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La parola ai giurati di Alessandro GassmanL’opera di Reginald Rose come analisi claustrofobica della natura umanadi Michela Tosato Dodici uomini, una stanza, un caso da risolvere. L’opera portata in scena da Alessandro Gassman dal 12 al 16 marzo al Teatro Toniolo di Mestre, è di una semplicità strabiliante, ma la decisione dei giurati che di primo acchito sembra scontata «colpevole!» si dimostrerà tutt’altro che facile. Nella narrazione compaiono subito le incertezze del giurato interpretato da Gassman che trova in molte delle prove presentate durante il processo incongruenze che lo portano ad avere e sostenere con forza il ragionevole dubbio sulla colpevolezza del ragazzo accusato di parricidio. Lungo lo snodarsi della piece, Gassman riuscirà grazie ad una straordinaria determinazione, sottigliezze psicologiche e ottime proprietà dialettiche a diffondere il dubbio in tutti i giurati, arrivando, alla fine dell’opera alla dichiarazione di non colpevolezza. “La parola ai giurati” nasconde nella semplicità della narrazione (i personaggi sono in scena per tutta la durata dello spettacolo con una scenografia fissa) dei risvolti psicologici ed emozionali che ne fanno un’opera decisamente complessa che mantiene sempre vivo l’interesse degli spettatori. I dodici giurati rappresentano con la varietà dei loro caratteri e delle loro personalità l’intero genere umano, che, una volta abbandonati i pregiudizi , le false certezze, i risentimenti e i condizionamenti legati al proprio vissuto, si trova in difficoltà di fronte all’ingrato compito di decidere della vita di un uomo. Dodici personaggi molto forti che raggiungono la massima intensità proprio quando smettono i loro panni stereotipati e si lasciano andare alla fragilità intrinseca all’uomo, arrivando anche a lasciarsi andare ad istinti primordiali. La bravura dei protagonisti (su tutti Alessandro Gassman, Manrico Giammarota, Sergio Meogrossi) fanno di questo spettacolo un momento di teatro italiano davvero molto alto, capace di emozionare il pubblico dall’ inizio alla fine (ben 2 ore) e di coinvolgerlo nella vicenda al punto che le riflessioni e dimostrazioni sulla non colpevolezza del ragazzo vengono condivisi in più circostanze da brusii e commenti. La continua scoperta e riscoperta degli elementi del caso, porta tutti i personaggi e anche il pubblico in sala a rimettere in gioco ciò che, inizialmente, sembrava ovvio. Le scenografie curate da Gianluca Amodio sono in perfetto stile americano anni ‘60 ed alcuni espedienti tecnici (il trascorrere del tempo attraverso la luce filtrata dalla finestra, la pioggia sui vetri, il bagno nascosto che in alcuni momenti diventa la scena principale) le rendono quantomai realistiche e ad effetto. Gassman si riconferma, oltre che un ottimo interprete, un grande regista capace di fondere il teatro con le dinamiche tipiche della narrazione cinematografica, ottenendo uno spettacolo fresco e innovativo. La presenza di uno schermo antistante alla scena permette delle incursioni di immagini ed effetti (accompagnati sempre da ottimi momenti musicali) che aiutano il racconto e lo rendono decisamente coinvolgente.
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