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"Lasciami entrare" di Tomas AlfredsonNeve rosso sanguedi Delia Parodo Un racconto di profondi sentimenti. Lasciami entrare è la storia di due solitudini che si trovano, di due “stranieri nel mondo” che raggiungono la loro dimensione solo attraverso un amore ingenuo e bizzarro, ma certamente delicatissimo.
Cade la neve a Blackeberg. Una neve così pura e immacolata che sembra poter nascondere ogni cosa. Ma non la noia di un quartiere ai margini di Stoccolma. Immobilizzata, la vita a Blackeberg scorre sempre uguale a se stessa. Così ci sono le famiglie benpensanti, le serate nei bar, i bulli a scuola e i bambini che ne subiscono le ingiustizie. E poi ci sono famiglie nuove, che arrivano la notte e che, per pura coincidenza, portano dietro di sé tragiche novità nella routine congelata di Blackeberg. Un uomo e la propria figlia, Eli, una bambina strana, giunti a Stoccolma in modo altrettanto strano. Eli va in giro solo di notte, indossa sempre abiti succinti, è molto pallida con due grandi occhi neri e la sua pelle emana uno strano odore. Si imbatte quasi per caso in Oskar, un ragazzino di undici anni che vive solo con la madre ed è costantemente vessato dalla prepotenza dei compagni di scuola. Oskar riesce a trovare in Eli e nelle sue stranezze l’unica persona “normale” della sua vita, e non ci mette molto a capire che nel corpo della ragazzina si cela in realtà un vampiro senza età. La vera identità di Eli sembra dare risposta alla serie di efferati delitti che hanno colpito Blackeberg. Questa Svezia immobilizzata da un manto di neve, immutabile, fa da contrappunto ad una storia d’amore ma anche d’emarginazione (quella obbligata di Eli, e quella voluta di Oskar) che racconta magistralmente la crudeltà della solitudine. “Posso entrare? Lasciami entrare” chiede Eli a Oskar, come se avesse bisogno di sentirsi accolta e voluta, di essere accettata e amata. E il sentirsi desiderata, in effetti, è per Eli l’unico modo per non lasciar uscire la sua vera identità. Allo stesso modo Oskar ha bisogno di lasciarla entrare, per poter sconfiggere la propria solitudine. Ma questo non basterà a salvare Eli dalla sua tragica condizione. Non basteranno l’amore e la comprensione a guarirla dal suo dramma, poiché Eli è costretta ad uccidere per poter sopravvivere. La crudeltà di questa storia, magistralmente raccontata da Alfredson con delicatezza e candore, sembra scontrarsi con violenza contro lo scenario in cui il racconto è contestualizzato. Una Svezia degli anni ’80 in cui la vita sembra essersi fermata, una periferia che dorme accovacciata sotto la neve, un immenso manto bianco che, con l’arrivo di Eli, si tinge di rosso. Ma il film di Tomas Alfredson non ha i toni dell’horror, poiché si serve di una delicatezza rara per raccontare questa assurda storia d’amore e amicizia. Senza essere didascalico, Alfredson riesce a descrivere la brutalità della condizione in-umana di Eli quasi senza mostrare nulla. La crudeltà e l’orrorifico non si vedono mai, al massimo si intra-vedono, poichè la loro forza e il loro significato stanno nell’assenza. Quello che ne risulta è il racconto delicato di un’ingenua storia d’amore tra un undicenne che cerca la normalità e la trova solo nell’alterità di Eli, ed una vampira intrappolata nel corpo di una dodicenne che trova l’identico a sé solo nel suo opposto. Titolo originale: Låt den rätte komma in Lingua originale: svedese Paese: Svezia Anno: 2008 Durata: 114 min Colore: colore Regia: Tomas Alfredson Soggetto: John Ajvide Lindqvist Sceneggiatura: John Ajvide Lindqvist Distribuzione (Italia): Bolero Film
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