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"La rabbia" di Louis NeroL’arte del cinemadi Giacomo Sebastiano Pistolato Un giovane regista cerca insistentemente un finanziamento per girare il suo film. La sceneggiatura è buona, ogni produttore a cui si rivolge non manca di ricordarglielo, ma i soldi non arrivano. “Più azione”. “Meno personaggi”. “Più tette e culi”. Questi sono i consigli che riceve. Ma il giovane regista non vuole scendere a compromessi, sminuire la sua Arte, svendere la sua idea di Cinema. Si deciderà alla fine a compiere un’azione poco ortodossa pur di trovare il denaro necessario a realizzare le sue ambizioni e manifestare la propria urgenza artistica.
Il trentaduenne torinese Louis Nero ha già al suo attivo tre lungometraggi; una trilogia dichiarata sul linguaggio cinematografico. Dopo Golem, Pianosequenza e Hans, La rabbia sembra dunque essere l’ideale proseguimento di un discorso che vuole affrontare le diverse componenti del fare cinema, dagli elementi tecnico-artistici a quelli commerciali, riflettendo allo stesso tempo sulle implicazioni sociali e individuali dell’opera dell’artista-regista. E il lavoro di Nero - con la sua L’Altrofilm - porta con sé una missione: riuscire a rendere accessibili pellicole indipendenti che tornino a nobilitare la settima arte, ormai troppo a lungo impoverita dal cinema “commerciale” popolare. Ma se promuovere e diffondere il cinema indipendente - anche underground se vogliamo -, e quello italiano in particolare, non può che essere pratica meritevole e giustamente sostenibile (e a tutto vantaggio del pubblico delle sale, ma non solo), altra cosa è elevarsi a giudici indiscriminati e custodi della sacralità dell’Arte cinematografica. Disseminando nel suo film citazioni dal sentore scolastico e - in alcuni casi - spicce riflessioni filosofiche, Nero punta, lancia in resta, a riconoscere e a farsi promotore di un solo tipo di cinema: quello che crea Opere d’Arte. Quale sia questo genere di cinema, non è dato saperlo. Non lo è di certo quello messo in scena ne La rabbia. Intriso di una presunzione di fondo che ne ancora al terreno ogni velleità artistica, il film di Louis Nero non riesce nemmeno, pur tentandoci in ogni modo, a incarnare quei canoni di originalità e innovazione dei quali vorrebbe farsi portatore, nume tutelare e prodotto di quell’"umanità che esiste per creare opere d’arte” nonchè redentore del “volgare” cinema “per tutti”. Non basta una notturna fotografia digitale condita di contrasti e neon; non basta un cast di grandi attori - da Franco Nero a Faye Dunaway, da Philippe Leroy a Arnoldo Foà a Giorgio Albertazzi - utilizzati come traino commerciale più che per le loro capacità (così fan anche le “opere d’arte”?); non bastano sequenze oniriche poco fantasiose, trite voci off e stucchevoli quanto manieristicamente utilizzati movimenti di macchina. Al narrare con la dedizione, la passione e l’umiltà di un giovane regista una storia ricca di potenzialità, Nero purtroppo preferisce la strada dell’arrogarsi l’antipatica posizione di messianico testimonial dell’Arte Cinematografica. E non è di questo che ha bisogno il nostro cinema indipendente. Titolo originale: La rabbia Nazione: Italia Anno: 2007 Genere: Drammatico Durata: 104’ Regia: Louis Nero Sito ufficiale: www.altrofilm.it Cast: Franco Nero, Níco Rogner, Giorgio Albertazzi, Tinto Brass, Lou Castel, Arnoldo Foà, Philippe Leroy, Corso Salani, Corin Redgrave, Faye Dunaway Distribuzione: L’Altrofilm Data di uscita: 29 Febbraio 2008 (cinema)
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