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Lattuada protagonista alla Mostra di PesaroUna retrospettiva e un convegno dedicato al regista milanesedi Alessandro Cuk La 45. edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema è stata l’occasione per scoprire o per riscoprire Alberto Lattuada, un autore che ha avuto una fortuna critica alterna, che ha attraversato molti generi cinematografici e che con questa iniziativa ha ottenuto una sorta di risarcimento critico per la sua ampia filmografia. Questo un po’ il senso dell’evento speciale dedicato al regista milanese, con l’ampia retrospettiva e con il convegno a lui dedicato, cui hanno partecipato, oltre ad Adriano Aprà, curatore della pubblicazione realizzata dalla Mostra su Lattuada, anche alcuni studiosi di cinema, nonché Carla Del Poggio, attrice e vedova del regista, Eleonora Giorgi, interprete del film Cuore di cane e il direttore della fotografia Lamberto Caimi che ha realizzato con lui 4 film. “Una persona colta e raffinata – ha ricordato Adriano Aprà – che insieme a Luigi Comencini ha fondato la Cineteca Italiana di Milano. Questa retrospettiva è stata un’occasione per rivederlo con occhi nuovi e per recuperare alcune pellicole che sono state viste pochissimo”. Carla del Poggio, sollecitata dalle domande di Patrizia Pistagnesi e Gianni Volpi, ha ricordato come il marito “sul set aveva sempre tante cose da fare, era molto indaffarato, un’agitazione senza precedenti. Però era cortese, civile, in che non è poco, soprattutto per essere uno del cinema”. Eleonora Giorgi ha ricordato di aver incontrato Lattuada agli inizi della sua carriera: “Facevo cinema da un anno e mezzo e avevo già girato 6 film che mi hanno dato grande popolarità. Ma la proposta di Lattuada per Cuore di cane era la prima offerta per un cinema di qualità. Era l’occasione di lavorare con Max von Sydow, attore bergmaniano, per un’opera tratta dal libro di Bulgakov. Lattuada era un autore colto, ma anche vivace, brillante, che dirigeva con garbo e autorevolezza e in quel film è riuscito a cogliere la mia innocenza, la mia spontaneità e freschezza e trasmetterla nel personaggio di Zina”. Lamberto Caimi ha ricordato un regista “aperto al dialogo. Non l’ho mai visto inalberarsi, aveva le idee chiare ma era pronto alla collaborazione, all’apertura dal punto di visto fotografico. Si metteva sotto la macchina da presa e da lì controllava la situazione”. Carla Del Poggio ricorda anche il set di Luci del varietà, opera firmata oltre che da Lattuada, dal giovane Federico Fellini, al suo esordio. “Lo spunto del film era stato mio, eravamo molto legati con Federico e con Giulietta Masina e ho detto: perché non facciamo una cosa in cooperativa, non m’avessero mai ascoltato. Comunque il rapporto sul set era particolare, perché Fellini non c’era quasi mai. La regia era tutta di Lattuada, ma alcune idee venivano da Fellini”. Un regista, a detta dei relatori, con una grande padronanza tecnica, che aveva un grande senso dell’organizzazione e un’idea molto precisa di quello voleva fare. Un autore che anche dal punto di vista tematico è stato molto versatile, passando dal neorealismo storico alla letteratura russa, con la capacità anche di sperimentazione e di innovazione. Qualcuno ha detto che la bellezza è stata la sua utopia, e probabilmente è vero anche grazie alla lunga serie di ritratti femminili disegnati con grande modernità e che seguivano l’evoluzione dei tempi.
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