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"La vita facile" di Richard PricePuò esserci vita più meschina di quella facile?di Eleonora Speranza Nalesso Dopo la nomination all’ Academy Award e un premio letterario conferitogli dall’ American Academy of Arts and Letters, Richard Price compone il suo ultimo romanzo, ancora una volta ambientato tra le strade e i quartieri più poveri di città. Scrittore e sceneggiatore, Price torna in libreria con un romanzo che offre un largo spaccato di vita metropolitana e underground americana.
Allontanandosi un poco dalle vie tutte lustrini e pailletes di Manhattan, dove tutto è caotico ma importante, indaffarato, glamour, ci si trova nel Lower East Side, antico quartiere ebraico di New York ora sede di vecchie sinagoghe più o meno fatiscenti, di negozi di prodotti e artigianato etnici, nonché di botteghini dove si possono trovare cianfrusaglie d’ogni sorta, ad ogni prezzo. A trentacinque anni Eric, dopo aver tentato invano di far fruttare il suo modesto talento teatrale, si trova ad abitare in questo quartiere, vendendo sceneggiature su commissione e gestendo il Berkmann, locale alla moda della zona, nel cui scantinato si trova spesso a rubare mance al personale per mettere su un gruzzolo che gli permetta di fuggire da quella realtà. Un giorno al bancone viene assunto Ike, col quale la sera esce a festeggiare non si sa bene cosa. Assieme a loro c’è Steve, un energumeno ambiguo e spaccone che nel corso della narrazione si rivelerà un giovane megalomane, viscido ed arrivista. Tornando da quello che sarebbe dovuto essere probabilmente l’ultimo locale della serata i tre subiscono una rapina, durante la quale Ike viene ucciso nel vago tentativo di reagire al suo aggressore. Da quel momento la vita di Eric cambia. Mille interrogatori, un arresto e una detenzione errati, i dubbi se continuare a collaborare con la polizia e ancora una volta la voglia immensa di scappare. In questa situazione un ruolo importante è assunto da Matty, poliziotto da tempo in servizio a New York che, indagine dopo indagine, riesce a districare il caso e giungere al colpevole. Tutto questo grazie anche all’aiuto della collega sudamericana, Iolanda, che col suo atteggiamento materno ed anticonvenzionale, riesce a trattare con gli individui più difficili, in particolare se giovani. Ma quello che emerge dalla narrazione non è assolutamente la volontà di dare un taglio poliziesco o criminale alla vicenda. E’ palese come Price abbia rivolto l’attenzione alla parte più nascosta di questo quartiere e alle sue mille sfaccettature. Tutti i personaggi sono privi di un equilibrio autonomo, soffrono per la mancanza di quello che non c’è stato o che non si riesce ad avere. Chi per il proprio passato, chi per il suo presente, appare sempre incompleto, sofferente, attanagliato da una lunga agonia di un senso di colpa, magari per quello che non è riuscito ad essere. Lo stesso Matty, solerte detective e attivo poliziotto, è un disastro con i figli, nel momento in cui essi vengono coinvolti nel tipo di attività dei delinquenti tanto conosciuti dal padre. L’intreccio di esistenze coinvolte sono soprattutto contraddistinte dalla totale mancanza di speranza. Il cambiamento e il miglioramento non sono mai contemplati. Questa totale disillusione è il vero dramma che contraddistingue l’ultimo lavoro di Price. Per quanto il romanzo sia al passo con lo slang giovanile, con i toni informali simili a quelli usati in tanti film o telefilm polizieschi di tv e cinema, questo non si presenta come una lettura coinvolgente e scorrevole, da leggere tutta d’un fiato per riuscire a scoprire chi è il colpevole. Alla lettura del libro bisogna aspettarsi un pugno sullo stomaco. Richard Price, La vita facile, Ed Giano, 2008, pp. 502, € 19,00.
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