi appartenesse. Essenzialmete le mie canzoni raccontano un cammino verso l’equilibrio… un equilibrio il più delle volte precario, il mio cammino di Santiago forse… oppure il desiderio di non soccombere alle tentazioni e di prendersi la responsabilità di una scelta , sbagliata o giusta che sia. Un confronto con se stessi che non può non essere costruttivo. La mela e il serpente è un ambizioso progetto nel quale viene affrontato il tema dell’imperfezione dell’uomo che, smarrito nella società di oggi e senza più alcun punto di riferimento, ricerca affannosamente il proprio cammino. Francesco Bazzano (percussioni e batteria); Antonio Masto (chitarra classica); Adriano Murania (violino); Alessandro Longo (violoncello); Marco Carnemolla (basso acustico) sono questi alcuni dei musicisti che hanno suonato nel mio disco: “l’affiatamento musicale” rispecchia il legame di amicizia che mi lega a loro. Ho scelto di iniziare il disco con il brano Cuore, un tango nato dall’esigenza di raccontare, senza banalità, il “cuore” vero motore della vita di ognuno di noi. A seguire, il brano La mela e il serpente caratterizzato da sonorità che rievocano la sensualità delle melodie turche tanto care al regista Ferzan Ozpetek. In questo inedito più di tutti si avverte il senso di precarietà che vivo trovandomi in bilico tra “la mela e il serpente”; tra il desiderio irrazionale di scegliere istintivamente e la ragione che mi fa desistere. La mela e il serpente – rappresentano simboli fondamentali per la mia esistenza. La mela è il mezzo per raggiungere un fine, l’oggetto del desiderio nel quale si celano il bene o il male raffigurando tutto ciò che spinge un uomo verso la cima più alta o verso lo strapiombo più oscuro. Il serpente, da sempre considerato con accezione negativa, non è altro che la nostra coscienza e la grande possibilità che abbiamo di scegliere ovvero il libero arbitrio. NSC: Il tuo stile sembra avvicinarsi a un certo tipo di cantautorato che ormai sembra quasi non esistere più. In cosa ti riconosci da un punto di vista musicale? G.C.: Cerco affannosamente di non far perdere le radici della nostra musica. Oggi credo sia necessario ripartire dal passato per costruire un futuro diverso. Bisogna prendere esempio dal nostro patrimonio culturale… da quel patrimonio che ci contraddistingueva negli anni 60, ed era proprio in quegli anni che la musica d’autore ha vissuto i suoi momenti d’oro, mi riferisco ad artisti come De Andrè , Modugno, Tenco. E proprio Luigi Tenco per me è stato un grande esempio da seguire. Il mio modo di esprimermi si avvicina molto al mondo di Tenco, un disadattato nei confronti di una società che stava per cambiare, da cui voleva fuggire! NSC: Come nasce la tua musica? Segui un metodo particolare per comporre i tuoi pezzi? G.C.: La mia musica nasce dalla semplicità, da momenti di grande riflessione. E dall’esigenza di tirare fuori il più possibile le emozioni che provo. Non ho un metodo. È spontanea, libera, segue l’istinto ed il gusto, senza tener conto dei meccanismi discografici o radiofonici. NSC: Quali sono i tuoi progetti per il futuro? G.C.: I miei progetti per il futuro sono continuare a fare musica senza perdere l’amore e la passione che mi spinge a farla. Info: www.giuseppecuce.it
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