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Le Lune di Pompei: quando la storia diventa spettacoloFino ad ottobre, visita guidata notturna alle rovine della città sepoltadi Maria Rosaria Carifano Correva l’anno 79. Il 24 agosto (o forse l’8 settembre, per altri ancora il 23 novembre) sembrava essere un giorno come tanti, nell’allora ridente cittadina di Pompei. Un centro ricco, florido, pieno di mercanti e uomini d’ingegno, di arte e di belle donne. Tutti erano impegnati nelle faccende quotidiane quando, improvvisamente, una nube gigante dalla strana forma si levò dal Monte Somma, cratere del Vesuvio. La terrà iniziò a tremare, e una pioggia di cenere e lapilli che durò più di un giorno, sommerse la città di Pompei e i nuclei vicini, condannando a morte certa centinaia di persone.
Dopo 20 secoli, le vestigia della Pompei latina sono state completamente riportate alla luce, e grazie ai turisti, ai curiosi, agli studiosi, la città rivive: durante il giorno brulica di uomini, donne e bambini, che ne ripercorrono i luoghi lasciati quasi intatti dagli strati sedimentati delle ceneri vulcaniche. E di notte? I custodi si accertano che tutti siano usciti, e chiudono i cancelli degli scavi alle loro spalle, in attesa che faccia di nuovo mattino e tutto ricominci. Ma anche quest’anno, dopo il successo avuto dall’iniziativa nell’estate 2009, chiunque lo desideri potrà godere dell’antica Pompei dopo il tramonto. Già dal mese di maggio, infatti, e fino ad ottobre, ogni finesettimana (e dal 6 al 22 agosto tutti i giorni tranne il martedì), sarà possibile prendere parte al percorso Le Lune di Pompei: una visita ai punti nevralgici della città non più sepolta, dal calar del sole fino a notte inoltrata. Il progetto non si accontenta semplicemente di far seguire un percorso, illuminato dalle lampade ad olio come in epoca romana, ma arricchisce l’esperienza degli avventori utilizzando supporti tecnologici, stimolazioni visive e uditive, e qualche sorpresa in carne ed ossa. Ad accompagnare i gruppi, composti da non più di 40 persone per volta, oltre alla classica figura di una guida esperta, la calda voce dell’attore e doppiatore Luca Ward in filodiffusione. Le Lune di Pompei sono sette, il numero magico per eccellenza. Si comincia con la Luna della Morte: fuori dalla cinta muraria, come voleva la tradizione, si staglia la Necropoli. Le fiammelle alimentate dall’olio che brucia ci accompagnano fino alla tomba di Eumachia, sacerdotessa di Venere, la divinità a cui la città era devota. Proseguendo, arriviamo accanto alle mura di cinta, dalla Luna Virtuale, e scorgiamo i vigneti. Ma basta alzare lo sguardo per intravedere “Lui”, il Vesuvio, l’assassino, che si staglia placidamente tra le nuvole e le stelle, ignaro della sua colpa. Ancora qualche passo, ed ecco la Luna della Speranza: siamo nel triste luogo dell’Orto dei Fuggiaschi. Quando la pioggia di cenere cominciò ad inondare la città, tredici persone, compresi dei bambini, pensarono di trovare rifugio sotto la tettoia di un orto: morirono tutti per soffocamento, come la maggior parte dei loro concittadini, e noi oggi possiamo osservarne non i resti, bensì i calchi. Grazie al metodo inventato nel 1863 dall’allora Direttore degli scavi Giuseppe Fiorelli, venne versato del gesso liquido nella cavità lasciate dal progressivo decomporsi dei corpi sotto gli strati di cenere: i vuoti hanno ripreso la forma, e i defunti, la dignità. Una musica solenne accompagna una luce che indugia su ognuna di quelle che ormai sono statue, e nel silenzio dettato dal rispetto per la loro fine, si può quasi udire l’eco del terrore aberrante che colse gli sventurati in quel terribile giorno. Ma arriva il tempo di lasciarsi alle spalle la tristezza, e di guardare alla Luna del Successo: entriamo nella Casa del Profumiere. Un video proiettato sul muro della sua dimora ci racconta la sua storia: scopriamo di un uomo che aveva aguzzato l’ingegno, mettendo su un giardino con tanto di laboratori, e aprendo una vera e propria bottega di profumi dai prezzi concorrenziali, visto che l’unico modo per averne, all’epoca, era importarli dall’Egitto. Abbandonata questa domus, ci immettiamo su Via dell’Abbondanza, residenza della Luna della Vita: l’antica arteria commerciale della città, un tempo piena di botteghe, incontri, idee, è adesso deserta e malinconica. Ma cosa ne possiamo sapere noi di quant’era bella e felice la Pompei del 79? Un “fantasma” sbuca dalle rovine, e ci racconta come si viveva a quei tempi. Narra dei graffiti murari, il metodo più usato per far circolare notizie, sensazioni e, perché no, fare del gossip! Un proiettore incide a lettere luminose messaggi e traduzioni dei graffiti ritrovati, mentre il nuovo amico apparso dal nulla, parla un latino un po’ maccheronico e strappa risate. Peccato che sarà questa l’unica e sola intromissione, perché far raccontare le storie dell’antica Pompei dalla viva voce di qualche “abitante”, avrebbe reso il tutto ancora più suggestivo. Il figurante saluta, e il gruppo arriva alla domus di Ottavio Quartione: appassionato di miti e devoto ad Iside, ha riempito la sua casa di affreschi dai soggetti mitologici, e riprodotto nel suo giardino il corso del fiume Nilo, che veniva anche fatto esondare. È questa la Luna del Mistero, che oltre a mostrarci i miti cari ad Ottavio, in una sorta di collage psichedelico di fotografie che si susseguono velocissime, ci aprirà la mente sui quelli contemporanei e su quali significati attribuiamo loro oggigiorno. Prima di giungere alla fine del percorso, e di incontrare la settima luna, una Luna che non c’è ci introduce nella casa della Venere in Conchiglia. Questa luna non esiste perché l’illuminazione artificiale ha provato a ricreare l’effetto che i raggi del sole avrebbero avuto nelle stanze se l’edificio fosse stato integro. Superando i corridoi per raggiungere il giardino con l’affresco che dà il nome alla domus, vediamo i giochi di luce sulle pareti, come se mura e tetto fossero a loro posto, e stessero filtrando la luce solare in determinati punti attraverso dei volontari escamotage architettonici. Il viaggio è terminato , attraverso un sentiero pieno di alberi in fiore si giunge all’Anfiteatro, alla corte della Luna che si Diverte. L’ingresso è lo stesso che percorrevano i gladiatori prima di combattere, e di nuovo le lampade ad olio sono l’unica fonte di luce. Percorrendo il tunnel si sentono il vociare e gli applausi della folla che acclama. L’infinita piccolezza dell’uomo diventa palpabile. Sugli spalti, vengono proiettate immagini dei nostri campioni: calciatori, rugbisti, corridori, sono i gladiatori dei nostri tempi. L’ultimo intervento della voce di Luca Ward, ci ricorda di quanto siamo sempre tutti lì, uniti a guardare lo stesso spettacolo, apparentemente divisi dai colori delle maglie, ma infondo tutti insieme, oggi come allora. Le Lune di Pompei tramonteranno presto e lasceranno il posto al sole, al caldo, alle voci, alle folle. Ma camminare nel silenzio e nel buio negli stessi luoghi che secoli prima hanno vissuto quell’orribile fine, per qualche attimo lunghissimo, ha fatto percepire la presenza di qualcuno. Forse, mentre noi guardiamo curiosi le rovine di Pompei, le anime dei suoi antichi abitanti ci osservano, ci scrutano, e attraverso la brezza sottile che accompagna il cammino, provano a parlarci, e a raccontarci di quant’erano felici. Informazioni, prenotazioni e calendario tel. + 39 081 19303885 (mar./ dom., ore 10 – 20) fax + 39 081 19308787 durata del percorso: 1h e 40’
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